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Menopausa e ringiovanimento genitali esterni femminili

donne in menopausa

Avvicinarsi ai 50 anni, per le donne, vuol dire accostarsi anche alla menopausa. Quali sintomi e disturbi bisogna aspettarsi in questa nuova fase della propria vita? E come reagisce il corpo con la fine del ciclo mestruale? Scopriamolo meglio insieme.

Menopausa significa ultima mestruazione. Tale fenomeno è dovuto al fatto che si esauriscono le strutture responsabili della fertilità, della produzione ormonale e delle cellule responsabili della fertilità presenti nell’ovaio, definite ovociti.

Le mestruazioni e le fluttuazioni ormonali mensili non finiscono da un giorno all’altro: il ciclo attraversa un lasso di tempo irregolare, che può durare anche fino a 5 anni, attraverso un periodo definito premenopausa.

Il preludio alla menopausa

La prima fase è rappresentata, quindi, dalla premenopausa, i cui sintomi sono riconducibili a gonfiori, tensione e indolenzimento del seno, dolori articolari diffusi, sbalzi d’umore e insonnia.

E poi, le arcinote vampate di calore o caldane, rappresentate da disturbi vasomotori che si verificano per una sorta di cortocircuito momentaneo della circolazione sanguigna periferica.

Accaldamento ed eccessiva sudorazione sono sensazioni che si presentano più volte al giorno ma svaniscono da sole. L’80% delle donne in menopausa hanno a che fare con esse. Insieme ad esse possono presentarsi anche tachicardia, palpitazioni e turbe dell’umore in senso depressivo.

I cambiamenti dell’apparato genitale

La carenza di estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili, ha effetti diretti anche sull’apparato genitale, che inizia ad avere dei cambiamenti. Tali effetti porteranno, a distanza di tempo, strofia urogenitale e il progressivo atrofizzarsi della mucosa vaginale con la comparsa della fastidiosa secchezza vaginale.

Questi problemi possono essere prevenuti prendendosi cura a 360 gradi della paziente con terapia medica e programmi di ginnastica specifica per i muscoli del perineo e idratando, inoltre, cute e mucose con preparati locali.

Calo degli estrogeni e calo della densità ossea

Con il ridursi degli estrogeni c’è anche un calo della densità ossea, pertanto lo scheletro diviene più fragile, poiché si realizza la cosiddetta osteoporosi. Per questo, in menopausa, è utile sottoporsi a MOC, un esame strumentale per monitorare la densità ossea. A risentirne non sono solo le ossa, ma anche la pelle, che diviene più secca, le unghie, che invece diventano più fragili, e i capelli.

La menopausa, però, è anche una fase della vita dove ci si può dedicare al proprio corpo con maggiore attenzione e cura.

Molte donne, con l’arrivo menopausa, decidono di ringiovanire i propri genitali esterni. Cerchiamo di capire come si fa.

Il filler vulvare ha un’esecuzione relativamente semplice, che richiede tempistiche contenute, dai 10 ai 30 minuti. Non si pratica alcun tipo di anestesia ma, in caso di elevata sensibilità al dolore, quella che viene fatta è esclusivamente locale.

La procedura prevede l’infiltrazione di acido ialuronico in zona vulvare per ridarle tono, turgore ed elasticità, per un totale di 3/6 sedute.

Dopo aver fatto il filler, ci sono alcune precauzioni da seguire, come evitare di avere rapporti sessuali per circa una settimana, non fare attività che possano comportare una pressione sulla zona vulvare, indossare biancheria intima comoda, non colorata e fatta in fibre naturali, e non stressare la zona depilandola.

Il trattamento, in generale, dura per un periodo che va dai sei mesi fino a un anno, a seconda del tipo di gel utilizzato per fare il filler, alle sue caratteristiche chimiche e al tipo di pelle.

Per quanto il filler vulvare sia molto quotato anche nel mondo dello spettacolo, sono sempre di più le donne comuni di qualsiasi ceto che vi si sottopongono e che da esso hanno tratto dei miglioramenti estetici che le hanno aiutate a vivere più serenamente la propria sessualità.

Tuttavia, come ogni tipo di procedura medica, anche il filler vaginale può comportare dei rischi e delle complicazioni, la cui entità è variabile.

Da una parte si possono verificare delle ecchimosi generate dalla rottura di qualche capillare, mentre, dall’altra, subito dopo il trattamento, è quasi sempre presente un po’ di gonfiore, che scompare, di norma, in poche ore.

Nei casi peggiori, però, soprattutto quando il filler viene fatto da chi non è competente, i rischi possono essere legati a perdita della sensibilità locale.

Per chi non è una candidata ideale per il filler vaginale, c’è, però, un’altra soluzione: l’autolipotrapianto, noto anche come lipofilling. Si tratta di prelevare il grasso da differenti parti del corpo e nell’iniettarlo, dopo trattamento, nella zona vulvare.

Questa procedura ha una durata maggiore di quella del filler tradizionale, perché, anche se una parte del grasso verrà riassorbita, quella che rimarrà durerà anche per diversi anni, e non solo mesi come accade con il gel.

Autore Altiero Biello

Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.