La melagrana, alcune riflessioni
… paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele.
Deuteronomio, 8:8
A questo punto della nostra indagine abbiamo bisogno di soffermarci sul valore esoterico di questo simbolo presente in molte culture e sempre connesso al divino.
In lingua ebraica la melagrana, presentata dalla Bibbia come uno dei sette frutti prodotti dalla Terra Promessa, prende il nome di rimmon. Ill valore gematrico desumibile da questa parola, secondo alcune fonti è 306, secondo altre è 296.
È possibile a questo punto, individuare alcune interessanti connessioni tra termini aventi i medesimi valori numerici.
L’esempio principale è la parola:
Achlamah (אַחְלָמָה) ovvero ametista.
Questa era la nona gemma, presente sul pettorale del Gran Sacerdote del Tempio di Gerusalemme e, come le altre undici pietre preziose, era associata a una delle tribù di Israele. In questo caso era quella di Dan ad avere un legame con tale cristallo, considerato capace di generare nel suo possessore sogni profetici.
Il motivo di tale credenza va ricercato nel suo nome.
Al suo interno troviamo, infatti, la parola:
Chalam (חלם), che vuol dire sogno, il cui valore gematrico è 78.
Numero che, in tale contesto, risulta interessante, dato che è pari alle carte presenti nel mazzo, le quali hanno capacità profetica se correttamente interpellate. Oltretutto, il colore del minerale presenta sfumature compatibili con quelle del sesto chakra.
Si tratta di un dettaglio rilevante, in quanto il suddetto centro energetico, corrispondente al terzo occhio, se opportunamente risvegliato, pare abbia la capacità di ridestare il dono della preveggenza.
Il viola è un colore non presente nelle classiche rappresentazioni aventi a che fare con l’Imperatrice, ma è estremamente interessante notare che rappresenta l’unione di due colori primari, il rosso e il blu, facilmente riconducibili a fuoco e acqua, di conseguenza a maschile e femminile.
Tali tonalità sono quelle delle vesti dell’Imperatrice sia nei Tarocchi di Marsiglia che nei Tarocchi di Wirth. Il viola può, dunque, essere interpretato come un colore d’equilibrio tra queste due energie che convivono nell’Imperatrice, come testimonia la tinta scelta per i suoi abiti.
La tribù di Dan è associata al segno zodiacale dello scorpione, che, secondo l’astrologia classica, è dominato da Marte, pianeta che in ebraico si chiama Ma’adim (מַאְדִּים).
Il suo valore è 95, lo stesso della parola Malkhah, ovvero Regina, e Zohar, cioè splendore. Questa connessione è interessante poiché Marte, secondo il De Occulta Philosophia, è, a sua volta, associato all’ametista.
Non dobbiamo dimenticare che un altro simbolo presente nell’Arcano Maggiore che stiamo approfondendo è quello di Venere, assolutamente complementare al discorso fin qui affrontato e che mi fa riflettere sul lato nascosto dell’Imperatrice.
Esternamente i modi, le forme, le apparenze, sono quelle dipinte dai toni venusiani dolci, seducenti, attraenti. Interiormente ai lineamenti delicati è nascosta l’energia marziale di chi, comunque, rappresenta l’aspetto femminile del comando.
Dicevamo di come Marte sia associato allo Scorpione e credo sia giusto aggiungere che questo segno ha molti dei suoi significati connessi alla morte e alla rinascita, tanto è vero che nell’astrologia moderna esso, segno femminile estremamente versato nella seduzione, nel mistero e nell’indagine del mondo infero, è associato a Plutone, cioè Ade, rapitore di Kore, legata al regno dei morti perché ingerì sei arilli, simboleggianti i sei mesi di inverno in cui la “fanciulla” risiede nel regno di sotto.
Simboli e significati si rincorrono per tornare, in questa carta, sempre a temi essenziali, alcuni più facilmente intuibili, altri apparentemente invisibili. Del resto, è stato già detto che per talune correnti di pensiero, quest’Arcano Maggiore è associato alla lettera Ghimel, a sua volta legata a Marte e alla coppia di concetti “pace e guerra”.
L’interno della melagrana ha un colore rosso rubino, pure in questo caso riconducibile al pianeta discusso finora e al primo uomo. Adam è infatti l’uomo rosso. Vedo dunque un parallelismo tra il frutto e l’Imperatrice. La spessa buccia della melagrana nasconde il prezioso tesoro che al suo interno si trova, allo stesso modo in cui le sembianze della giovane donna assisa delicatamente sul trono mostrano solo la sua superficie.
Del resto, ciò è vero anche per la terra.
Essa va lavorata, dissodata, coltivata. Bisogna scendere nelle sue profondità per trovare il nutrimento necessario per il seme che pianteremo e, una volta che quest’operazione verrà effettuata, il seme dovrà essere in grado di scendere ancora più in profondità attraverso le sue radici che si faranno strada nell’oscurità e tra i segreti della terra, cercando di resistere alle molteplici insidie provenienti anche e soprattutto dagli strati sottostanti, alla ricerca costante di nutrimento.
I germogli dovranno avere la forza di spaccare la terra e tendere le loro piccole foglie verso il sole e il cielo. Un costante equilibrio tra forza attiva e passiva. Se il femminile prendesse il sopravvento ci sarebbe un soffocamento, se lo facesse il maschile ci sarebbe la disgregazione totale. Allo stesso modo, se non vi fosse il femminile non sarebbero presenti il nutrimento e lo spazio sacro in cui far nascere la vita, se, invece, venisse a mancare il maschile, non vi sarebbe forza sufficiente per spezzare gli argini protettivi ed ergersi, emergendo dalle profondità della terra, del ventre, dell’Athanor.
Vi è, dunque, un tempo di gestazione necessario superato il quale, per il bene nostro e di chi ci ha ospitato e nutrito fino a quel momento, bisogna rompere gli argini, spezzare la zolla, infrangere la superficie per nutrire connessioni più profonde e segrete, come le invisibili radici che continuano comunque a ricercare e garantire una connessione tra la terra e la pianta. Allo stesso modo, bisogna ergersi alla ricerca del proprio sole. La vita è movimento. La vita è ricerca.
Venere, in Ebraico è Nogah (נֹגַהּ) e il suo valore è 58.
Esattamente lo stesso valore della parola Chen, che vuol dire grazia, e della parola Izen, che significa bilanciare, temperare. Inoltre, è il medesimo valore 64° Nome Divino, avente a che fare sia con la comunicazione che con la giustizia, la stessa che, con grazia ed equilibrio, amministra l’Imperatrice cosciente del suo ruolo creativo nel Cosmo.
Nogah vuol dire letteralmente splendore o luminosità. L’Imperatrice irradia questa Luce. Una luce che scalda, crea la vita, che opera nel cuore di ognuno di noi in maniera giusta comunicando con Grazia e con la dolcezza del Dvash, cioè del miele, che ha come valore 306, le giuste parole ovvero Dabar, avente lo stesso valore.
Tutto questo è il suo mistero, il mistero della donna (ISHAH – 306). Una donna consapevole della sua sacralità e in equilibrio tra i suoi aspetti maschili e femminili, che riesce a unire in maniera giusta dolcezza e fermezza, governando con grazia e vitalità e donando vita e nutrimento senza per questo essere succube di un ruolo, piuttosto comprendendone la profondità e i misteri e incarnandolo nella sua pienezza.
306 è anche il valore della parola Esh, ovvero fuoco. Il 28° dei Nomi Divini condivide la stessa gematria. In quest’espressione del Divino troviamo la ricerca del nostro completamento. La Grande Opera sarà completa solo quando le nozze chimiche saranno realizzate. Il Re deve unirsi con la Regina formando, così, il rebis. Ma, prima di farlo, dato che si tratta del compimento della fase finale della Rubedo, dovrà attraversare Nigredo e Albedo. Tre fasi, come tre è il numero caratterizzante questa Lama.
La Melagrana possiede molti altri significati desumibili da alcune parti del frutto. Anzitutto in cima possiede un calice a sei punte che ricordano il Magen David, ma anche una sorta di corona. Era il frutto presente in cima alle colonne del Tempio, così come ci dice la Bibbia nel primo libro dei Re.
Fece melagrane su due file intorno al reticolato per coprire i capitelli sopra le colonne; allo stesso modo fece per il secondo capitello. I capitelli sopra le colonne erano a forma di giglio. C’erano capitelli sopra le colonne, applicati alla sporgenza che era al di là del reticolato; essi contenevano duecento melagrane in fila intorno a ogni capitello.
(1RE, 7:18-20)
Tagliato verticalmente rivela avere cinque sezioni contenenti gli arilli che la tradizione vuole siano 613, numero connesso al numero di precetti della Torah. Sono molti i riferimenti biblici a tale frutto anche in relazione alle vesti dei sacerdoti.
All’orlo inferiore del manto, tutto intorno, farai delle melagrane di colore violaceo, porporino e scarlatto; in mezzo a esse, tutt’intorno, porrai dei sonagli d’oro: un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio d’oro e una melagrana, sull’orlo del manto, tutto intorno.
Esodo 28: 33-34
E come non citare, poi, il Cantico dei Cantici, che, in più punti, mostra la melagrana come simbolo di bellezza e pienezza, stessi significati riconducibili all’Imperatrice?
Cosa possiamo, invece, dire sul valore 296? Esso è uguale alla parola Tzur (צוּר), che vuol dire roccia, magari la stessa che rappresenta il trono dell’Imperatrice. Ma è anche il valore della parola Khiur, cioè bruttezza. La medesima che potrebbe assumere interiormente una donna non completamente consapevole di ciò che è e che rappresenta. La giovane età dell’Imperatrice, infatti, potrebbe tramutarsi in inesperienza, superficialità, frivolezza.
L’Imperatrice al rovescio è un blocco energetico o in eccesso, uno sperpero di energie per giungere al nulla. È la terra che soffoca e non permette alla pianta di crescere. È la difficoltà a connettersi con la propria energia creativa, il conflitto con la nostra parte femminile.
Nel mondo cristiano, la melagrana è sempre in mano al Gesù bambino o alla Madonna. Il rosso al suo interno, stavolta, sarà connesso al sangue versato dal Cristo per morire e risorgere sulla croce. La pienezza del frutto, in questo caso, si raggiunge, quindi, attraverso il sacrificio. La scorza dura e impenetrabile della materia nasconde la ricchezza dello spirito che giunge alla sua pienezza solo attraverso il sacrificio.













