L’iniziazione massonica è un viaggio di trasformazione profonda, dove ogni simbolo e ogni gesto invitano l’iniziato a superare le barriere del narcisismo e ad abbracciare la semplicità dell’essere.
Solo chi è disposto a morire a sé stesso può rinascere alla Luce, oltre le tenebre del proprio cuore.
Hermes(…)
Entrerete in sacche di dolore che non sapevate esistessero.
Piangerete un miliardo di lacrime
per i bambini perduti e abbandonati, dentro e fuori di voi.Vi rivolgerete al cielo,
ai vostri genitori,
a tutti gli insegnanti che vi hanno deluso,
alle bugie che vi hanno propinato,
a quelli che non si sono mai presentati quando ne avevate più bisogno.In alcuni giorni tremerete di paura.
Alcuni giorni la terra si aprirà, vi inghiottirà e vi risputerà fuori.A volte penserete di aver raggiunto la fine del percorso,
e poi vi ritroverete al maledetto inizio.A volte avrete voglia di arrendervi.
A volte vi sembrerà di non aver fatto alcun progresso.A volte maledirete il giorno in cui avete iniziato questo viaggio.
Ma state guarendo.
State guarendo.Jeff Foster
Nel silenzio del Gabinetto di Riflessione, circondato dalle tenebre che precedono la Luce, il profano si prepara a varcare la soglia del Tempio. È un momento solenne, carico di aspettative e significati profondi.
Tuttavia, troppo spesso si commette l’errore di considerare questo passaggio come un punto d’arrivo, quando in realtà rappresenta solo il primo, timido passo di un viaggio che durerà tutta la vita.
L’iniziazione massonica non è una medaglia da appuntare al petto, né un titolo da esibire con vanagloria. Come René Guénon ci insegna in ‘Considerazioni sulla via iniziatica’, ciò che si riceve nel rito iniziatico è innanzitutto un’iniziazione virtuale, una potenzialità che deve essere attualizzata attraverso un lavoro costante e personale.
È un seme piantato nel terreno dell’anima, che richiede costante cura e dedizione per germogliare e dare frutti. Ma anche una qualificazione preliminare, una “segnatura” specifica che ci renda adatti a comprendere e a percorrere un determinato cammino.
Per essere ancora più espliciti, citando le parole del grande metafisico francese:
Nella iniziazione occorre sviluppare la virtualità che essa costituisce; ma altresì è anche necessario, in primo luogo, che questa virtualità preesista.
Ancora: come ci ricorda il cercatore adwaita contemporaneo Jeff Foster
ciò che pensavate di sapere a volte si dissolverà nel nulla. Le vostre intuizioni più brillanti, il lavoro di una vita, tutto può crollare al suolo. A volte senza preavviso. Vi verrà chiesto di ricominciare, e ancora, e ancora.
Quanti, dopo aver indossato il grembiule per la prima volta, si cullano nell’illusione di essere già “arrivati”?
Quanti confondono i simboli esteriori – le insegne, i titoli, le decorazioni – con la vera essenza dell’iniziazione?
Questa è forse la più insidiosa delle trappole dell’ego: credere che l’appartenenza formale a un’istituzione tanto nobile quanto antica sia sufficiente a elevare lo spirito, dimenticando che l’iniziazione virtuale è solo una possibilità che attende di essere realizzata.
Sì, l’iniziato toccherà “la beatitudine e la gioia dell’esistenza”, riderà “della semplicità delle cose”. Ma dovrà anche affrontare le sue paure più profonde, esplorare l’oscurità dentro di sé, entrare in “sacche di dolore che non sapeva esistessero”.
Perché la sapienza tradizionale ci ricorda che l’iniziazione è solo l’apertura di una porta, l’accensione di una scintilla che deve essere alimentata giorno dopo giorno attraverso lo studio, la riflessione, la pratica delle virtù massoniche e, soprattutto, attraverso la progressiva morte dell’ego e delle sue illusioni.
Come dice ancora Jeff Foster:
A volte penserete di aver raggiunto la fine del percorso, e poi vi ritroverete al maledetto inizio. A volte avrete voglia di arrendervi. A volte vi sembrerà di non aver fatto alcun progresso. Ma state guarendo. State guarendo.
Il vero iniziato è colui che comprende che i gradi, i titoli e le decorazioni non sono che strumenti pedagogici, supporti simbolici per un lavoro interiore che va ben oltre le forme esteriori.
La vera iniziazione non si esaurisce nel rito, ma si sviluppa nel silenzioso laboratorio dell’anima, dove ogni massone è chiamato a scolpire la propria pietra grezza, trasformando gradualmente l’iniziazione virtuale in iniziazione effettiva.
La tradizione ermetica ci parla dell’Opera al Nero – la nigredo alchemica – che non termina con l’iniziazione formale, ma proprio da lì comincia. È un processo di dissoluzione e ricostruzione che richiede pazienza, umiltà e perseveranza.
In un’epoca in cui l’apparenza sembra prevalere sulla sostanza, è più che mai necessario ricordare che la vera nobiltà massonica non risiede nei paramenti o nei titoli, ma nella capacità di trasformare quella prima scintilla iniziatica in una fiamma viva e duratura
Solo così l’iniziazione virtuale può diventare effettiva, realizzando il suo vero scopo: la progressiva elevazione dell’essere umano verso la sua dimensione più alta e spirituale.
C
hi si ferma all’aspetto esteriore dell’iniziazione, accontentandosi del prestigio sociale o dell’appartenenza formale all’istituzione, tradisce non solo lo spirito della Libera Muratoria, ma anche e soprattutto se stesso. Perché l’iniziazione, come la vita stessa, è movimento e trasformazione continua.
In questo senso, il passaggio dall’iniziazione virtuale a quella effettiva è un processo di guarigione profonda – guarigione dall’illusione della separatezza, dall’attaccamento alle forme esteriori, dalla tirannia dell’ego.
Come ci ricorda la saggezza tradizionale, ogni vera iniziazione è una piccola morte seguita da una rinascita.
E in questo continuo morire e rinascere, in questo incessante lavoro di trasformazione interiore, sta il vero significato del percorso iniziatico.
Non è un cammino per i deboli di cuore, ma è l’unico cammino che conduce alla realizzazione di quella potenzialità che il rito iniziatico ha depositato nel nostro essere più profondo.
Autore Hermes
Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.













