La meraviglia del Creato
Sorridente e piena di vita, ci accoglie adesso l’Imperatrice, riccamente vestita e adornata.
La rappresentazione che ne fa Waite nel mazzo da lui ideato, la vede assisa su di una roccia e immersa nella Natura, creando, così, un immediato legame tra questa figura e il contesto in cui si trova rappresentata.
Ella è l’incarnazione della fertilità, della vita e della creatività al centro dell’Eden Inferiore secondo quanto scritto dallo stesso Waite nel suo ‘The Pictorial Key to the Tarots’.
Che si parli di abbondanza e fertilità lo dicono le spighe di grano che stanno maturando attorno a lei, lo conferma la presenza di un fiume che scorre fino quasi a lambire i suoi piedi.
L’acqua, elemento femminile per eccellenza che si sposa con la terra, altrettanto femminile, per dare vita e frutto, sostentamento concreto.
Abbiamo lasciato l’intellettualità allo sguardo austero della Papessa, qui si parla di azioni concrete svolte da una posizione di potere. Tutto si manifesta con morbidezza, eleganza, soavità e freschezza, ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze.
La posizione è stabile, esattamente come lo è il potere esercitato dalla figura in questione, che, essendo la rappresentazione del femminile sul piano materiale, lo esercita in modalità opposta e complementare a quella dell’Imperatore.
Credo che l’Arcano II e III, siano un continuum e mostrino archetipicamente ciò che la Donna può divenire spiritualmente e materialmente. Osservando, infatti, con attenzione, ritroviamo la presenza del simbolo della melagrana.
Prima presente sul velo alle spalle della Papessa, adesso ricamato o dipinto sulla candida veste dell’Imperatrice. La parte rossa interna al frutto è però più in evidenza e la sua forma ricorda vagamente quella del simbolo alchemico di Venere, associata al Rame.
Nelle rappresentazioni classiche il segno del comando è indicato dalla presenza dello scettro e dello scudo su cui appare l’aquila, volatile da sempre connesso ai ranghi più alti del potere e con un preciso significato anche nella simbologia alchemica.
La sfera sullo scettro è la rappresentazione di questo mondo così come il diadema con dodici stelle è un chiaro riferimento allo zodiaco.
Nel mazzo RWS lo strumento di protezione per eccellenza si trasforma in un cuore che porta al centro il simbolo di Venere, pianeta che incarna il concetto di femminilità in tutta la sua estensione e profondità. Ritorna lo sfondo giallo, colore attivo e dinamico. L’imperatrice è la terra pronta ad accogliere il seme con amore.
L’Arcano dovrebbe essere strettamente connesso alla GHIMEL, terza lettera dell’alfabeto ebraico, facente parte del gruppo delle lettere doppie, come la precedente Beth associata alla Papessa.
A quanto pare, la struttura grafica della Ghimel è scomponibile in una Wav e una Yod posta orizzontalmente. Questo ci permette di fare un calcolo specifico, considerando che la Yod ha valore 10 e la Wav ha valore 6, per un totale di 16, stesso valore della parola “Lei” e della parola “Forza”. La connessione è con il pianeta Marte e la coppia di opposti “guerra e pace”.
Se la Beth era l’occhio destro, la Ghimel è l’orecchio destro. Ghimel vuol dire cammello, e il suo valore totale è 83.
La presenza del simbolo di Venere potrebbe favorire la riflessione circa altri collegamenti più vicini alla settima Sephira dell’Albero della Vita, ovvero Netzach, associata, appunto, al pianeta citato poc’anzi. È infatti noto a tutti gli esoteristi che sette su dieci Sephirot presenti nell’Etz Chaim sono connesse ai pianeti classici presenti in tutta la cultura esoterica fino a un certo momento storico, oltre il quale vennero aggiunti, soprattutto in ambito astrologico, Plutone, Urano e Nettuno, grazie alla loro scoperta.
Basandoci, però, sui rapporti classici, avremo:
• Binah associata a Saturno;
• Chesed associata a Giove;
• Geburah associata a Marte;
• Tipheret associata al Sole;
• Netzach associata a Venere;
• Hod associata a Mercurio;
• Yesod associata alla Luna.
Questi collegamenti provengono dal Sepher Yetzirah e la disposizione dei pianeti in tale ordine certamente non astronomicamente corretta, segue la logica Caldea, riproposta dagli scritti astrologici di Tolomeo quali il Tetrabiblos.
Al centro vi è il Sole, “pianeta” caldo per eccellenza e, man mano che ci si discosta da lui, si trovano pianeti più freddi come Saturno e la Luna. Sì, in antichità anche Sole e Luna erano parte dei sette pianeti conosciuti.
L’alchimia ha poi associato a ognuno di essi un metallo e così avremo i seguenti parallelismi:
• Saturno – Piombo;
• Giove – stagno;
• Marte – ferro;
• Sole – Oro;
• Venere – Rame;
• Mercurio – Mercurio;
• Luna – Argento.
Nel caso specifico di Venere, l’associazione con il rame è logicamente spiegata dal fatto che l’isola di Cipro, luogo di nascita della Dea, fosse anche uno dei principali punti di estrazione del metallo in antichità. Questo ha fatto sì che, nel tempo, le cose venissero connesse.
Il simbolo in sé, secondo alcuni, rappresenta lo “specchio di Venere”, secondo altri, invece, si tratterebbe dell’evoluzione della lettera greca PHI, iniziale di Phosphoros, antico nome del pianeta Venere.
Anticamente si credeva, infatti, che la prima stella a presentarsi in cielo al mattino e la prima a mostrarsi all’imbrunire fossero due differenti corpi celesti.
Furono conseguentemente chiamati in maniera diversa:
• Phosphoros – portatore di luce, indicava la “stella del mattino”;
• Eosphoros – portatore dell’alba, indicava la “stella della sera”.
Ad accorgersi che si trattava del medesimo corpo celeste fu, a quanto pare, Pitagora. Questo è un dettaglio interessante, poiché uno dei principali simboli di quel Cammino Iniziatico era la Stella a cinque punte, elemento geometrico con molteplici valenze ma che ricalca, soprattutto, l’orbita tracciata da Venere in un arco di tempo di otto anni.
Risulta oltretutto interessante come il pianeta associato alla Ghimel incarni la divinità che è stata mitologicamente l’amante della Dea per eccellenza, a scapito del povero Efesto.
Vi è analogia anche tra i sette pianeti ed i sette Arcangeli:
• Saturno – Zaphkiele o Cassiele;
• Giove – Zadchiele o Sadchiele;
• Marte – Camaele o Samael;
• Sole – Michele;
• Venere – Haniel;
• Mercurio – Raffaele;
• Luna – Gabriele.
Ne parlo perché se Venere è associata a Netzach e ad Haniel, allora vi è una corrispondenza anche tra Sephira e Arcangelo che, infatti, incarna le caratteristiche di Grazia e Amore condivise con divinità, Sephira ed Imperatrice.
Il motivo per cui è presente il simbolo di Venere nella carta del mazzo in questione è legata alle differenti interpretazioni che la Golden Dawn ha dato di molte cose.
Per loro, infatti, l’Imperatrice è associata a Daleth, sempre facente parte del gruppo delle lettere doppie, e quest’ultima viene associata a Venere anziché al Sole, come classicamente fa il Sepher Yetzirah.
La Ghimel sarà associata, così, alla Luna, astro rappresentato nella carta precedente, a indicare, quindi, un collegamento tra Luna, Papessa e terza lettera. Tali modifiche hanno creato e creano ancora molta confusione in chi non è consapevole che esistono differenze e che, a questo punto del nostro viaggio, le certezze inizieranno a farsi sempre più rarefatte e le intuizioni personali si faranno più strada.
Ghimel, di solito, è associata al sentiero che collega Kether a Tipheret e in ciò io vedo una bellezza inspiegabile a parole.
È un archetipo femminile a mostrarci, attraverso la sua bellezza, il cammino per ascendere verso il Divino. Non è forse Beatrice che permette a Dante di accedere alla visione di Dio, accompagnandolo per il Paradiso fino a raggiungere San Bernardo, che gli mostrerà il Divino?













