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Massoneria: il caso non esiste

Massoneria Mario

Jung e la sincronicità nel nome di Mario

C’è un silenzio che fa più rumore di un nome illustre. È il silenzio delle mani che sanno di calce, di inchiostro, di fatica.

Giorni fa ho affidato alla pagina Facebook della mia Comunione la storia di Mario. Un nome fittizio per una vicenda reale: un vero e semplice muratore di professione, entrato in Loggia alla fine degli anni Settanta.

Un uomo che non conosceva il latino, non citava Pitagora, non cercava lo sguardo dei notabili. Eppure, sapeva esattamente perché si alzava ogni mattina. Portava il suo mattone, in silenzio.

In un’epoca che premia solo chi si mette in mostra, quel post era un invito a guardare dove la luce non riflette sui marmi, ma illumina il lavoro silenzioso dell’officina. Un modo per fermarsi tra la cronaca e la memoria, badando solo alla sostanza.

La risposta non si è fatta attendere. È arrivata proprio lì, nel privato della messaggistica, come arrivano le cose necessarie e inaspettate.

Mio padre si chiamava Mario. Sarà un caso.

Carl Gustav Jung ci ha insegnato che il caso, semplicemente, non esiste. Chiamava sincronicità quel legame misterioso tra un pensiero interiore e un evento esterno, due fatti che si incontrano senza un rapporto di causa – effetto, ma uniti da un significato profondo. Quando si tocca un archetipo vivo, la realtà risponde. E l’archetipo, qui, è il Costruttore.

Questo secondo Mario è stato iniziato nel 1949 nella Rispettabile Loggia Francisco Ferrer all’Oriente di Napoli, battezzata “Loggia operaia” perché composta da semplici artigiani. Questo secondo Mario era un tipografo.

Due uomini distanti nel tempo, uniti dallo stesso alfabeto muto. Il muratore e il tipografo. Uno poggiava pietre nel cantiere, l’altro componeva lettere per dare corpo al pensiero.

Entrambi estranei all’erudizione da salotto, entrambi maestri nell’arte più difficile: tradurre la potenza del Tempio nell’atto quotidiano della vita profana.

Quando la celebrità diventa un metro di giudizio, dimentichiamo che la storia non la fanno solo coloro che firmano i trattati o che compaiono nelle enciclopedie. Non troveremo questi due uomini accanto a Voltaire, a Mozart, a Nathan o a Loris Fortuna.

La loro firma non è sui libri di storia, ma nella stima che, a distanza di cinquant’anni dal passaggio all’Oriente Eterno, ancora circonda il loro ricordo.

È questa l’eredità più straordinaria che un padre possa lasciare a un figlio. Un’eredità che non si misura in beni materiali o in titoli accademici, ma nella qualità del vuoto che si lascia quando si va via, un vuoto che continua a profumare di rispetto.

La Libera Muratoria non è un palcoscenico per personalità eccezionali a caccia di applausi. È, microstoria dopo microstoria, una scuola di umanità per uomini e donne disposti a restare incompiuti, a lavorare la propria pietra senza la pretesa di vederla finita. Una scuola dove l’unico diploma valido è la coerenza tra il silenzio del Tempio e il rumore della strada.

Esiste una Massoneria invisibile, che non lascia citazioni ma lascia tracce nei cuori di chi resta. I due Mario ci ricordano che il Tempio si edifica soprattutto quando nessuno guarda.

Viene da chiedersi, camminando tra gli specchi e il rumore dei nostri giorni, quanti costruttori silenziosi incrociamo senza saperlo. Forse è tempo di imparare a riconoscerli.

Autore Hermes

Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.