Negli ultimi anni, anche a fronte del fallimento di molte terapie mediche, ma soprattutto in relazione agli effetti collaterali conseguenti dall’utilizzo dei farmaci e alla maggiore sensibilizzazione di alcune fasce di popolazione, si è verificato un maggiore interesse nei confronti dell’uso di terapie basate su un approccio più naturale che utilizza princìpi attivi derivanti da piante, fiori e radici.
Per definizione, la fitoterapia è una branca della farmacoterapia che utilizza piante o estratti vegetali (fitocomplessi) per prevenire, curare o alleviare patologie e disturbi.
Riconosciuta dalla comunità scientifica, si basa sull’uso di medicinali a base di erbe approvati per qualità ed efficacia
L’uso delle piante medicinali è una pratica antichissima, diffusa in tutte le culture, tant’è vero che esistono numerose evidenze testuali e archeologiche di come molte piante officinali utilizzate nell’antichità siano tuttora fondamentali nella medicina moderna e nella fitoterapia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980, nella riunione di TienTsin in Cina, definì le piante medicinali nel modo seguente:
È pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche.
Le prove più antiche sull’uso delle piante medicinali in Cina sono di tipo archeologico, in quanto, nei siti neolitici (~5000 a.C. -3000 a.C.), sono stati riscontrati resti di erbe medicinali, suggerendone l’impiego per scopi terapeutici.
A Cishane Jiahu, in siti risalenti a circa 7000 a.C., sono stati trovati semi di efedra (Ephedrasinica), usata per trattare problemi respiratori.
Sempre tra le più antiche testimonianze di fitoterapia troviamo alcune tavolette cuneiformi di Ninive conservate nella biblioteca di Assurbanipal, risalenti a circa 2.000 anni prima di Cristo, che si contendono il primato con un libro erboristico cinese del terzo millennio avanti Cristo, Pen Tsao, che contemplava circa mille piante e rimedi naturali.
I primi documenti scritti risalgono al papiro di Ebers (1500 a. C.) e Assiria (650 a.C.), nei quali sono documentate e dettagliate decine di erbe.
Il Papiro di Ebers contempla oltre 700 rimedi, con ingredienti vegetali, spesso anche in formulazioni complesse e ne fornisce l’indicazione terapeutica e il metodo di preparazione.
Anche nella medicina Ayurvedica il testo vedico Atharvaveda (1.200 a.C.) presenta terapie e rimedi con riferimenti a erbe curative, in chiave, però, più magica e religiosa, mentre il CharakaSamhita (II sec. a.C.), è un compendio di medicina ayurvedica con una farmacopea vegetale strutturata.
Successivamente, nell’antica Grecia e nella tradizione dell’Impero romano, troviamo il Corpus Hippocraticum (~V sec. a.C.), redato dal “padre della medicina”. L‘Historia plantarum (III sec. a.C.), un trattato di Botanica di Teofrasto, discepolo di Aristotele che, tra i primi, intuisce la differenza tra le modalità di nutrimento del mondo vegetale e animale, che nel nono libro tratta le piante medicinali.
Ancora, il De Materia Medica (I sec. d.C.), di Dioscoride Pedanio, elenca oltre 600 piante medicinali e si configura come manuale di riferimento della pratica medico-farmacologica fino al 1500. Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., scrive una vera enciclopedia di botanica terapeutica denominata Naturalis Historia.
Altri due personaggi, di cui ci sono pervenute notizie e che hanno avuto una notevole importanza nell’evoluzione dell’erbario, furono Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, e il suo medico Crateva. Secondo Dioscoride, Crateva fu il primo a compilare un erbario corredato di immagini. L’efficacia delle piante a scopi medicamentosi era nota già a Dioscoride, medico della Cilicia del I secolo d. C., autore del famoso De Materia Medica.
In quest’opera, punto principale della conoscenza scientifica in Occidente e in Oriente per tutto il Medioevo, sino alla comparsa della farmacologia chimica, sono illustrate le virtù terapeutiche delle piante.
Il lavoro è composto da cinque libri, con la descrizione di circa seicento piante e le relative indicazioni terapeutiche.
La prima scuola medica laica, importante istituzione per l’insegnamento e l’esercizio della medicina, è la Scuola Medica Salernitana tra il secolo VII e VIII.
Era frequentata da allievi di ogni nazionalità e l’insegnamento era affidato a personaggi provenienti dalle varie culture, con lo scopo di verificare e confrontare le diverse conoscenze mediche. Nel IX secolo era famosa in tutta Europa ed era rappresentata nel sigillo di Salerno col motto: Civitas Hippocratica.
Fautore della scuola fu Costantino l’Africano, dotto cartaginese giunto a Salerno e, successivamente, monaco a Cassino, che favorì la divulgazione della cultura araba sull’uso delle piante medicinali e la traduzione dall’arabo in latino “Dell’Arte medica” di Galeno. Contribuirono alla fama della Scuola Salernitana Benvenuto Grafeo e Ruggero di Fugardo, autore quest’ultimo, nel XII secolo, del Trattato di Chirurgia.
Sicuramente l’opera che rese celebre la Scuola fu “Flos Medicinae” o “Regimen Sanitatis Salerni”, del XII secolo, e la Scuola Medica Salernitana dette impulso alla creazione di altre famose istituzioni come quella di Montpellier, Bologna e Padova.
In Francia, nel XII secolo sorge l’Università di Montpellier, considerata da molti come l’erede della Scuola Salernitana, fautore e maestro più illustre fu lo spagnolo Arnaldo da Villanova (1240 – 1312 d.C.), ricercatore, esoterista, alchimista e forse mago, che fu il primo a intuire le proprietà solventi dell’alcool e il modello di estrazione dei principi attivi delle piante per macerazione in soluzione idroalcoolica.
Nello stesso periodo, si mise in evidenza Philiph Theophrast Bombast von Hohenheim, noto come Paracelso (1493 – 1541 d.C.), medico alchimista nato in una località vicina a Zurigo, cui abbiamo dedicato un precedente articolo.
In contrapposizione alla classe medica dell’epoca che riteneva “corrotta”, cercò di isolare dalle piante un principio che definì “quintessenza”.
Paracelso si può considerare il padre della moderna fitoterapia rinnovata, in cui l’azione delle piante medicinali è riferita al fitocomplesso e non al principio attivo.
Di Paracelso sono da ricordare aforismi di grande significato e attualità:
La natura causa e cura le malattie ed è quindi necessario che il medico conosca i processi della Natura, l’uomo invisibile al pari dell’uomo visibile.
Da quest’aforisma si evince la visione olistica dell’uomo paracelsiana.
Sola dosis facit venenum.
È la dose che fa il veleno.
In quest’aforisma si rappresenta il canone fondamentale della farmacognosia, studio della chimica e della farmacologia dei principi attivi delle piante medicinali e della moderna farmacologia.
Paracelso è considerato il precursore della iatro-chimica, ossia, della chimica medica basata essenzialmente sulla distillazione e l’analisi dei minerali dai quali estraeva le sostanze che servivano a preparare i medicamenti.
Egli non fu solo medico e alchimista, ma fu un attento osservatore dei fenomeni naturali, studiando e raggruppando i vegetali in base alle loro caratteristiche morfologiche.
Individuò, inoltre la similitudine del colore, delle forme e della morfologia delle piante in raffronto agli organi del corpo umano, definendo così la “similitudine magica delle signature” e pubblica il “Trattato delle Segnature”.
Con questa classificazione tenta di dare un senso al secondo principio di Ippocrate relativo alla legge delle similitudini: “Similia similibus curentur” anticipando di alcuni secoli Samuel Hahnemann (1755 – 1843) nella scoperta dell’Omeopatia
Anche Leonardo da Vinci (1452 – 1519 d.C.) si occupò dello studio della botanica e della fisiologia vegetale, studiando il percorso della linfa, la disposizione delle foglie nelle varie specie e cercando di isolare i principi attivi di alcune piante.
A Padova per opera di Anguillara, Guillandini e Falloppio, nacque il primo orto botanico seguito da quello di Pisa e di Bologna.
Carlo Linneo (1707 – 1778 d.C.), naturalista svedese nella sua opera “Systema Naturae”, catalogò le piante in maniera sistematica. La fitoterapia, fino al 1970, appannaggio della chimica, si basava sull’utilizzo del principio attivo delle piante medicinali, identificando in esso sia il titolo riportato in farmacopea ufficiale sia l’azione terapeutica, seguendo i dettami della chimica e della farmacognosia.
Claude Bergeret e Max Tetau, però, rilevarono e diffusero il concetto che l’azione di una pianta medicinale non era da identificare necessariamente solo nel principio attivo, bensì, al sinergismo d’azione derivato dai vari componenti della pianta, quindi il fitocomplesso nel suo insieme.
Per concludere, la fitoterapia consente di intervenire sul decorso di numerose malattie con varie preparazioni, assunte in diverse forme, quali, ad esempio: tisane, tinture madri, capsule, oli essenziali, estratti secchi e fluidi.
Alcuni fitoterapici sono già presenti in specialità medicinali registrate, altri possono essere prescritti in forma di galenici che il farmacista prepara per il singolo paziente.
Con la fitoterapia è possibile trattare tutte le fasce di età sia come terapia complementari e di supporto che come terapia primaria:
– disturbi femminili legati a menopausa, mestruazioni, dismenorrea;
– sindromi ansioso-depressive e insonnia;
– malattie infiammatorie di vari organi e apparati;
– patologie osteo-articolari;
– patologie degli apparati digerente, urinario, cardiocircolatorio;
– patologie della pelle;
– sistema immunitario.
Autore Altiero Biello
Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.













