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Lo zio d’America

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Zio Sam


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Da quando abbiamo finito la sessione di tiro 14 bambini e un insegnante (ndr. il numero delle vittime è poi salito) sono stati uccisi a 400 miglia da qui. Quando faremo qualcosa? Sono stanco, sono così stanco di venire qui e fare le condoglianze alle famiglie devastate che sono là fuori. Sono stanco dei minuti di silenzio. Basta!
Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors 

Il teatro dell’ennesima tragedia è stato una scuola elementare del Texas, la Robb Elementary School nella cittadina di Uvalde, a circa un’ora e mezza da San Antonio.

Salvador Ramos, uno studente 18 enne della Uvalde High School, che si trova nella stessa località, ha aperto il fuoco verso una scolaresca, uccidendo 19 bambini e 2 adulti di cui una era una maestra.

È la scia di sangue che scorre negli USA da decenni: in 23 anni, si contano almeno 11 sparatorie. Ricordiamo che parliamo di un Paese dove il numero di decessi prematuri causati da armi da fuoco è addirittura superiore a quello dei morti per incidenti stradali.

L’ultima, come saprete, è datata 24 maggio: il 18enne Salvador Ramos ha fatto irruzione nella scuola elementare, che egli stesso aveva frequentato, e ha aperto il fuoco sugli alunni e sugli insegnanti, per poi essere ucciso dalle forze dell’ordine. Prima della strage aveva colpito anche la nonna, che forse voleva tentare di fermarlo quando è uscito da casa armato.

Dal 1° agosto 1966, in Texas dove l’ex Marine Charles Joseph Whitman sale sulla torre dell’Università del Texas e, come un cecchino, apre il fuoco. Il bilancio è di 16 morti e 30 feriti, passando per il 20 aprile 1999 a Columbine in Colorado, dove morirono 12 ragazzi e un insegnante uccisi da due studenti di 17 e 18 anni, armati fino ai denti, che poi si tolsero la vita in biblioteca.

Quella avvenuta in Texas sembra avere moltissime similitudini con la strage del 14 dicembre del 2021 nella scuola elementare Sandy Hook di Newton, in Connecticut, quella che a tutt’oggi resta quella con il più alto numero di persone uccise in una scuola elementare americana, e la quarta più tragica in assoluto negli Stati Uniti. Adam Lanza uccise prima la madre per poi dirigersi verso la scuola teatro della carneficina: 26 vittime, tra cui 20 bambini tra i sei e i sette anni.

Ramos, ex alunno della scuola, era stato bersaglio di atti di bullismo, a causa della sua balbuzie. Veniva preso di mira dai suoi coetanei in classe, sui social e per strada, ma alcuni affermano che era un ragazzo timido e simpatico. Aveva solo bisogno di uscire dal suo guscio, come qualcuno in seguito ha raccontato alla folla dei giornalisti che hanno assediato nei giorni scorsi la cittadina texana.

Lavorava in una catena di ristoranti, in un punto vendita vicino alla scuola. Il manager del locale lo ha definito un tipo silenzioso, che non diceva molto e non socializzava con altri dipendenti. Intanto, la sparatoria ha riaperto l’eterno dibattito sul possesso delle armi negli USA.

Il Presidente Joe Biden ha preso una posizione molto forte, criticando duramente la diffusione di armi d’assalto che funestano da tempo, come abbiamo scritto sopra, l’America:

Dove abbiamo messo, in nome di Dio, il coraggio di fare di più e di opporci alle lobby?

È il momento di trasformare il dolore in azione.

Anche Barack Obama, le cui iniziative in materia furono duramente osteggiate nel corso della sua presidenza, ha chiesto alle istituzioni di prendere decisioni per cambiare l’attuale stato di cose:

Il nostro Paese è paralizzato, non dalla paura, ma da una lobby armata e da un partito politico che non hanno mostrato alcuna volontà di agire in un qualsiasi modo che possa aiutare a prevenire queste tragedie.

Teniamo conto che nelle ultime due settimane, sempre negli Stati Uniti, si sono verificati altri attacchi sanguinari. Solo undici giorni fa a Buffalo, nello stato di New York, un uomo ha ucciso dieci persone in un supermercato, mentre il giorno dopo in un attacco all’interno di una chiesa presbiteriana a Laguna Woods, in California, è stata uccisa una persona e altre cinque sono rimaste ferite.

In merito all’accaduto, non possiamo non sottolineare che il Governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott meno di un anno fa, il 16 giugno 2021, ha emanato una legge che consente alle persone di più di 21 anni di detenere un’arma senza licenza, controlli e addestramento e di averla sempre con sé. Il dibattito, ahimè è il caso di dirlo, si è incendiato.

Ricordiamo che, per i cittadini americani, il diritto a possedere armi da fuoco è sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione. Parliamo comunque di un’epoca lontana assai, dove le milizie erano strutturate dagli stessi cittadini perché non esisteva un esercito regolare.

Già dagli inizi del secolo scorso, la questione fu portata davanti alla Corte Suprema: ultimo parere è avvenuto nel luglio 2008, quando venne dichiarata incostituzionale la legge del Distretto di Columbia, dove ha sede la capitale, Washington, che ne aveva impedito ai residenti il possesso, affermando quello di armarsi come un diritto “inviolabile” dei singoli cittadini al pari persino di quello di voto e di libertà d’espressione.

Chi c’è legge sa che riteniamo gli USA un mondo a sé: nella sua immensità si cela un universo di contraddizioni, dove il buono è messo al livello del male, dove la libertà viene difesa strenuamente, ma la si può stroncare comprando in un negozio qualsiasi una arma distruttiva.

Basti pensare che, secondo un sondaggio della Pew Research Center nel 2021, solo il 48% degli americani ritiene che le armi da fuoco siano un grande problema, mentre il 6% non lo reputa per nulla una criticità. Alla base di tutto questo c’è anche la NRA, la National Rifle Association, capace di indirizzare le elezioni: da Reagan a Trump, diversi Presidenti sono stati favoriti dalle manovre “occulte” di questa lobby, grazie a corposi investimenti e attenzioni. Seppure oggi questa pressione si sia affievolita, si può ancora affermare che il “partito delle armi” è presente.

Allora cresce l’imbarazzo di questo Paese che affronta impavidamente la crociata contro l’aborto, ma consente a chiunque di imbracciare un fucile e una pistola e fare fuoco. In un momento drammatico a livello mondiale, si incupisce il quadro sociale di un Paese che, con velleità troppo smisurate, cerca di diventare il difensore di tutti, scoprendosi incredibilmente sempre più fragile nelle sue mura domestiche.

Il giorno dopo c’è la consueta pioggia di accuse scarica barile e di passerella di un circo infinito: la polizia intervenuta troppa tardi, il bullismo subito dal ragazzo che lo ha trasformato in uno spietato killer, il girotondo dei politici democratici e liberali, il sit-in della gente comune che protesta e vuole vietare le armi, i social che acutizzano…

Nel frattempo, dal dolore è morto il marito dell’insegnate brutalmente assassinata: al dolore si è aggiunto altro dolore e una famiglia si è completamente dissolta, perdendo in pochi giorni entrambi i genitori.

Siamo dalla parte di chi crede che la legittima difesa non possa intendersi minimamente con la morbosa conquista di avere a disposizione uno strumento per uccidere.

Siamo dalla parte di chi crede che bisogna assolutamente fermare questo carnevale funesto, siamo del parere che l’America, prima ancora di tutto, deve guardarsi attentamente nell’anima e comprendere come certi rigurgiti antisemiti e razziali siano oramai un serio problema da affrontare e risolvere.

A scuola si dovrebbe andare per studiare, imparare e anche divertirsi. Un genitore si aspetta questo da un’istituzione così importante e non dovrebbe mai, invece, inginocchiarsi a piangere il corpo di un bambino ucciso dall’ipocrisia di un Paese sempre più zio Sam sempre meno Superman.

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Autore Massimo Frenda

Massimo Frenda, nato a Napoli il 2 settembre 1974.