Cara amica, caro amico, siediti comodo, versa un goccio di quel vino che sa di terra e di segreti ben custoditi, e ascolta questa confidenza sussurrata tra noi, come si fa tra chi sa che le parole vere nascono solo al riparo da orecchi indiscreti.
Ho sempre dipinto la Massoneria con i colori luminosi della rettitudine, del tempio interiore, della fratellanza che eleva l’anima oltre le brume del mondo.
Ma oggi, ahimè, invertiamo la tela: parliamo da profani, da quegli estranei che, scoprendo un Massone tra i conoscenti, drizzano le antenne come gatti davanti a un topo sospetto.
Immagina la scena, una cena tra amici, un brindisi innocente, e poi, la fatidica rivelazione:
Sì, sono Massone.
Silentium!
Come un tuono in biblioteca.
E via la fiera dei luoghi comuni, quel circo grottesco dove il libero pensatore diventa “homo faber fortunae suae”, l’uomo è l’artefice della propria fortuna, solo grazie a mani intrecciate per delitti occulti.
Oh, quanto è dolce, per il profano, dipingere il Massone come predatore sociale!
Fanno soldi facili, eh?
Sussurrano con quel sorrisetto complice, evocando logge dove si tessono trame per scalate al potere, favori elargiti con stretta di mano e un battito di ciglio.
Posizioni di prestigio a portata di grembiule!
Esclamano, ignorando che il vero prestigio del Massone è una conquista quotidiana contro le tentazioni del mondo.
E le donne?
Ubi mulier Masonica, ibi scandalum!
Dove c’è una donna Massone, c’è scandalo, sembrano pensare, con quel pregiudizio lezioso che ci vede come infiltratesi in un club maschile di cospiratori, pronte a sovvertire l’ordine con arcani femminili.
Ma voi come fate a fidarvi?
Chiedono, mentre le loro mani si stringono in patti profani ben più opachi. Sarcasmo garbato? Certo: se la Massoneria fosse davvero la scorciatoia al benessere, i suoi adepti sfreccerebbero su auto d’oro, non su sentieri di autocoscienza irti di spine.
Nel mondo profano, essere Massone è navigare un mare di sospetti, dove la rettitudine diventa maschera obbligata. Devi sorridere alle accuse velate, rispondere con grazia alle insinuazioni di corruzione.
Ah, certo, i Massoni si coprono a vicenda per fregare il prossimo!
Mentre il tuo cuore sa che la vera Loggia insegna
neminem laedere
non ferire alcuno.
Il profano vede un mondo duale: il loro, luminoso e meritocratico, dove il successo è sudore puro; il nostro, tenebroso e complice, dove le “mani intrecciate” tessono reti per avvantaggiare i Fratelli a danno dei deboli.
Che paradosso delizioso!
Loro, che si scambiano raccomandazioni sui social o favori in Consigli di Amministrazione, ci accusano di nepotismo iniziatico.
Libertà per tutti, tranne per i Liberi Muratori
pare il motto implicito.
Mark Twain lo diceva bene:
Quante cose perdiamo quando ci affrettiamo a giudicare!
Pensa al Massone nel quotidiano profano: costretto a una doppia vita non per viltà, ma per sopravvivenza etica.
Nel Tempio, è libero di scrutare l’anima, di levigare la pietra grezza con fratelli che condividono il giuramento di integrità; fuori, deve parare i colpi di pregiudizi ancestrali, mantenere alta la dignitas raddoppiata, perché un passo falso verrebbe attribuito non all’uomo, ma alla setta.
Deve eccellere nel lavoro senza mai sembrare favorito, essere generoso senza apparire corruttore, tollerante senza passare per complice.
Il profano gode nel ritrarlo come homo duplex, bifronte tra luce e ombra, mentre ignora che la Massoneria impone una rettitudine ferrea:
Non ti piegare al mondo, piegati solo alla tua coscienza.
Nel confronto tra i due mondi, il profano è schiavo di apparenze immediate, gossip, invidie, scorciatoie eticamente dubbie; il Massone, esiliato nel sospetto, coltiva un giardino interiore dove la vera libertà sboccia in silenzio.
Che amarezza elegante: loro ci temono per i nostri presunti poteri, noi li compiangiamo per la loro ignoranza beata.
E le donne Massoni?
Ah, il tocco più piccante del sarcasmo profano!
Intriganti, anomale, forse traditrici del loro sesso!
Sussurrano, con quel paternalismo velato che ci relega a curiosità esotica.
Eppure, in Loggia portiamo equilibrio, quel feminine mystique che tempera il maschile con intuizione e resilienza.
Il profano, con i suoi cliché, ci nega dignità, preferendo immaginarci pedine in un gioco di potere maschile.
Mulier fortis, corona mariti
dice il Libro dei Proverbi: la donna forte è corona del marito, ma per loro siamo spine nel fianco.
Ironia suprema: mentre loro dibattono di quote rosa nei consigli, noi costruiamo fratellanza vera, mista e universale.
Alla fine, mio caro confidente, essere Massone nel mondo profano è un esercizio di stoica patientia: sopportare gli sguardi obliqui, dissipare nebbie di calunnie con il solo esempio della vita retta, e sorridere sapendo che
veritas vos liberabit
la verità vi farà liberi
ma solo se avrete occhi per vederla.
Il profano resta intrappolato nei suoi luoghi comuni, noi navighiamo controcorrente, mantenendo la fiaccola accesa.
Non è forse questo l’amaro raffinato della Massoneria?
Un calice che disseta l’anima, mentre il mondo sorseggia veleni dolciastri.
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













