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Massoneria: mangiare e bere come un Massone

Mangiare e bere


Il noto detto ‘mangiare e bere come un massone’ ci riporta al 1700, quando le prime Logge Massoniche moderne si riunivano presso pub ed osterie londinesi dai nomi più strani e affascinanti come ‘Al melo’, ‘Alla corona’, ‘Al bicchiere e all’uva’.

La fusione tra quattro diverse logge preesistenti avvenne il 24 giugno 1717, giorno di San Giovanni Battista, presso la taverna The Goose & Gridiron, ‘All’Oca e alla Graticola’, trattoria londinese situata nei pressi della chiesa di St. Paul che aveva come insegna un cigno ed una lira.

Pare che il vino del banchetto, o meglio dell’Agape, provenisse dall’Italia e fosse stato imbarcato a Livorno.
Hermes

Commissario: “Come ti chiami?”
Nino Manfredi: “Garofoli Giovanni, innocente”.
Commissario: “… e italiano”.
Nino Manfredi: “Beh, nessuno è perfetto, signor Commissario”.
Nino Manfredi dal film Pane e cioccolata.

Il fiume segreto è dietro la mia drogheria. Lo vedo. Scorre sciamanico sugli scaffali di bottiglie bellissime e ben allineate. Le berrei tutte. Dalla A alla Zeta. Dall’Albana secco, amabile e dolce, allo Zinfandel californiano, che poi non è altro che un ‘Primitivo’, come i nostri rossi pugliesi.

Mi sposto, lo sento: nell’aria si spande un profumo penetrante e stagionato di insaccati e formaggio. Un gradito effluvio che ti trascina come il suono del pifferaio magico tra forme di Parmigiano vacche rosse, Cheddar giallo di fattoria, Caciocavalli Podolici, Montebore piemontesi, Pecorini di Fossa. Sontuosi Gorgonzola. Puzzoni di Moena.

E poi prosciutti, di Parma, di Cinta Senese, di Sauris e Pata Negra. E mortadelle, capocolli pugliesi, ciauscoli e salami di ogni tipo, dal nord al sud, tra conce d’aglio e vibrante peperoncino con semi di finocchio. Qua e là, ondeggiano verdeggianti lonzette di fico marchigiane pronte a far festa.

L’alchimia in cucina è un’arte di equilibrio e di accostamenti. O di contrasti. Cibo di terra, d’acqua, d’aria e di fuoco. Ma senza quintessenza non si cucina.

Il piatto va annusato, sentito, vezzeggiato, assaggiato, curato. Anche guardato. Pensate che non conti guardarlo? Vi sbagliate. La cucina complessa e quella semplice si toccano e si fondono in un tutt’uno.

Al ‘Lingotto di tonno con salsa bottarga, cipolla rossa in agro e spezie peruviana’ rispondo con Friselle e pomodori. Di fronte al ‘Risotto opuntia, fasolari e capperi’ schiero un bel piatto di spaghetti alle vongole.

All’altisonante e buonissimo ‘Risotto al graukase con cipolla brasata, aceto di pere e puccia croccante’ di Niederkofler oppongo una Carbonara fatta con gli attributi, guanciale in primis.

Contro l”Anguilla laccata con la saba, concentrato di mela campanina e una crema di polenta tostata di Bottura’, “sparo” una pasta al forno napoletana con maccheroni, polpette, uovo sodo, pezzi di salame e provola.

E che dire del vino? Il vino è di-vino.

Sono nato tra una pozzanghera di vino ed il mare.

Ci incantava così un grande insegnante al corso di sommelier. Non ho più dimenticato quella frase. Un incipit che nella sua semplicità voleva dire tante cose. Che il vino è natura, che il vino è cultura, che il vino è poesia. Che il vino, in giuste dosi, può aiutare a vivere meglio.

Non parlo dell’ebbrezza alcolica, o peggio della ciucca, anche se molti ne hanno fatto esperienza almeno una volta nella vita per gioco, per noia o per disperazione. Parlo di uno stato mentale fluido, aperto, che ti predispone a lasciarti andare.

Freud diceva

il Superio è solubile in alcool.

Che frase!

Parlo del piacere della degustazione. Cioè di quell’arte magica, incarnata dal sacerdote – sommelier che ti permette di amplificare le sensazioni olfattive, visive e gustative e non solo.

Certo molti ripercorrono dei luoghi comuni senza ascoltare davvero il sapore o si inventano di tutto. E ne sparano di castronerie.

In questo rosso si percepiscono sentori di fragoline di bosco al tramonto con lievi sentori di cacao del Madagascar…

Lasciamo perdere. Quello è fanatismo, pura razionalità. Però, però…con un po’ di tecnica e molto allenamento si può riuscire a cogliere nel vino, quello fatto bene, tante venature olfattive reali. E da qui godere di un’evocazione, vera, che ti può trascinare in un antico ricordo o proiettare verso una nuova eccitante avventura.

Il connubio tra vino, poesia e filosofia è strettissimo. Basti pensare al Simposio, quella pratica conviviale dell’antica Grecia che faceva seguito al banchetto durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca, intonavano canti e si dedicavano ad intrattenimenti di vario genere: recita di carmi, danze, conversazioni, giochi. Erotismo.

Per Platone la scoperta del vino da parte dell’uomo, rappresenta lo spartiacque tra lo stato di Natura e lo stato di Civiltà. Socrate, suo maestro, considerava l’ebbrezza non un delirio, ma una condizione transitoria, che consentiva al nostro essere un’apertura autentica e profonda verso se stessi e gli altri.

A questo punto mi è venuto un certo languorino. Vogliate gradire una festosa libagione per celebrare le feste in arrivo.

Ah, dimenticavo, gli astemi si consolino. Comunque li abbraccio idealmente tutti.

Ma a loro dedico, con assoluta bonomia, la stessa risposta che Nino Manfredi, nel film Pane e Cioccolata, diede ad un commissario tedesco che gli chiedeva se lui fosse italiano:

Nessuno è perfetto!

Autore Hermes

Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.

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