Home Rubriche Menorah Massone vero o iscritto social? Un bivio fra luce e ombra

Massone vero o iscritto social? Un bivio fra luce e ombra

Massoneria

La Massoneria, sin dalle origini operative e speculative, ha nutrito la speranza di una trasformazione interiore e sociale fondata su principi essenziali: libertà, uguaglianza, fratellanza.

Eppure, oggi, in Italia come altrove, emerge un abisso profondo tra coloro che incarnano davvero quei valori e chi, al contrario, si limita a frequentare rituali senza comprenderne l’anima.

Il Massone autentico agisce con consapevolezza: non ricorre alla Massoneria per potere o visibilità, bensì per lavorare su di sé, coltivare la propria pietra grezza e contribuire al bene comune.

È la persona che secondo l’insegnamento dei nostri antichi Maestri, non aspira alla Luce per vantarsene, ma per metterla al servizio degli altri, guidare con umiltà e offrire ascolto sincero.

Quando Giovanni Becciolini, un Fratello ucciso per la fede massonica durante il fascismo, seppe essere coerente fino a non tradire i suoi ideali, ricordò che

i liberi muratori non si piegano.

Al contrario, l’iscritto alla Massoneria è colui che vede nel grembiule un ornamento, nella frequentazione del tempio un’occasione sociale o professionale.

Questi “massoni da social” spesso ignorano il senso profondo del cammino iniziatico. Non raramente finiscono per abbracciare logiche di piccolo potere, sfruttare relazioni o inseguire notorietà sulla pelle del simbolismo.

Il vero conflitto non è tra “chi sta dentro” e “chi sta fuori”, ma tra chi mette piede nel tempio per rigenerarsi e chi vi entra per consumare.

Come affermava Julius Evola criticando la deriva massonica moderna:

Esiste la possibilità che le influenze spirituali si ritirino e rimanga solo un decadente psichismo aperto a forze oscure.

Le Logge vere hanno radici antiche, edifici simbolici costruiti sul confronto e sul sapere: il Massone autentico non si fa trascinare dalle “mode del momento”, resta saldo al compasso e alla squadra.

Come scriveva Ettore Ferrari:

Freemasonry is a school of liberty, atonement and brotherhood

La Massoneria è una scuola di libertà, espiazione e fratellanza.

Questa scuola richiede umiltà, disciplina interiore e rigore etico. Non basta il titolo, serve la sostanza. Il vero Massone non si accontenta di frequentare: lavora, medita, costruisce. E quando le logge si infrangono contro scandali o infiltrazioni criminali, il Massone autentico resta spettatore critico, ma non complice.

Il Massone autentico non cerca visibilità, non ambisce a profitti e non trasforma i simboli in ornamenti da esposizione. Egli vive i principi di Fede, Speranza e Carità, dentro e fuori la Loggia, nella quotidianità. Trova nelle virtù cardinali, Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza, il vero metro dell’operare. Quando agisce, lo fa con verità, non per apparire.

L’iscritto, invee, è presente, partecipa saltuariamente e di solito punta a guadagnare influenza. È l’epitome di chi fa dell’istituzione un trampolino di potere profano. Persona motivata dall’interesse personale, non dal progresso spirituale.

Come sostiene la critica massonica, la degenerazione in “massoneria deviata” nasce quando il fine originario viene sostituito da scopi privati.

I veri Massoni incarnano la rectitudo, l’integrità morale che John Mackey descrive come distintivo dei veri fratelli, legati a una scienza spirituale piuttosto che a un semplice mestiere operativo.

Gli iscritti, invece, sono spesso profani che indossano il grembiule, usano il linguaggio ma non approfondiscono il simbolo.

Il più grande pericolo non è avere aspirazioni, ma trasformare la Loggia in una scala per salire. Quando la Massoneria diventa strumento per agganciarsi a poteri, si mescola con la politica, i favori e, talvolta, persino con complicità dubbie.

L’errore e l’inconsistenza, se tollerati, diventano abitudine. E il risultato è una Loggia che si trasforma in cortile profano, popolato da ambizioni egoistiche più che da riflessione iniziatica.

Un autentico Massone non teme il giudizio, ma lo invita. Non cerca promozioni, ma crescita. Non desidera seguaci, ma compagni di cammino nella costruzione del Tempio interiore. Egli agisce perché crede, non perché vuole essere visto.

Solo il Massone autentico costruisce “tempietti interiori” capaci di produrre cambiamento. L’iscritto resta un volto anonimo, un numero di registro con simboli ma senza essenza.

Come recita una frase latina cara alla ricerca massonica

Veritas veri inimica non est

La verità non è nemica della verità

sebbene spesso chi confonde la Verità con la posizione sociale pensi il contrario.

Questa distinzione è importante, perché ci ricorda che la Libera Muratoria non è un club né un titolo su carta. È un percorso iniziatico che richiede soggettiva dedizione e rigore. E se decine di iscritti restano nel rituale superficiale, pochi contribuiscono davvero alla trasformazione del sé e del mondo.

Mi piace pensare che il vero Massone sia chi accoglie l’acacia, chi, nato dal seme della verità, cresce nella difficoltà e fiorisce nella coerenza.

L’iscritto alla Massoneria resta un germoglio incerto, magari colorato, ma fragile nella tempesta.

Perché alla fine, il compito del Massone non è dimostrare di conoscere il linguaggio esoterico, ma di incarnarlo; non è esibire simboli, ma viverli. Ecco perché questa distinzione è un monito, non un vezzo.

Questo scritto non è solo una critica, ma un richiamo a chi ha scelto di diventare Massone non per convenienza, ma per verità. Un invito a guardarsi dentro, con onestà, e a decidere se restare nell’ombra o diventare luce viva.

Quando, al tramonto del nostro grembiule, ci guarderemo negli occhi davanti alla Grande Luce, chi sarà quel Massone che potrà affermare:

E tu sei un Massone autentico o sei un iscritto alla Massoneria?

Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.