Perché proprio la Massoneria può essere la risposta alla crisi della modernità
L’analisi sociologica è concorde nel riconoscere un ampio processo di secolarizzazione. Il sacro, la spiritualità, gradualmente sono esclusi da sfere sempre più ampie della quotidianità.
Un’analisi di queste dinamiche ci arriva già da uno dei classici della sociologia della conoscenza, La realtà come costruzione sociale, di Peter Berger e Thomas Luckmann, pubblicato nel 1966.
Il punto di partenza è il concetto di universi simbolici.
Tutti i settori dell’ordine istituzionale sono integrati in una struttura di riferimento che include e che costituisce un universo nel senso letterale della parola, perché tutta l’esperienza può esser vista come avente luogo all’interno di essa.
L’universo simbolico è pensato come matrice di tutti i significati oggettivamente e soggettivamente reali: l’intera società storica e l’intera biografia dell’individuo sono viste come avvenimenti che si svolgono all’interno di questo universo.
Peter Berger e Thomas Luckmann – La realtà come costruzione sociale
Gli universi simbolici, però, devono essere conservati, inquadrati in meccanismi concettuali che assumono connotati progressivamente più complessi.
Quelli più semplici si basano sulla mitologia, che presuppone una visione immanente del magico, del sacro, del divino.
Gli uomini interagiscono con gli dèi, che intervengono costantemente nelle loro vite. E provano a modificare la realtà, ricorrendo a formule e rituali.
A un certo punto, le religioni spezzano questo contatto diretto con le divinità. Nascono le chiese, che occupano il ruolo di mediazione tra gli uomini e la verità, sempre meno immediata e difficile da conseguire.
Subentrano, poi, le filosofie, le ideologie.
Il fine ultimo diventa quello di realizzare la rivoluzione, il predominio della razza eletta, di conseguire l’illuminazione o la gnosi.
Arriva, infine, la scienza. La forma più complessa di conservazione degli universi simbolici.
Gli scienziati sono i sacerdoti di questo nuovo universo simbolico. Parlano linguaggi ieratici, custodiscono conoscenze che sono precluse alla stragrande maggioranza degli esseri umani. Indossano abiti rituali, i ‘mistici’ camici bianchi che sembrano ricondurre alle tuniche degli officianti di antichi cerimoniali.
Pietro Riccio – L’infinita metafisica corrispondenza degli opposti
Con l’avvento della scienza, il sacro viene completamente messo al bando.
La scienza non soltanto completa l’eliminazione del sacro dalla vita quotidiana, ma elimina da quel mondo anche la conoscenza preservatrice dell’universo in quanto tale.
Peter Berger e Thomas Luckmann – Ibidem
Il processo si chiude; da un sacro immanente si passa alla mediazione delle chiese per arrivare alla totale esclusione del sacro come fondamento ontologico di universi simbolici.
In più, le competenze necessarie al mantenimento di questi sistemi sono completamente sottratte al profano.
Per dirlo più semplicemente, il membro “profano” della società non sa come più come il suo universo debba essere concettualmente preservato, anche se, naturalmente, sa ancora chi sono presumibilmente gli specialisti della preservazione dell’universo.
Peter Berger e Thomas Luckmann – Ibidem
La scomparsa del sacro dalla cultura occidentale comporta una diversa percezione dei concetti di bene e di male. Di morale. Di etica.
Con la conseguenza che le norme, scritte o non scritte, il potere, l’autorità di qualsiasi tipo, perdono la principale forma di legittimazione.
A fine millennio scorso, la morte di Dio, come fu definita da Nietzsche, viene inquadrata dal sociologo Zygmunt Bauman, nella sua lettura della società post moderna, da lui definita liquida.
Uno dei suoi testi meno conosciuti è ‘Cecità morale. La perdita di sensibilità nella modernità liquida’, del 2013, scritto a quattro mani con il filosofo lituano Leonidas Donskis, nell’originale forma di conversazione, in cui viene affrontato, in modo analitico, il problema della morale nella società moderna.
La rappresentazione del male come entità oggettiva è stata a lungo incoraggiata dalle narrazioni religiose e mitologiche. E noi oggi continuiamo a rifiutarci di cercare il male dentro di noi. Perché? Perché questa ricerca è terribilmente difficile e ribalta completamente la logica di vita quotidiana delle persone comuni.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Cecità morale. La perdita di sensibilità nella modernità liquida
In sostanza, contrariamente da quanto accade nelle religioni, il male non viene visto come qualcosa di esterno, di personificabile.
L’aver assegnato a una «modernità» fin troppo visibile (prodotto eminentemente umano, riconosciuto come scelta umana e come modo di pensare e agire adottato e praticato dagli uomini) il ruolo fino ad allora riservato a Satana – invisibile ai più e visto solo da pochi eletti – è stato solo uno dei tanti aspetti, conseguenze ed effetti collaterali del «progetto moderno» di affidare la gestione delle cose del mondo a un management umano. Poiché questo progetto ereditava in tutto e per tutto l’atteggiamento rigorosamente monoteistico da secoli di dominio ecclesiastico, il cambiamento si ridusse a sostituire alle vecchie entità (sacre) nuove entità (profane) che pur con nomi diversi rimanevano all’interno di un modello immutato da tempo immemorabile. A partire da quel momento la risposta alla domanda unde malum fu cercata bussando alla porta di inquilini terreni, di questo mondo.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
Se il modello resta immutato, quello che cambia è il livello di legittimazione. La credenza in un essere superiore pone la distinzione tra il bene e il male in un ambito sovraumano, metafisico.
Le entità sacre sono sostituite dall’uomo, che diventa misura delle cose, non più creatura a cui è stato concesso il libero arbitrio, ma egli stesso arbitro.
Con la conseguenza che, senza regole, culturalmente definite come universali e necessarie, la separazione tra bene e male si frammenta in tante morali individuali e relative.
E non è più il vecchio e familiare Mefistofele di Goethe – nella sua forma canonica o magari reincarnato nella versione aggiornata di István Szabó -, ma un Diavolo «fai da te», diffuso, disperso, deregolamentato e impersonale, macinato, polverizzato, cosparso sull’umanità, che genera miriadi di «agenti locali», privatizzati e «subappaltati» al singolo individuo, a ciascuno di noi. Non ha più un recapito, una direzione generale e un braccio esecutivo, come in Zamjatin, Bulgakov o Orwell, e nemmeno un tempio in cui convocare e radunare i fedeli per pregare insieme: ciascuno di noi porta con sé ovunque il suo tappetino da preghiera, e può genuflettersi in una qualsiasi via piena di negozi. Preghiamo in pubblico, anche se – anzi, proprio perché – la liturgia e i breviari sono autoreferenziali…
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
Un supermercato delle religioni. O meglio, la religione del supermercato, dei consumi, verso una generalizzata adiaforizzazione, ossia esenzione dalla sfera del giudizio morale.
La forma liquido-moderna dell’adiaforizzazione è ricalcata sul modello della relazione consumatore-merce, e la sua efficacia si basa sul trasferimento di quel modello nell’ambito dei rapporti umani. Nel ruolo di consumatori noi non giuriamo eterna fedeltà alla merce che cerchiamo e acquistiamo per soddisfare i nostri bisogni o desideri, e continuiamo a servircene finché (e solo finché) essa risponde alle nostre aspettative o finché non ci imbattiamo in un’altra merce che promette di gratificare quegli stessi desideri in modo più esauriente rispetto alla merce precedentemente acquistata.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
Come cantava Zero, usando una citazione più popolare:
Fuggire dal mondo e da se stessi,
nella finzione nel sesso disperato,
nei videogames subire il fascino del sacro
nei reparti di un supermercato
Renato Zero – La pace sia con te
Il perverso processo di individualizzazione della modernità che porta, in modo paradossale, a un progressivo annullamento del valore dell’individuo.
Le regole del consumo si estendono ai rapporti personali. Le amicizie, gli affetti, i sentimenti sono vissuti in maniera utilitaristica, a prescindere dalla possibile mutua soddisfazione.
Le persone diventano intercambiabili, come la marca di un dentifricio o il modello di smartphone.
A questo si riduce in ultima analisi il processo di «individualizzazione», efficacemente compendiato nell’espressione, oggi tanto usata, «ho bisogno dei miei spazi» (interpretata come rivendicazione di libertà dalla vicinanza e dalle interferenze di altre persone). Questo processo, anche se non necessariamente animato da intenzioni «immorali», conduce gli individui in una condizione che non richiede e, soprattutto, non ammette giudizi e regole morali.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
E, nella logica delle multinazionali, l’uomo smette di avere un’anima, un volto, un nome.
Tutto diventa lecito, tutto diventa possibile.
Ogni vizio, ogni pratica che prima poteva essere etichettata come perversione, viene sdoganata, normalizzata.
Non più demoni cui vendere l’anima. Non più un’anima da vendere al diavolo.
Slegata da ogni vincolo etico, prima o poi, ogni cosa può e deve rientrare nell’orizzonte di finestre di Overton, che tendono asintoticamente all’infinito.
Le statistiche contano più della vita reale delle persone, e la dimensione di un paese e la sua potenza economica e politica contano molto più del valore di uno dei suoi abitanti, anche quando quest’ultimo parla a nome dell’umanità. Nulla di personale, gli affari sono affari: ecco il nuovo Satana della modernità liquida.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
Numeri. Di una guerra. Di una pandemia.
Numeri di spettatori di programmi televisivi, di follower del cantante o dell’influencer del momento.
Numeri sacrificabili sull’altare del profitto nelle nuove ritualità della modernità liquida.
I social come nuova arena digitale in cui, da statistiche, ci si trasforma in gladiatori digitali, per dare sfogo alle proprie frustrazioni.
Le nuove forme di censura coesistono – molto stranamente – con un linguaggio sadico e cannibalesco che scatena orge verbali di odio senza volto su Internet, vere e proprie cloache virtuali che rovesciano liquami sugli altri e incredibili ostentazioni d’insensibilità (specialmente quando i commenti sono anonimi).
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
Se alcune tematiche sono oggetto di pensiero unico e di censure, la società liquida si riserva i propri meccanismi di estrinsecazione dell’aggressività, secondo modalità che non minacciano il sistema.
Tuttalpiù, a farne le spese saranno sempre gli individui.
Esultanze per la morte di questo o di quel personaggio pubblico.
Per i bombardamenti da una parte o dall’altra.
Viviamo in un mondo che ha perso da tempo il controllo su sé stesso (pur cercando ossessivamente di controllare le persone) – un mondo che non è più in grado di trovare risposta ai propri dilemmi e di ridurre le tensioni che ha creato.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Ibidem
Individui sempre più lasciati in balia della paura.
Tutte le favole morali agiscono seminando paura. Ma la paura seminata dalle favole morali di ieri serviva a redimere (in quanto arrivava con il proprio antidoto, con una ricetta per evitare la minaccia che la generava, per vivere una vita senza paura), mentre le favole morali del nostro tempo sono tendenzialmente impietose: non promettono alcuna redenzione. Le paure che esse seminano sono incurabili e ineliminabili, ci sono e resteranno: possono essere allontanate o dimenticate (represse) per un po’, ma non esorcizzate.
Zygmunt Bauman – Paura liquida
O meglio. Quelle moderne sono favole senza morale.
Vuote di ogni universo simbolico.
Il mito, la magia, la religione, la ritualità erano tutti modelli di giustificazione di un ordine sociale.
Davano una giustificazione per le regole, per la sofferenza, per il sogno, per gli stati alterati di coscienza.
Orizzonti con una componente morale tale da giustificare la più grande delle paure umane: la morte.
Ricordare che la morte incombe aiuta gli esseri mortali a restare sulla giusta via nel corso della propria vita, conferendo a quest’ultima uno scopo che rende prezioso ogni momento vissuto. «Ricordati che devi morire» significa dunque: vivi la tua vita terrena in modo da guadagnarti la felicità nella vita ultraterrena. La vita dopo la morte è garantita, anzi ineluttabile; ma la sua qualità dipende da come viviamo la vita prima di morire. Può essere un incubo o la beatitudine.
Zygmunt Bauman – Paura liquida
Le favole vuote della modernità liquida non promettono più paradisi o cicli di reincarnazione.
Lasciano ansie, verso la vita, verso i rapporti personali.
Lasciano paure irrisolte.
Il mondo occidentale, in sostanza, ha smarrito ogni forma di spiritualità, ogni senso del sacro.
Nella modernità non c’è più spazio per una dimensione spirituale.
E, a questa mancanza, non si può sicuramente dare una risposta con i movimenti new age, o abbracciando modelli esotici che non hanno alcuna corrispondenza culturale e simbolica con le nostre realtà.
Sono universi simbolici che parlano un’altra lingua, che fanno riferimento ad altri sistemi, con significanti e significati che non ci appartengono.
Spiritüale (ant. o poet. spiritale) agg. [dal lat. spiritualis, der. di spiritus -us «spirito»]. – 1. Che è immateriale, esente da materialità, che appartiene alla sfera dello spirito: esseri, creature s., per es. gli angeli e i santi, nella comune concezione. 2. a. Proprio dello spirito, inteso come complesso e centro della vita psichica, intellettuale e affettiva dell’uomo.
Vocabolario Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/spirituale/
Proprio quello che all’uomo liquido è negato, sacrificato nella logica del profitto.
L’Occidente liquido, dunque, ha la necessità di una spiritualità che possa restituire la sfera del sacro.
E, qui, ritorniamo alla Massoneria.
Equivoco comune è quello di pensare che una spiritualità debba necessariamente essere legata a una religione.
Così come si è portati a credere che il sacro lo sia ugualmente.
Ma, se ne vediamo la definizione, ci accorgiamo che non è necessariamente così.
Anzi.
Sacro (ant. sagro) agg. [lat. sacer -cra -crum]. – 1. a. In senso stretto, si definisce sacro ciò che è connesso all’esperienza di una realtà totalmente diversa, rispetto alla quale l’uomo si sente radicalmente inferiore, subendone l’azione e restandone atterrito e insieme affascinato; in opposizione a profano, ciò che è sacro è separato, è altro, così come sono separati dalla comunità sia coloro che sono addetti a stabilire con esso un rapporto, sia i luoghi destinati ad atti con cui tale rapporto si stabilisce.
Vocabolario Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/sacro1/
Il sacro è più genericamente contrapposto al profano e consiste nel rapportarsi a qualcosa che si percepisce come superiore, di completamente diverso e separato dalla sfera materiale.
Questo, perché, diversamente dal mondo orientale, la cultura occidentale non ha alcuna spiritualità non connessa alla religione.
Ovvero. Ne ha una sola.
Autenticamente laica e occidentale.
La Massoneria, appunto.
Che, forse, spaventa proprio perché può dare tutte le risposte che l’uomo liquido cerca.
Secondo schemi che sono profondamente radicati nel nostro immaginario, nel nostro inconscio collettivo.
E che ha tutte le caratteristiche per far fronte alla crisi attuale.
Non essendo una religione, non ha dogmi, per cui non ha verità da imporre.
Non si fonda su una visione del Sacro irrazionale, ma lo cerca attraverso l’uso della Ragione.
Mette al centro l’uomo, che ha la possibilità di vivere, in modo assolutamente individuale, il sacro.
E, fin qui, verrebbe da chiedersi, perché dia tanto fastidio; anzi, potrebbe essere funzionale, se ci fermiamo a questi elementi.
Ma, ovviamente, la Massoneria non è solo questo. Anche perché, in tal caso, non sarebbe nulla di così originale, non si spiegherebbe il suo perpetuarsi nelle diverse forme che ha assunto nel corso dei millenni.
Pur essendo un percorso individuale, la Libera muratoria si fonda su di un sistema simbolico, che attinge ad archetipi, dai quali costruisce la sua universalità. Almeno per quanto riguarda l’Occidente.
Inoltre, l’individuo di cui parla la Massoneria non è quello della liquidità, ridotto a numero e isolato.
Una delle metafore più belle di una Loggia è quello della melagrana.
Ogni chicco è separato dagli altri da una membrana, tutti i chicchi, pur nel loro essere distinti, formano il frutto.
L’uomo Massone non è isolato, ma vive in modo forte quel senso di solidarietà che Bauman vede estromesso dalla modernità. Tende all’empatia.
Non si relaziona al prossimo come semplice dato statistico, ma vede la persona, in carne, ossa, emozioni, paure e pensieri.
Fa beneficenza senza esibirla.
Per quanto gli sia possibile, realizza, assieme agli altri Fratelli, opere filantropiche per alleviare le sofferenze di chi è più fragile.
Questo ci conduce a un concetto di libertà diverso da quella propugnata nel mondo occidentale dalla modernità liquida.
Libertà come consapevolezza, come diritto di esprimere il proprio pensiero senza censure, come possibilità di sviluppare al massimo il proprio essere.
Perché no, il Massone potrebbe essere quell’uomo nuovo così tanto frainteso di Nietzsche, capace di far entrare in equilibrio, far coincidere e superare, in se stesso, apollineo e dionisiaco, e di fronteggiare, in questo modo, la complessità dei nostri tempi.
Un soggetto in grado di intuire l’infinita metafisica corrispondenza degli opposti, che, se in basso sembrano essere in continua lotta, in alto diventano le due facce della stessa medaglia, nient’altro che gli estremi di un continuum sul piano noumenico.
In grado di cogliere l’Uno originale oltre l’apparenza fatta di molteplicità e divenire propria della manifestazione.
Sebbene il filosofo tedesco non abbia mai avuto nessun contatto con società iniziatiche, sembra delineare, in modo molto preciso, il percorso latomistico.
Ancora, la Massoneria, come percorso spirituale, si propone di favorire il distacco da quanto è materiale e profano, rifuggendo i falsi bisogni.
Promuove l’elevazione delle masse, anche con iniziative come le Università popolari.
Soprattutto, incoraggia il pensiero critico, sempre più represso, invece, nelle agenzie educative, nelle stesse università, che, come rileva Bauman, sono sempre più omologanti.
Ma se è così, tutta l’educazione (compresa l’istruzione universitaria) si trova oggi di fronte alla crisi più profonda e radicale di tutta la sua storia, pur ricca di crisi – a una crisi che non influenza solo uno o l’altro dei suoi modi (tramandati o acquisiti) di agire e reagire, ma la sua stessa ragion d’essere. Oggi ci viene chiesto di preparare i giovani a vivere in un mondo che annulla e azzera (nella pratica, anche se non in teoria) l’idea stessa di poter essere «preparati» – ossia adeguatamente addestrati e qualificati, pronti a non farsi prendere di sorpresa da ciò che accade e dalle tendenze che cambiano.
Zygmunt Bauman e Leonidas Donskis – Cecità morale. La perdita di sensibilità nella modernità liquida
Proviamo a immaginare un mondo occidentale in cui il vuoto morale possa essere sostituito dall’etica massonica.
La società dei post, che si identifica solo per quello che è stato e non è più, che finalmente supera la liquidità delle crisi bloccate, per concretizzarsi in una nuova forma di concretezza.
Dove coltivare una spiritualità non confessionale invece di inseguire mode consumistiche.
Potrebbe anche portare a una delle più grandi rivoluzioni della storia.
Come è già capitato in passato, quando quegli stessi Ideali hanno determinato la nascita dello stato moderno, l’affermazione dei diritti universali dell’uomo.
I limiti di questa prospettiva sono due.
Il primo è esterno.
La rivoluzione latomistica è osteggiata da chi ha interesse a mantenere lo status quo.
Un uomo isolato, impaurito, con un vuoto che possa essere facilmente riempito da falsi bisogni con data di scadenza sempre più ravvicinata.
Isolamento che non lo porta a unirsi nelle giuste forme per opporsi.
Il termine resilienza, oggi tanto di moda, è lo specchio di una società che ha plasmato soggetti sempre più passivi, la cui dote principale è quella di piegarsi a ogni cosa senza reagire.
Càlati juncu ca passa la china.
Detto siciliano non inserito certamente nella visione di Battiato.
Do you see the dramatic escalation of violence?
The world outside is insane, it’s full of evils.
Without wasting time, we take refuge
in the empty Essence.
Franco Battiato – Caliti junku
Una postmodernità che produce sempre più io ipertrofici, personalità narcisistiche come patologica reazione alla paura liquida.
Il secondo è interno.
La Massoneria risente del contesto in cui è inserita.
Molti Fratelli, o presunti tali, sono ancora dominati dall’Io, dai metalli, dalla profanità.
Assoggettati a gratificazioni esteriori, che siano grembiuli o cariche.
La Massoneria degli ultimi anni assomiglia molto più a un service profano che a un ordine iniziatico.
La matrice simbolica tradizionale è sempre più messa da parte, sostituita da logiche della modernità.
Vincoli poco iniziatici invece che Libertà.
Fratelli di serie A e di serie B invece che Uguaglianza.
Litigi invece che Fratellanza.
Ignoranza, Fanatismo e Ambizione invece di Forza, Bellezza e Saggezza.
Ma la Massoneria ha al suo interno ancora un nucleo di Iniziati veri, che con la matrice mantengono un legame forte.
Un nucleo che può restituire all’Istituzione una dimensione tradizionale e alla società una dimensione valoriale, dei punti fermi, dei valori.
Ideale. s. m. a. Quanto esiste soltanto nello spirito, nel pensiero: la sfera dell’ideale. b. Più particolarmente, ciò che è concepito dallo spirito e dall’intelletto come bello e perfetto, oggetto quindi delle più alte aspirazioni, a cui ci si propone di avvicinare la realtà esistente: i. politici, religiosi; gli i. di Dante, di Mazzini; gli i. del Risorgimento; lottare, morire per i proprî i., per un grande ideale.
Vocabolario Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/ideale/
Ideali.
Quanto fa paura, oggi, questa parola?
Quanto fa paura oggi, la Massoneria, che ancora potrebbe essere portatrice di Ideali?
Autore Pietro Riccio
Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.













