Presentato a Palazzo Strozzi Sacrati il libro di Eugenio Giani e Massimo Sandrelli
Riceviamo e pubblichiamo da Agenzia Toscana Notizie.
Dalla sovrintendenza dei lavori per la bonifica della Val di Chiana affidatagli da Pietro Leopoldo di Lorena alla sua residenza in place Vendôme a Parigi, dove studia per il Granduca Ferdinando III le migliori strategie di mediazione fra la Toscana e Napoleone Bonaparte, Vittorio Fossombroni, nato ad Arezzo nel 1754 e morto a Firenze nel 1844, resta uno degli interpreti più influenti e meno ricordati dalla storiografia regionale e nazionale.
Uno statista, ma anche matematico, esperto di legge e politico di indubbie doti diplomatiche che trova la sua corretta dimensione storica nelle pagine del libro edito da Mauro Pagliai ‘Tra i granduchi e e Napoleone’, scritto dal Presidente della Regione Eugenio Giani assieme al giornalista Massimo Sandrelli, presentato ieri dagli autori presso la sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati assieme al giornalista Marcello Mancini con letture curate della Compagnia delle Seggiole.
Eugenio Giani spiega:
Il materiale inedito che Massimo Sandrelli ha pazientemente ordinato ci hanno portato a scoprire la figura di un uomo laureato in giurisprudenza, esperto in matematica, botanico.
I grandi della Toscana, a partire da Leonardo da Vinci, insegnano che una persona di ampie vedute riesce a scoprire anche le cose più specifiche nella disciplina in cui poi diventano figure elette solo quando hanno una visione generale.
Vittorio Fossombroni appartiene a quelle figure che prima di tutto hanno una cultura e una passione generale che gli consente di entrare nello specifico e poi entra nel dettaglio in tutte le cose delle quali si occupa.
Vittorio Fossombroni viene valorizzato da Pietro Leopoldo nella fase matura della sua vita e diventa uno dei perni nella capacità di governo del territorio perché sa vivere il suo tempo e ne diventa interprete, inventa la bonifica della Val di Chiana e sa capire il momento che Pietro Leopoldo attraversa nel periodo finale della sua vita.
Persona capace di interpretare i voleri e i sentimenti di tre granduchi e un imperatore, Fossombroni è l’ideale testimone di quella rivoluzione filosofica e culturale che nel Settecento trova espressione nella Corte più importante e significativa dell’epoca, quella viennese e della Mitteleuropa”.
Oracle sur la Toscane, “Oracolo sulla Toscana”, lo scritto che Fossombroni consegna a Napoleone, riporta considerazioni sulla conveniente neutralità politica della Toscana nello scacchiere europeo e sul nuovo codice leopoldino, dove “Il legislativo civile lascia libero esercizio di tutti i diritti attendibili dalla più estesa libertà..”. Saranno argomenti convincenti al punto da indurre il Generale francese, una volta Imperatore e Re d’Italia, a volerlo a Parigi, con il titolo di senatore e conte dell’Impero.
“Napoleone – prosegue Giani – conferisce a Fossombroni i titoli più alti della Francia e lo nomina ministro, persona di fiducia che governerà i negoziati nel congresso di Vienna, quello in cui Metternich definisce l’Italia un’espressione geografica. Ma è anche il congresso dove la Toscana riesce a riconsolidarsi all’insegna di Lorena, unendo nuovi territori, ad esempio il territorio di Vernio, che era ancora autonomo. A Vienna si decide che alla morte della duchessa di Borbone, Lucca diventerà Toscana”.
“Fossombroni – spiega Massimo Sandrelli – disegna nel suo agire politico progetti sempre innovativi, e questo vuol dire rivoluzionare uno stato e una regione. Nel suo rapporto incredibile con Napoleone l’imperatore confessa a lui i suoi sentimenti di “toscanità”, che probabilmente affonda le sue radici nel 1200 a Firenze in una antica famiglia ghibellina, poi trasferitasi a Sarzana e alla fine in Corsica”.
Fossombroni tornerà poi a ricoprire importanti incarichi istituzionali e le pagine del libro raccontano le fasi del suo impegno politico, civile e culturale: nelle riforme, nella gestione economica e nella realizzazione di importanti infrastrutture che lo faranno apprezzare in tutta Europa.
“I due autori – conclude Marcello Mancini – hanno unito le loro forze e la loro vocazione per raccontare questa questa vicenda che si è tradotta in un libro che nasce da una mozione degli affetti. Il risultato è un’opera che restituisce a Vittorio Fossombroni il ruolo che non si è visto riconoscere da parte della letteratura e della storia. Da queste pagine emerge un personaggio storico che possiamo a buon titolo definire uno dei padri della Toscana, regione a lui debitrice di un’idea di progresso e modernità radicata nel tempo”.













