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‘I Menecmi’ di Fabio Pisano conquistano il pubblico

1997
I Menecmi di Fabio Pisano


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Ottima performance a Classico Contemporaneo

Ieri 25 agosto, ore 21:30, presso il Chiostro del Convento di San Domenico Maggiore, Napoli, abbiamo avuto il piacere di assistere allo spettacolo ‘I Menecmi’, adattamento in chiave moderna, con canzoni, di Fabio Pisano dell’omonima commedia di Tito Maccio Plauto, con Enzo Varone, Gennaro Morrone, Antonio Vitale, Pina Giarmanà, Tina Gesumaria, Elena Fattorusso, regia Enzo Varone.

La pièce, ricordiamo, rientra nella rassegna teatrale ‘Classico Contemporaneo’ III edizione, direzione artistica Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, organizzazione Teatro dell’Osso in collaborazione con Aries Teatro ed Eventi, dal 17 al 30 agosto nell’ambito di Estate a Napoli.

La rappresentazione, intelligente, ironica e divertente, prende spunto dall’opera del grande Plauto, introducendovi elementi innovativi e canzoni con riferimenti all’attualità.

Il talentuoso Fabio Pisano riesce nell’impresa, non facile, di dare ulteriore valore aggiunto ad un testo che ha ispirato i più grandi drammaturghi di sempre, tra cui Shakespeare e Goldoni, e più recentemente Tato Russo. L’accenno a Neapolis rimanda proprio alla fortunatissima versione del regista partenopeo.

Una sfida, quella di Pisano, che convince totalmente anche chi, come noi, adorando il commediografo latino, si accosta allo spettacolo con occhio critico, fino ad affermare, senza ombra di dubbio, che si tratti di un successo, apprezzando il talento del giovanissimo autore.

Un cast di tutto rispetto, decisamente preparato e convincente, capace di mettere in scena, esaltandoli, i caratteri più diversi, le debolezze umane, lussuria, avidità, servilismo, ma anche i più puri sentimenti, quali amore fraterno e fedeltà, in un continuo ed esilarante gioco di ruoli.

Ed è proprio l’amore la molla che spinge Sosicle, ribattezzato dal nonno Menecmo II, ad intraprendere il viaggio per mare da Siracusa alla ricerca del gemello Menecmo I, inghiottito da bambino dalla folla ed adottato da un ricco mercante.

Accompagnato dal servo Messenione giungerà ad Epidamno dove non incrocerà mai il fratello, dando così il via ad una serie infinita di deliziosi e simpaticissimi fraintendimenti, nel pieno rispetto del cliché della commedia degli equivoci.

Il paradosso viene spinto all’estremo, anzi, accentuato da una cadenza provinciale di alcuni personaggi, volutamente esasperata, e da parole, gesti e movenze, a volte allusivi, ma mai triviali; è anche la capacità di narrare questi momenti con eleganza, senza scadere nemmeno una volta nel volgare a ben impressionarci. I contrasti, stridenti, sono perfettamente in linea con la trama.

Durante lo spettacolo, il pubblico, incantato, ride di continuo e, contrariamente a ciò che dovrebbe, si lascia andare ad applausi liberatori, con il rischio, sventato, di deconcentrare gli attori.

A recitare il prologo è Commedia, la valente attrice e cantante Pina Giarmanà che veste anche i panni della complice serva della meretrice Erozia.

Interverrà più volte nella rappresentazione per offrirci considerazioni importanti sul significato della tragi-commedia e regalarci intensi momenti canori, da solista e accompagnata dal resto della compagnia, con la sua timbrica calda ed originale.

L’ottimo Enzo Varone, nel doppio ruolo di Menecmo I e II, rende appieno le differenze caratteriali e culturali dei due fratelli, diversi in tutto tranne che nell’aspetto fisico. L’unico tratto che li contraddistingue, non notato da nessuno dei personaggi, è un vistoso medaglione che Menecmo II indossa al collo.

Stavolta, però, l’avvocato non è affatto colto e fine, piuttosto lascivo e grossolano, e cita i grandi filosofi attribuendo loro improbabili quanto ‘geniali’ massime popolari.
Il suocero facoltoso, che non comparirà mai sulla scena, a cui deve tutta la sua fortuna, gli ha comprato la laurea e lui si reca, con regolarità, nel ‘buco pertuso’, il Foro, piuttosto contrariato, dato che i legali lì presenti, invece di parlare di argomenti ‘interessanti’ come cibo e donne, si soffermino su leggi e cavilli.

L’altro gemello, in questa versione, raffinato e dal linguaggio forbito, cederà alle lusinghe dell’amante del primo, Erozia, l’impeccabile Elena Fattorusso, donna di facili costumi ed arrampicatrice sociale, che sfrutta il suo fascino per ingraziarsi uomini ricchi e ricevere doni preziosi che, nel caso di Menecmo I, il suo innamorato sottrae regolarmente alla moglie.

Gennaro Morrone incarna alla perfezione il servo di Menecmo I, Spazzola, così chiamato per la sua ingordigia. Copre le magagne del padrone, finché, deluso dal suo comportamento, svela alla moglie la sua infedeltà.

La bravissima Tina Gesumaria, la spassosissima Matrona, moglie di Menecmo I, avuta conferma dei suoi tradimenti, invece di accettarli passivamente, finge di ascoltare le sue deboli spiegazioni, alza impaziente gli occhi al cielo, pronta a vendicarsi, tirandogli contro il suo set di 38 cucchiai di legno e cacciandolo di casa.

L’abilissimo Antonio Vitale è lo schiavo Messenione, non propriamente un ‘cuor di leone’, ossessionato dal timore che in quella città straniera saranno presto derubati e malmenati da inesistenti malfattori.

Per motivi simili i due schiavi saranno affrancati dal Menecmo sbagliato che credono essere il loro padrone.

I due liberti, resi ormai liberi, disorientati dall’indipendenza raggiunta e così tanto agognata prima, auspicano un ritorno alla condizione più rassicurante di schiavitù. Fino a quel momento, infatti, non si sono dovuti preoccupare di provvedere alle proprie necessità, dato che vitto e alloggio erano loro garantiti. In fin dei conti, in tempi così difficili, quello di schiavo è pur sempre un lavoro sicuro!

Ma l’incontro è foriero di quello che sarà l’epilogo, infatti, saranno proprio i due servi a capire tutto e rendersi artefici dell’incontro tra i due gemelli che partiranno insieme alla volta di Siracusa affinché Menecmo I riscopra le sue origini.

Distratti dall’essersi ritrovati, però, i due fratelli finiscono con il dimenticare a terra i propri schiavi.

Mentre i due, inconsapevolmente abbandonati dai loro padroni, vedono la nave allontanarsi, Spazzola tenta un approccio verso Messenione, fantasticando sul fatto che magari, un giorno, le coppie di fatto saranno regolamentate da una legge, con il risultato che l’altro, spaventato dalla proposta, prova a buttarsi in mare, nella speranza di raggiungere a nuoto l’imbarcazione e tornare, così, a casa.

Una splendida canzone finale accompagna i saluti degli artisti e i meritatissimi e lunghissimi applausi.

Foto di Giancarlo de Luca

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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.