Home Rubriche Ethos - Etica e società Mediterraneo tra storia, confini e sicurezza

Mediterraneo tra storia, confini e sicurezza

Mediterraneo

Le tensioni che in questi giorni hanno condotto la piccola enclave spagnola, Ceuta, nel mezzo dell’acceso confronto tra Spagna e Marocco sembrano appartenere, in prima analisi, esclusivamente al linguaggio della geopolitica, tra rivendicazioni di sovranità e controllo della migrazione.

Affacciata sulla costa settentrionale del Marocco e separata dalla penisola iberica da un breve tratto di mare, Ceuta, rappresenta uno dei più singolari paradossi geopolitici del Mediterraneo contemporaneo.

Una rivendicazione che vede da un lato Madrid reclamarne l’appartenenza allo Stato spagnolo, dall’altra Rabat contestare in tale pretesa l’ombra di latente remoto colonialismo.

Fermarsi alla disputa diplomatica attuale significa osservare soltanto la superficie di una questione infinitamente più profonda.

Ceuta non è solamente territorio conteso ma soglia della storia, il luogo in cui due continenti si osservano e dove il Mediterraneo rivela nella sua autentica essenza l’accezione di spazio di unione prima ancora che di separazione.

L’ossessione moderna per la definizione del confine geografico ne ha mutato lentamente l’assetto in frattura tra mondi differenti.

I rapporti geopolitici tra Spagna e Marocco non si esauriscono nella sola dimensione della realtà contemporanea ma affondano le proprie radici in una storia comune che attraversa i secoli e nutre profonde osservazioni etiche.

La vicinanza geografica delle due sponde dello Stretto di Gibilterra ha favorito un continuo scambio umano, ideologico e commerciale, rendendo il “Mare Nostrum” un ponte tra culture diverse.

Il momento relazionale cruciale tra i due popoli si colloca nell’VIII secolo, quando l’attraversamento dello stretto da parte delle armate musulmane inaugurò la stagione della nuova identità geopolitica di quell’area iberica chiamata al-Andalus, destinata a trasformare profondamente la storia culturale dell’Europa e del delle terre bagnate da quelle acque.

Con il successivo Califfato di Cordova, la penisola iberica divenne uno dei principali centri del sapere medievale. Essa fu capitale politica ed una delle più grandi metropoli intellettuali del suo tempo, nella quale convivevano in democratico dialogo tradizioni islamiche, cristiane ed ebraiche.

Le sue biblioteche e i suoi centri di studio divennero luoghi di profonda cultura in cui venivano tradotte, e commentate le opere della filosofia greca, della medicina, della matematica e dell’astronomia, consentendo la trasmissione di un patrimonio di conoscenze che avrebbe influenzato in modo decisivo la rinascita culturale dell’Europa.

Questa esperienza dimostra come nessuna civiltà possa essere considerata un organismo a sé stante e autosufficiente poiché la storia della cultura è in primis storia di contaminazioni ed intrecci poliedrici.

Traduttori e filosofi che operarono nei grandi centri di al-Andalus hanno concretamente contribuito allo sviluppo di correnti come la Scolastica nelle figure di Averroè e Maimonide che incarnarono perfettamente lo spirito di commistione culturale.

Pur appartenenti a tradizioni religiose differenti, considerarono la ragione un linguaggio universale, capace di oltrepassare le divisioni confessionali e di costruire un terreno comune per la ricerca della verità.

Da questa prospettiva, il rapporto tra Spagna e Marocco assume un significato eminentemente filosofico. La storia dei rapporti tra popoli dimostra tuttavia una dinamica più complessa di una semplice contrapposizione tra dominatori e dominati.

Anche nei contesti segnati da rapporti di forza e da esperienze dolorose di colonialismo, la vicinanza tra culture differenti ha talvolta generato, come conseguenza inattesa, forme nuove e originali di espressione umana.

Lingue, tradizioni artistiche, speculazioni e identità collettive si sono trasformati attraverso processi di incontro e contaminazione, dando origine a culture ibride nelle quali elementi diversi hanno prodotto sovrastrutture nuove in uno spettacolare gioco di fusioni.

Ed è in tale prospettiva che è possibile allocare la sfida del presente: conciliare le legittime esigenze di tutela degli Stati con la consapevolezza che nessuna civiltà cresce nell’isolamento.

Autore Pina Ciccarelli

Pina Ciccarelli, maturità Classica e Laurea in Giurisprudenza. Appassionata di Storia, Filosofia, Letteratura e Musica. La scrittura nasce dell'evasione, dal desiderio di donare colore alla vita, catartico abbandono all'immaginazione. Tra i sentieri nascosti del sublime, fuori dalle logiche del reale, per scoprire se stessi.