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Mi perdo e non mi ritrovo!

Mi perdo e non mi ritrovo!


Lezione numero Sei

Ci avete mai fatto caso? Per ironia lessicale il cellulare che usiamo tutto il giorno possiede lo stesso nome del furgone che trasporta i detenuti.
E non siamo forse prigionieri, quando, pur essendo in compagnia, ci appartiamo, come attirati da un’irresistibile forza magnetica, e ci dimentichiamo di tutto il mondo che abbiamo fuori per avventarci su quell’aggeggio?

E come siamo teneri quando ci scusiamo vero?

In realtà, quando educatamente avvisiamo che ci stiamo allontanando perché abbiamo ricevuto un messaggio importante, o una chiamata, stiamo dicendo:

Tu, che sei con me, vieni dopo il mio cellulare, il mio simpatico Bip, cioè dopo tutti quelli che mi chiamano o scrivono anche se prima di guardare non so ancora chi siano!

Il mondo circostante viene perso, non esiste più, esisto io e quella scatola elettronica.
Ma non solo, poiché anche il mio mondo interiore è sparito nel nulla, dal momento in cui non sono più in grado nemmeno di stare in compagnia di me stesso.

Ci avete fatto caso?

Scendono dall’auto e già dopo il primo passo sono a testa in giù, sul cellulare. Salgono in ascensore e non riescono a fare pochi piani senza consultare quella prigione nelle proprie mani.

Ogni momento è quello giusto per evadere dalla realtà, per appartarsi con le proprie immaginazioni senza un reale confronto faccia a faccia, virile, che metta alla prova le nostre capacità di confrontarsi a viso aperto.

Dietro allo schermo ci si sente potenti ed intoccabili ma, in tal modo, si perde la coscienza di quel che si è realmente.

Non esce più una parola di fronte ad un gruppo nutrito di persone, e non si è capaci di esprimere nemmeno più un sentimento, da cuore a cuore, senza una tastiera che dia la forza e il coraggio per comunicarlo.

Il silenzio è l’unico modo che possediamo per poter relazionarci con il nostro inconscio, ma non siamo più capaci nemmeno di una camminata tranquilla, senza auricolari, cuffie o cellulari accesi.

Ci sentiamo obbligati ad avere un filo invisibile che ci colleghi al mondo costantemente, anche se quel mondo, così lontano, ci fa perdere il pianeta delle amicizie, dei familiari o delle persone che abbiamo vicino a noi.

La sesta patologia da cellulare ci dice che non siamo più capaci di stare con noi e con il nostro mondo ravvicinato, poiché siamo insistentemente attratti da presenze virtuali distanti.

Si vive di continue parentesi.

Tu sei con me, poi arriva un messaggio e si apre una parantesi, mi metti in attesa, e io aspetto che la tua parentesi si chiuda, magari estraendo a mia volta il cellulare.

Viviamo di pause costanti, tonde, graffe, quadrate… ce n’è per tutti!

Tratto dal Corso Naturopatia dell’Anima – Counseling Filosofico

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.

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