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Massoneria e Chiesa Cattolica: oltre l’inconciliabilità di Stimpfle

Massoneria e Chiesa Cattolica

In questi giorni mi ritrovo a sfogliare le pagine ingiallite del 1986, quando Monsignor Josef Stimpfle erigeva mura di carta e inchiostro per dichiarare l’inconciliabilità tra la Chiesa Cattolica e la nostra Libera Muratoria.

Leggo di “peccato grave”, di “relativismo” e di possibile “machinatio”.

Eppure, nel silenzio del mio studio, sento che quel verdetto non parla a me, né parla del Cristo che ho imparato a conoscere oltre la superficie dei dogmi.

Mentre rileggo quello studio, non posso fare a meno di notare una strana ironia del destino: in quelle pagine, il Vescovo di Augusta difendeva la “verità oggettiva” dal nostro presunto relativismo, ma a distanza di decenni quel muro appare per quello che è – un tentativo di proteggere un’istituzione che, proprio come la nostra Massoneria, vive il dramma di una profonda lacerazione interiore.

Specchi di cenere: la degenerazione dei due mondi

C’è una verità amara che dobbiamo avere il coraggio di sussurrare: la degenerazione di certa Massoneria somiglia in modo straordinario alla degenerazione della Chiesa.

Entrambe le istituzioni, nate per custodire il Sacro e illuminare l’umano, sono spesso scivolate nel fango della mondanità. Quando una Loggia smette di essere un’officina di spirito per diventare un club di affari, di potere o di sterile prestigio sociale, commette lo stesso peccato di quella parte di Chiesa che si è trasformata in burocrazia, in gestione di patrimoni o in influenza politica.

In entrambi i casi, abbiamo assistito alla vittoria dei “paramenti” sul “cuore”. Abbiamo visto massoni curarsi più del colore del proprio grembiule che della levigatezza della propria pietra, così come abbiamo visto sacerdoti più attenti alla rigidità del dogma e del protocollo che al profumo delle pecore smarrite.

La Massoneria degenerata e la Chiesa degenerata sono due specchi che riflettono la stessa immagine: un guscio vuoto che in molti casi ha dimenticato la sua missione di Luce.

Relativismo o Essenziale?

Il Vescovo Stimpfle temeva che la nostra “mancanza di una fede particolare” potesse diluire la verità oggettiva di Cristo. Ma la prospettiva cambia radicalmente se guardiamo attraverso il prisma dell’iniziazione.

Per me, non si tratta di porre tutte le fedi sullo stesso piano per svuotarle, ma di scavare nel cuore dell’uomo per trovare quella Sapienza Perenne che René Guénon indicava come il nucleo di ogni Tradizione.

Se la religione esterna (l’exoterismo) è il guscio necessario, la ricerca interna (l’esoterismo) è il frutto. Cristo non è per me un simbolo tra i tanti, ma il culmine di un Fiume Carsico di verità che scorre sotto la storia umana sin dalle origini.

La Massoneria non mi ha allontanato da Lui; al contrario, mi ha fornito gli strumenti per sgrossare la pietra dei pregiudizi e ritrovarLo lì, nel centro del mio petto, con una convinzione che nessun catechismo imparato a memoria avrebbe mai potuto darmi.

Le due anime della Chiesa

Ma la Chiesa non è un blocco di granito monolitico, e lo studio di Stimpfle lo rivela tra le righe. In essa convivono, da sempre, due anime in tensione perpetua.

C’è l’anima di Stimpfle e Ratzinger: l’anima della vigilanza dottrinale, del muro, della protezione della verità intesa come possesso. È una Chiesa – Fortezza che vede nel dubbio un nemico e nella ricerca interiore un pericolo di diluizione.

E poi c’è l’anima di Reinhold Sebott, di Alberto Maggi e del dialogo: l’anima che cerca ponti, che ascolta il battito della coscienza del singolo e che riconosce che lo Spirito soffia dove vuole, anche oltre i confini del Diritto Canonico.

Questa seconda anima è quella che parla il mio linguaggio. È l’anima che comprende che il Fiume Carsico della Verità non può essere imprigionato in un alveo di cemento. Se la prima anima teme che il “metodo” della Loggia renda il fedele troppo autonomo, la seconda anima sa che Cristo è venuto proprio per renderci liberi.

La Notte Oscura e la caduta dei Templi

Monsignore teme la “crisi della fede”. Noi massoni sappiamo che nulla può essere costruito se prima non viene distrutto. Come insegnano i Gradi Scozzesi, il Tempio esterno deve essere abbattuto affinché il Tempio interiore possa essere scoperto.

Questa non è apostasia o eresia; è la “Notte Oscura” dei mistici. È quella morte simbolica che precede ogni rinascita. Se la mia fede “muore” (apparentemente) tra le navate di una chiesa, è solo perché possa risorgere più autentica nel silenzio del lavoro iniziatico.

Cristo stesso lo disse:

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.

Parlava del Suo corpo, certo, ma parlava anche dell’uomo.

La gerarchia ecclesiastica si aggrappa alle pietre e ai paramenti, dimenticando che l’unico Tempio che conta è quello dello Spirito.

Dal Sacerdote al Presbitero: l’eclissi dei paramenti

Qui risiede, forse, il vero punto di rottura. Io credo fermamente nella necessità di Cristo, ma sento sempre meno il bisogno di quella “crosta” storica fatta di titoli, gerarchie e ori. Sogno una Chiesa che torni all’essenzialità del cristianesimo primitivo.

Non cerco un “Sacerdote” inteso come figura di potere o mediatore magico che evoca dogmi, colpe, peccati e proibizioni come sentenze. Cerco un Prete, un Presbitero (da “presbyteros”, l’anziano). Una guida saggia, un fratello maggiore che cammina al mio fianco, non un sovrano che mi sovrasta.

L’alveo del fiume è necessario perché l’acqua non si disperda, ma quando l’alveo diventa un muro che impedisce all’assetato di bere, allora ha smesso di servire la Verità per servire se stesso. La mia fedeltà non appartiene a una struttura di potere, ma alla Verità che quella struttura dovrebbe solo custodire.

Sacramento, Rito e Tradizione

Monsignor Stimpfle confonde il nostro metodo con la Grazia. Per me la distinzione è netta e inviolabile:

Il Sacramento è l’atto di Dio.

È la Grazia oggettiva che scende verso l’uomo. È il nutrimento del cristiano, l’abbraccio dell’Altissimo.

Il Rito è l’atto dell’uomo.

È il metodo, il lavoro soggettivo che facciamo su noi stessi per affinare la coscienza e renderci “pietre adatte” alla costruzione.

L’uno non sostituisce l’altro.

La Loggia non è la mia parrocchia, ma il mio cantiere. Il rito mi prepara a ricevere il sacramento con una consapevolezza più profonda. Il percorso di conoscenza di se stessi, illuminato dalla Tradizione e dalle intuizioni di maestri come René Guénon, non fa che rafforzare il mio credere in Cristo. Cristo non è un’opinione soggettiva, ma la Verità che dà senso a ogni scavo interiore.

Cercare le tracce del Creatore nel profondo del mio cuore non è “sincretismo”, è fedeltà al mandato evangelico:

Il Regno di Dio è dentro di voi.

Se la Chiesa vede in questa autonomia un pericolo, è perché teme un fedele che non ha più bisogno di essere guidato per mano, ma che sa camminare verso la Luce con le proprie gambe.

Oltre le istituzioni, l’Amore

La mia “doppia appartenenza” non è un equilibrismo intellettuale, ma una sintesi dello Spirito. La mia sfida – e forse la sfida di molti Fratelli – è vivere Cristo in un modo che attraversi le istituzioni senza restarne prigioniero.

Se Dio chiama incondizionatamente, allora il luogo dell’azione cristiana non è la difesa della dottrina, ma l’Amore. La mia “comunità” sono gli “altri”, senza distinzione di grembiule o di abito talare.

Noi massoni cristiani non siamo “intrusi” nel Tempio di Dio, né “peccatori” nel tempio dell’Umanità. Siamo cercatori che sanno che le istituzioni possono degenerare, ma la Verità è incorruttibile.

Finché ci saranno uomini pronti a distruggere il proprio ego, il proprio orgoglio (il tempio esterno) per far spazio alla Carità, al Sé (il tempio interiore), il dialogo rimarrà aperto.

Sia lodata la linea di quei teologi che cercano ponti e non muri. Io resto qui, tra la squadra e il compasso, con il Vangelo aperto sul cuore. Convinto che ogni colpo di scalpello dato alla mia pietra grezza mi possa portare più vicino a quel Cristo che è venuto non per abolire, ma per completare.

Il Tempio di pietra può anche crollare; il Fiume Carsico dell’Essere troverà sempre una via.

Il mio scalpello batte ancora. E ogni colpo è una preghiera.

Autore Hermes

Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.