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Meditare tutto il giorno

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Meditare tutto il giorno


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Quante ore meditare quotidianamente

A chi mi chiede quante ore io mediti durante l’arco di una giornata, rispondo che mi impegno a meditare tutto il giorno.

All’inizio del mio cammino meditavo a gambe incrociate fino a cinque, anche sei ore, quotidianamente. Per dodici anni mi sono alzato regolarmente alle quattro del mattino, coricandomi intorno alle undici di sera, spesso anche a mezzanotte.

In tal modo potevo ritagliarmi il tempo necessario per le meditazioni.

Dopo di ciò ho imparato a far diventare la meditazione uno stato naturale, anche se qualche volta incostante e con tutte le difficoltà del caso.

In India mi insegnarono che meditazione non significa solo restare immobili e concentrati, bensì avere una mente chiara, lucida, limpida, in pace, affinché si possa meglio comprendere la realtà delle cose.

Meditazione è, quindi, pensare in modo chiaro, essere presenti a se stessi durante le azioni quotidiane, mentre parliamo e mentre facciamo qualunque cosa.

Lo stesso Cartesio, filosofo occidentale, sosteneva che la meditazione ci aiuta ad ottenere uno stato mentale tranquillo, al fine di conoscere meglio la realtà.

L’atto di meditare non si basa sul raggiungimento di un risultato finale, bensì su qualcosa che possiamo fare fin da ora, poiché anche in questo stesso momento abbiamo l’opportunità di essere chiari, lucidi e sereni.

Talvolta siamo agitati, perciò la meditazione ci offre la possibilità di rendere stabile la nostra mente e, per fare questo, non è obbligatorio sederci a gambe incrociate.

Occorre prendere coscienza di quel che pensiamo, diciamo e facciamo poiché lo dice il termine stesso, meditazione, medita l’azione.

E su quale azione devo meditare?

La risposta è molto semplice.

Devo meditare, cioè porre l’attenzione, prima di tutto su quel che penso, poiché se penso male posso crearmi molto dolore e ne devo essere consapevole se desidero liberarmi dalla sofferenza che procura l’agitazione mentale.

Pensando male finisco il più delle volte anche per parlare male, perciò, se mi è sfuggita la consapevolezza del pensiero, posso rimediare meditando su quel che dico, essere attento alle parole che uso.

Sempre dal cattivo pensiero nascono anche le cattive azioni, quindi devo meditare anche su quel che faccio, per essere cosciente di ciò che causerò a me e agli altri agendo malevolmente.

Non serve a nulla passare ore ed ore a gambe incrociate se poi non sono in grado di meditare tutto il giorno su quel che penso, dico e faccio.

Mettersi a gambe incrociate deve diventare un addestramento allo scopo di apprendere l’arte dell’osservazione interiore anche nella vita quotidiana.

Il proverbio tibetano che segue molto probabilmente già lo conoscete ma credo non faccia mai male ricordarlo anche più volte al giorno:

Quando siete in compagnia state attenti a quello che dite e che fate, poiché potreste procurare molto dolore agli altri, ma quando siete soli state attenti a quel che pensate poiché, con la sola attività del pensiero, potreste fare molto male a voi stessi.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.