Anche in una Italia divisa c’è una magistratura silenziosa che contro ogni attacco lavora in silenzio e a tutela della collettività
Sono abituato a leggere tutto prima di redigere i miei editoriali.
Con grande curiosità mi sono concentrato su due articoli di giornale del Corriere Nazionale del 27 agosto e dell’11 settembre, che mi hanno colpito fortemente.
Li ho letti con grande attenzione e ho constatato come, ancora oggi, ci siano veri e propri atti di crudeltà sociale e una magistratura che interviene ad evitarli.
Chi fa il giornalista, soprattutto avendo fatto la gavetta occupandosi di cronaca, dovrebbe essere abituato un poco a tutto, ma devo dire che questa vicenda mi ha stupito, convincendomi che sia necessario darne un ampio risalto.
Considero l’Italia un paese dove il contratto sociale sia stato unilateralmente cessato da chi dovrebbe tutelare i cittadini, soprattutto la loro sicurezza.
Proprio per questo, ho accolto con stupore e piacere di questa particolare sentenza.
Costantino Rapone è una persona anziana, come tante, che vivono in uno dei molti paesi della provincia italiana.
76 anni, una carriera alle spalle come Maresciallo dell’Aeronautica Militare, quindi un servitore della patria, attualmente in pensione.
In pieno possesso delle sue facoltà mentali, si è sottoposto volontariamente ad amministrazione di sostegno, in seguito a contrasti con la famiglia, che non ci interessa approfondire in quanto non incidono nel nostro racconto.
Di fatto, il Maresciallo Rapone, ribadiamo volontariamente, si è rivolto a un avvocato, sottoscrivendo una delega a quel difensore, dimostrando, quindi, di essere totalmente capace di agire sotto il profilo tecnico, dimostrando anche la completa capacità di partecipare attivamente a un processo legale, compiendo e ricevendo atti processuali.
Lo stesso, inoltre, nel suo atto giudiziario ha, volontariamente e con piene capacità mentali, designato un amministratore di sostegno di sua fiducia, il quale, in questi casi, viene nominato e designato proprio perché, sotto la vigilanza del Giudice tutelare, lo tuteli completamente nella gestione del proprio patrimonio e della propria salute.
La vicenda avrebbe avuto un esito normale, come dovrebbe essere prassi in questa vicende; si avvia una procedura di amministrazione di sostegno, viene fissata un’udienza, viene nominato un amministratore di sostegno, appunto, che deve agire per la tutela degli interessi economici e personali del beneficiario e sotto l’occhio vigile del giudice tutelare.
Ma, come avviene spesso in Italia, una cosa semplice rischia di diventare assai complicata e senza che ve ne sia un motivo razionale.
Qualcuno, come sembrerebbe dalle notizie contenute negli articoli, ha cercato di far ricoverare Costantino forzatamente in una RSA, non solo contro la volontà dell’anziano, ma, circostanza grave, quando, prima dell’estate, era già era stato nominato dal Giudice tutelare l’amministratore di sostegno, come già riportato.
Pensavo di essere abituato a tutto, ma alcuni atti di crudeltà per motivi materiali continuano a lasciarmi basito.
Nello specifico, da come appare dal contenuto dei due articoli citati, chi voleva fare delle azioni scorrette e, quindi, in violazione non solo della legge ma della ratio stessa dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, secondo la quale, una volta definita, nessuno ha più la possibilità fare alcunché senza autorizzazione della stessa e, soprattutto, del Giudice tutelare, ha pensato bene di contravvenire a questa prassi consolidata.
Come si dice il diavolo “fa le pentole ma non il coperchio”.
Nel caso di specie, qualcuno ha letto le carte, con molta attenzione, e si è soffermato su di esse, accostandosi alla vicenda, non solo applicando apparentemente e freddamente la legge, ma con un tocco di umanità assolutamente raro.
Infatti, come è emerso dall’articolo dell’11 settembre, sembrerebbe che il Dott. Maurizio Colangelo, Giudice tutelare del Tribunale di Velletri (RM), abbia valutato i fatti con enorme rigore professionale, evidenziando delle irregolarità, sulle quale ha voluto vederci chiaro.
L’inserimento forzoso di Costantino in una RSA contro la sua volontà andava a urtare contro tutti i principi costituzionali riguardo alle libertà fondamentali dello stesso e, soprattutto, contro un istituto, previsto dall’art. 404 cc e ss, quello dell’amministrazione di sostegno, nominata proprio prima dell’estate, con provvedimento dello stesso Colangelo.
Cosa ha fatto questo irreprensibile giudice?
Ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica per sottoporre al vaglio della stessa magistratura inquirente i differenti eventuali profili di illiceità emersi nella vicenda, valutando tutti i comportamenti delle persone coinvolte e verificando gli stessi moduli sospetti riguardo il tentativo di introdurre la persona anziana nella RSA.
Mi permetto di fare una considerazione molto semplice.
Normalmente, gli editoriali del direttore di una testata sono sempre rivolti in senso negativo e critico. In alcuni casi giustamente, in altri con eccessiva superficialità, senza conoscere gli atti di causa. Spesso si contestano sentenze illogiche della magistratura, inutile fare elenchi.
Ma, in questo caso, ciò che mi ha spinto a scrivere è la volontà di rivolgere un enorme plauso al Presidente di quella sezione e al Magistrato di cui stiamo parlando, il Dott. Maurizio Colangelo.
Così come a tutto l’Ufficio tutelare che, con i suoi Magistrati non solo funziona egregiamente, ma dimostra preparazione e sensibilità e non è catturato dalle “sirene” della presunta notorietà.
Il Dott. Colangelo, tra l’altro, nonostante sia stato sollecitato più volte dalla stampa, si è rifiutato categoricamente di rilasciare interviste in merito, dimostrando la sua enorme serietà.
Scrivere per il piacere di rivolgere un grazie al Dott. Maurizio Colangelo, per la sua lucidità, per la sua umanità e per la sua umiltà, per quello che ha fatto sino a ora a tutela della collettività, senza alcun proclama o disperata ricerca di visibilità.
Così come un plauso va rivolto al suo Presidente, Riccardo Massera, il cui nome abbiamo semplicemente reperito sul sito del tribunale di riferimento. Ci è stato riferito che si tratta di persona non solo eccezionale, ma incredibilmente completa per il suo ruolo nel condurre un gruppo di Magistrati di altissimo profilo e competenze e, mi permetto di aggiungere, di sensibilità, il che non guasta.
Una domanda aleggia nella mia mente, pesante come un macigno.
Quante persone ci sono in Italia come Costantino Rapone, che non avendo avuto la fortuna di incontrare sulla sua strada un Magistrato coscienzioso e dotato delle doti umane del Colangelo, sono state invece rinchiuse in una RSA contro la loro volontà, recluse da persone che spesso hanno finalità poco chiare o addirittura inumane?
Confinate in una struttura che diventa anticamera di una morte da aspettare come sollievo?
Quanti Costantino Rapone, per non subire la stessa sorte, si sono adattati agli squallidi compromessi di persone di famiglia, facendosi spolpare fino all’osso, nella speranza di conservare la parvenza di una dignità comunque compromessa?
Persone che hanno speso un’esistenza anche per assistere coloro che poi le hanno condannate alla morte sociale, affettiva, umana?
Costantino, in questo modo, non è solo un caso giudiziario, diventa un emblema, la prova vivente che alle angherie di mostri vari ci si può opporre.
Il Dott. Maurizio Colangelo il volto di una magistratura fedele al proprio dovere, che non insegue il processo importante per la brama di riflettori, che nel leggere le carte non usa solo delle doti professionali, ma decide, in modo impeccabile, anche con umanità.
Continueremo, come giornale, a seguire questa vicenda, che, sicuramente, appassionerà tutta l’Italia.
Autore Pietro Riccio
Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.












