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Milano – Napoli: cena teatrale a 7 portate – Atto II. L’antipasto

antipasto

Sipario

Ritirati i fogli d’ordinazione coi menu e puliti i tavoli dopo gli apertivi dei commensali, il cameriere si prodiga a iniziare a servire la cena.

In sottofondo dall’alto parlante ora uscivano i brani con la voce suadente di Rossella Cosentino, sembrava fosse seduta a capotavola con in braccio la sua chitarra e il suo tamburo appoggiato sul tavolo come un grande piatto di portata, pronto a essere suonato.

Tel chì!

esordisce Marco con l’arrivo dei primi antipasti.

I due protagonisti nel silenzio sembravano intenzionati punzecchiarsi un po’ a bocconi.

Uno assaggia con attenzione una scaglia di Grana padano misurandone la stagionatura, alternando il pensiero curioso di mondeghili rubati al piatto della tavola di Monet.

L’altro, ingollate in un sol colpo tre alici indorate e fritte, dice:

 Napule l’antipasto è ‘n’invocazione, non ‘n’analisi de componenti.

Dal lato napoletano del tavolo la bottiglia di Coda di Volpe dei Campi Flegrei DOC era già quasi a metà.

‘Ste llice parlano napulitano! ‘O mare è ‘na voce, ‘a cucina è ‘na ‘recchia. Sta parmiggiana po’, pare chella da nonna mia. Vogliate favorire.

Pietro indicando il piatto a palmo aperto.

Il milanese, ancora tra sé rivolgendosi ad una presenza fantastica:

Vestii de fustagn, pancia de velu.

VCF (cronista sportivo):

Che ha detto?

VCF (maschile):

Significa che una persona si veste in modo modesto o semplice – fustagno – ma ha gusti raffinati e sa apprezzare il buon cibo – pancia di velluto. Un modo di dire milanese che descrive qualcuno con una cultura gastronomica di alto livello, nonostante un aspetto esteriore poco appariscente.

Allunga timidamente la forchetta ritraendola con una piccola porzione sui rebbi.

Assaggia e pensa con commozione:

Non me la ricordavo così buona!

Pietro:

Un dogma, la Parmigiana. Non è un semplice sovrapposizione di melanzane, è una stratigrafia di sapori…

È la metafora della nostra anima partenopea. Ogni strato è n’emozione, nu ricordo, nu dramma, ‘na risata.

La melanzana, amara e terrosa, viene addomesticata dallo spurgo col sale e dalla frittura, e poi nel sugo, acido e vivo, viene definitivamente placato dalla dolcezza della mozzarella che fila.

Il basilico è il colpo di genio, la speranza che irrompe, un’epifania di odore e sapore.

Dopo alcuni attimi di contemplazione estatica prosegue:

Condivisione e ospitalità son sacre, ma a Milano se inviti a cena, dai appuntamento dicendo:

19:00 o 19:30?

Senza attendere una risposta non necessaria:

Da noi, vieni quando vuoi. E a casa, dormi pure nel letto! Il Sud non ospita, adotta!

Il milanese col sorriso e in mano il suo bicchiere di spumante lombardo dosaggio zero, un franciacorta DOCG pas dosè, dice:

A Milano persino le foglie cadono per appuntamento!

Pietro:

La solitudine milanese? Le serate che finiscono all’ora esatta, a Napoli il tempo non esiste, soprattutto in compagnia.

Marco:

L’ospitalità è l’unica arte che non mente. Voi la famigliarizzate, noi forse la progettiamo troppo. Ma c’è sempre il cuore!

Pietro per chiarire meglio:

Esatto! A Napoli l’ospite inaspettato è un regalo del cielo. A Milano è un’anomalia nel gestionale del calendario elettronico, un bug, praticamente.

Pietro sentenzia coi due maggiori simboli:

Voi avete il Duomo. Noi il Vesuvio. Il primo è sublime calcolo sacro eretto da mano umana. L’altro è una divinità che gioca a dadi c”a ciorte da millenni!

Marco, secco:

Bè dal Duomo non si deve scappare, anzi… È una prospettiva forzata di gotico che spinge verso il cielo. Ogni guglia è un atto di volontà, la prova che l’uomo, con pazienza e regola, può conquistare lo spazio e costruire l’infinito.

Pietro, in ribattuta:

‘O Vesuvio è la massima espressione della potenza primordiale di una natura indifferente alle questioni umane. È il fato che governa, che è vita e morte allo stesso tempo, memoria e minaccia assieme.

Un atto di accoglienza di una forza superiore: ricorda la temporaneità dell’uomo in quanto ospite e la coesistenza della catastrofe e della bellezza.

La forza devastante della lava in attesa nella calma apparente. Un memento mori ma allo stesso tempo un invito al carpe diem.

Marco, fiero:

I Navigli sono il risultato del calcolo idraulico, arteria di trasporto e commercio, che è diventato poesia d’eleganza con tramonti da cartolina e luoghi di svago e socialità, ma la prima pretesa non è stupire, ma l’aver avuto una funzione prima di tutte: quella della costruzione del Duomo.

L’acqua non è un elemento selvaggio, ma una risorsa che, se controllata, genera prosperità e bellezza discreta, ordinata e funzionale.

Pietro, serio:

Noi abbiamo tutto l’orizzonte liquido che abbraccia la città: il Golfo di Napoli! È un panorama che non si possiede, si subisce. È apertura sensoriale, teatro naturale. Cambia umore con il vento e la luce, regalando tramonti che sono fuochi d’artificio quotidiani.

Non si può addomesticare. Invita al sogno. A volte ti sussurra all’orecchio, teneramente, come un vecchio amico, altre urla e ti prende a schiaffi come una divinità incollerita. È la bellezza concessa dal caos che non serve a nulla, se non a essere contemplata.

‘A bellezza nosta è ‘na carezza senza permesso, ‘na combinazione di scelte casuali. A Napule, ‘a bellezza nun se cerca, è lei che t’abbraccia e nun te molla chiù! Praticamente te zompa nguollo!

Marco didattico:

Leonardo col suo Cenacolo, a differenza dei Navigli, ha fatto un capolavoro fragile, nascosto in un refettorio, protetto da vetri e sistemi di acclimatazione.

La sua bellezza è in fuga, un’eco di perfezione che svanisce.

È il culto della reliquia intellettuale. La sua fruizione è un atto quasi iniziatico, che richiede prenotazione e silenzio. La bellezza è un segreto da custodire.

Pietro, in gara:

Voi avete la cena mistica. Noi invece siamo un Presepio vivente. E vuoi mettere il Cristo Velato a Cappella Sansevero? È meraviglia assoluta, fatta da mani geniali irripetibili e segreto nascosto e custodito dint’ ‘a nu vicolo.

Meraviglia alchemica, scolpita in un marmo che si fa velo di seta. Si trova in un piccolo spazio, avvolto nell’enigma di un principe scienziato. È lo stupore puro che nasce dall’oscurità.

Pensata per essere intravista nella penombra dell’intuizione. La sua bellezza non è in fuga, è eterna e ipnotica, ma per vederla devi affrontare il mistero della sua leggenda.

Il cameriere in un passaggio veloce, quasi scappando interrompe per un valido motivo:

Ecco anche la mozzarella di bufala e una fetta di tortano, e dall’altra parte il vitello tonnato!

Marco dopo un silenzio reverenziale:

Avè l’oeucc pussee grand del boeucc.

VCF (cronista sportivo):

Che ha detto? Traduzioneee.

Marco:

Non ce n’è bisogno? L’appetito vien mangiando!

Il napoletano la taglia con passionale attenzione e agitandone il primo pezzetto come un trofeo esclama visivamente emozionato:

Candore e freschezza, in sapida grassezza. Che poesia!

Il milanese guardando un fiume inondare letteralmente il piatto, minacciando la tovaglia, dice giocando in napoletano:

Caccia ‘o latte!

guardando la sfogliatura e la lattosa cascata che stilla di bianco, aggiunge:

È viva, sanguina latte.

Mio Dio, è un’emergenza idraulica! Alla faccia dei Navigli, ci vuole Leonardo!

Poi assaggiando il suo declama:

Teneri petali di magatello freddo, che attendono sotto un cremoso velo di salsa di acciughe salmastre, tonno saporito e capperi vivaci: un’armonia di contrasti che rinfresca palato e anima.

Marco, infine:

La prego di voler assaggiare.

E arrotolando una fettina su un grissino, come un’estensione della mano tesa, aggiunge:

Ciapa!

Il napoletano un poco alzandolo porge il piatto a offerta pieno di latte:

Solo se prendete un po’ di mozzarella.

Pietro fa cadere più di una goccia di liquido candido sulla tovaglia.

VCF (cronista sportivo):

Prima medaglia!

Pietro:

So’ proprio ‘nu nguacchione!

Entrambi la guardano come fosse una lacrima divina.

Marco, istintivamente, cerca di asciugarla con un gesto preciso, mentre Pietro sospira estasiato:

Guarda che pianto!

Marco:

Grazie davvero, tradirei mia moglie per una mozzarella di bufala!

E aggiunge:

Sono sempre stato in bilico tra quella Aversana e quella Cilentana. Nel dubbio ho alternato le scelte e in entrambe ho perfino le mie tenute casearie preferite.

Accidenti, è ottima come un dividendo alla Borsa di Milano!

Esclama il milanese ingentilito nell’espressione facciale durante la masticazione delicata ma maestosa della ciccosità.

I due si stringono la mano, per la terza volta.

Pietro alzando il suo calice:

‘A salute! ‘A faccia ‘e chi ce vo’ male!

La luce gioca un ruolo fondamentale, creando giochi di ombre in movimento. I riflessi distorcenti sul finestrino e i colori intensi e quasi innaturali tingono l’intero paesaggio fuori e dentro il vagone.

Sipario

Il percorso dove ci porterà?

Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!

Autore Investigatore Culinario

Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.