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L’invenzione della mucca

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mucca


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Breve storia semiseria di un animale a cui l’Uomo deve tanto. Anzi, tutto

Leggo che cibarsi di carne è stata per l’uomo preistorico una scelta alimentare determinante. Se è vero che discendiamo da scimmie prevalentemente erbivore, la fase evolutiva che ha portato alla comparsa dell’Homo Sapiens ha preso le mosse proprio dal consumo regolare di proteine animali da parte dei nostri progenitori.

Gli studiosi dicono che si deve ai bovini, in misura maggiore, questo cambiamento straordinario nella storia evolutiva dell’uomo e, dunque, dello sventurato Pianeta Terra, che avrebbe fatto volentieri a meno di ospitare l’unico essere che, soprattutto a seguito dello sviluppo delle tecnologie moderne, vive in perenne conflitto con l’ecosistema che lo ospita.

Gli studiosi ci dicono che quando l’uomo primitivo iniziò a cibarsi di carne bovina, non esisteva la mansueta e rassicurante mucca che ispira bucolici sentimenti al nostro sguardo e appetitosi languori al nostro stomaco; e non esisteva nemmeno la sua “versione precedente”, il Bos Primigenius. Nient’affatto.

Esisteva, invece, il suo antenato, l’Uro. Che era un bestione indomito, d’indole aggressiva, alto oltre due metri al garrese, che è la spalla dell’animale, e piuttosto riottoso all’idea di contrattare con l’uomo i termini della propria selvatica libertà.

Ma allora come ha fatto il povero uomo preistorico, così minuto e fragilino in confronto al possente Uro, a domare, anzi, addomesticare quel mostro infinitamente più forte di lui?

La risposta degli studiosi è che l’uomo ne ha modificato il DNA, facendo incrociare tra loro, attraverso accoppiamenti guidati, solo gli esemplari che, sottratti giovanissimi agli irascibili e pericolosi genitori, dimostravano un carattere meno ostile. Quelli, cioè, che fin da cuccioli sembravano più paciocconi e “ragionevoli” nei confronti dell’uomo.

Nel corso di svariate generazioni, incrocio dopo incrocio, l’uomo ha così ottenuto quell’essere mite, dolce e dalla spettacolare mansuetudine, pur nella sua possanza fisica, che oggi chiamiamo bue, mucca o, con un accenno di confidenza un po’ irriguardosa, vacca.

Su questo aspetto, però, confidiamo che un giorno la presidente Boldrini possa finalmente bacchettare anche le manine di chi usa un simile irriverente appellativo nei confronti di operose lavoratrici femmine, produttrici di latte e carne quali le signore mucche sono.

Facendo un gran balzo in avanti in questo minimo excursus storico sulla mucca, mi vengono in mente le cronache risalenti al Nazismo, quando Hitler trovò perfino il tempo e le motivazioni immarcescibili per pensare all’estinto Uro, autorizzando i fratelli Heck, zoologi del Reich, a condurre esperimenti per riportare in vita quei bestioni preistorici.
Il motivo dell’ambizioso progetto genetico era inattaccabile: l’Uro era citato più volte in certe antiche leggende ariane.

I due ingegnosi fratelli, che evidentemente non avevano un gran daffare tra le fila dei boia nazisti, erano riusciti se non proprio a resuscitare l’incolpevole Uro, a ricreare quantomeno un ibrido tra il bue moderno e il suo antenato. Il risultato fu un’ulteriore prova vivente della lucidità e della lungimiranza hitleriane.

Questa storia, però, sembra concludersi miseramente com’era iniziata: una mandria di 13 buoi di razza Heck, nel 2015, venne abbattuta dal loro allevatore, tale Derek Gow, che aveva rischiato più volte di rimanere incornato da quegli animali che i famigerati zoologi nazisti avevano riportato in vita con parte del loro ancestrale istinto aggressivo incorporato. O, più propriamente, istinto auto difensivo.

Chi tra noi, dotato di buonsenso, biasimerebbe i poveri buoi, che hanno dovuto, per giunta, subire perfino l’onta di vedersi definiti “nazisti” dai giornali che raccontavano questa disgraziata vicenda agreste e che non hanno trovato altro modo meno oltraggioso per definirli nei titoli.

Insomma, quando si dice “cornuto e mazziato”.

Uro e uomo confronto
Confronto uro e uomo
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Michele Ferigo

Autore Michele Ferigo

Michele Ferigo, napoletano, classe 1976, si occupa d’arte da sempre. È musicista, compositore, disegnatore e film-maker.