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Mennea, Comaneci, Pellegrini: Universiade per un posto tra le leggende

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Federica Pellegrini
Federica Pellegrini alla quarta edizione Grand Prix città di Napoli. Trofeo Coconuda Stadio del nuoto di Caserta oggi 25 maggio 2019 ANSA / Felice De Martino


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Un po’ di storia

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa Universiade Napoli 2019.

Universiade casa di imprese e leggende. A pochi giorni dal via di Napoli 2019, con il cronometro che concede la stessa chance a favoriti e outsider, la memoria apre ai fuoriclasse che sono passati attraverso i Giochi universitari, corridoio privilegiato per un terzetto di fenomeni per un posto tra gli eletti dello sport.
Quaranta anni fa Pietro Mennea si è guadagnato quello scranno a Città del Messico, 19.72 nei 200 metri, record del mondo, forse la più grande esibizione di sempre di uno sportivo italiano. Un primato neppure sfiorato da fenomeni come Carl Lewis, Frankie Fredericks tra gli anni Ottanta e Novanta e resistito fino all’Olimpiade di Atlanta 1996: Michael Johnson, l’Espresso di Waco, un altro accreditato per la ristretta lista delle leggende, glielo sfilò ai Giochi in Georgia, senza scalfire lo spessore del mito dello sprinter italiano.

E due anni dopo Mennea, all’Universiade si presentò anche Nadia Comaneci, a Bucarest da studente in Educazione Fisica al Politecnico della capitale rumena. Era già campionessa olimpica: cinque anni prima all’Olimpiade di Montreal la giuria le assegnò 10 alla parallele asimmetriche, a poco più di 14 anni, mandando in tilt pure il tabellone luminoso. La prima esibizione perfetta nella ginnastica artistica, poi ripetuta in due occasioni all’Olimpiade di Mosca 1980.

Anche ai Giochi universitari a casa sua la fuoriclasse romena inserì le marce alte, portando all’oro la squadra di ginnastica, cinque, in totale, nelle prove individuali e a squadra.

Un ricordo ancora vivo, come ha recentemente spiegato in un’intervista alla FISU sulla sua esperienza all’Universiade, anche perché fu l’ultima esibizione in una grande manifestazione internazionale, prima di una vita senza flash e copertine, in Oklahoma, unica eccezione l’ingresso nella Hall of Fame nel 1993.

Mentre a 19 anni, all’Universiade di Bangkok Federica Pellegrini era già la Divina, argento olimpico nei 200 stile ad Atene, una pioggia di medaglie ai Mondiali di Montreal e soprattutto il record mondiale centrato nei 200 metri ai campionati del mondo a Melbourne, cancellando a bracciate il primato fatto segnare dal suo mito, Franziska van Almsick, cinque anni prima.

In Thailandia, ai Giochi universitari, per la veneta esibizioni spettacolo e quattro medaglie: oro nei soliti 200 metri, poi nei 400, argento negli 800, bronzo nella 4×200 femminile.

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