Ci sono parole che, pur essendo semplici, contengono universi interi. Energia è una di queste.
Nel linguaggio comune la associamo alla forza, al movimento, alla capacità di agire; e, in effetti, il termine indica proprio una potenza attiva, una spinta, qualcosa che mette in moto il corpo, la volontà, perfino il pensiero.
Ma per chi percorre una via iniziatica, l’energia non è soltanto una nozione o una metafora: è una realtà sottile, concreta nei suoi effetti, presente in ogni parola, in ogni sguardo, in ogni silenzio.
Tutto, in fondo, è energia. Lo è la materia, lo è il pensiero, lo è il sentimento, lo è la volontà. Anche la fisica definisce l’energia come capacità di compiere lavoro, e già questa definizione, apparentemente tecnica, si presta a una riflessione più ampia: non esiste trasformazione senza energia, non esiste costruzione senza una forza che la sostenga.
E allora viene naturale domandarsi: quale energia stiamo immettendo nella nostra vita, nelle nostre relazioni, nella nostra Loggia?
Perché l’energia non è mai neutra nell’uso che l’essere umano ne fa. Può essere luminosa, costruttiva, orientata al bene; oppure cupa, dispersiva, corrosiva, persino sabotatrice. Non sempre si manifesta in forme clamorose. Anzi, molto spesso opera in modo silenzioso.
Una parola detta con intenzione pura può incoraggiare un Fratello in difficoltà. Una parola detta con leggerezza, con superbia o con malanimo, può invece spegnere un entusiasmo, creare una ferita, incrinare un’armonia.
La tradizione iniziatica ci insegna che nulla di ciò che accade nel Tempio è soltanto esteriore. Ogni gesto ha un valore, ogni simbolo ha una vibrazione, ogni presenza porta con sé una qualità energetica.
Una Loggia non è fatta soltanto di persone riunite in uno spazio rituale; è un campo vivo, delicato, che si nutre del contributo interiore di ciascuno.
Quando i Fratelli e le Sorelle entrano nel Tempio con disposizione sincera, con animo retto e spirito di servizio, generano un’energia alta, ordinata, feconda. Quando, invece, prevalgono rivalità, mormorazioni, chiusure, personalismi o stanchezze non trasfigurate, anche il campo della Loggia ne risente.
L’energia positiva non è ingenuità, né ottimismo superficiale. Non consiste nel far finta che tutto vada bene. È, piuttosto, una forza cosciente, disciplinata, capace di tenere insieme fermezza e benevolenza.
È l’energia di chi costruisce senza clamore, di chi incoraggia senza adulare, di chi corregge senza umiliare, di chi sa offrire una presenza che rassicura e sostiene.
In ambito massonico, quest’energia è profondamente legata all’idea di Luce: non una luce ornamentale, ma una luce che orienta, che distingue, che rivela.
Un Fratello o una Sorella animati da energia positiva, anche senza volerlo, diventano spesso punti di equilibrio. Non necessariamente sono coloro che parlano di più. Talvolta sono proprio quelli che ascoltano meglio, che osservano con profondità, che sanno intervenire con misura. La loro presenza non invade: sostiene. Non impone: armonizza.
E quante volte, in una Tornata, basta una sola presenza interiormente ordinata per evitare che il clima degeneri, per ricondurre i lavori a una tonalità più alta, per ricordare a tutti il senso del nostro stare insieme.
Esiste, però, anche un’altra energia, e sarebbe ingenuo ignorarla. È quella che divide, inquina, interrompe il flusso della fiducia. È l’energia negativa, distruttiva e sabotatrice.
Non sempre nasce da cattiveria deliberata; talvolta nasce da ferite non elaborate, da frustrazioni, da bisogni di riconoscimento, da orgoglio, da invidia, da un ego che cerca continuamente conferme. Ma, qualunque sia la sua origine, il suo effetto è chiaro: rompe ciò che dovrebbe essere custodito.
Questa energia può manifestarsi in molti modi. Nel giudizio facile. Nella critica sterile. Nell’abitudine a vedere sempre ciò che manca e mai ciò che cresce. Nella tendenza a interpretare ogni scelta altrui come un affronto personale.
Nel diffondere dubbi, sospetti, malumori. Nella sottile arte del sabotaggio, che spesso non si presenta apertamente ma lavora di lato, erodendo lentamente la fiducia reciproca.
A volte si nasconde perfino dietro parole formalmente corrette, ma interiormente cariche di risentimento.
E qui il tema si fa delicato, perché l’uso improprio dell’energia non riguarda solo il senso “mistico” o simbolico del termine. Riguarda la vita concreta, quotidiana. Riguarda il modo in cui scegliamo di impiegare le nostre forze mentali, emotive, spirituali.
C’è chi usa la propria energia per creare, elevare, proporre, guarire. E c’è chi la usa per controllare, manipolare, confondere, trattenere, sminuire. Ci sono persone che, entrando in una stanza, aprono spazio. Altre che lo chiudono. Alcune portano respiro. Altre portano peso.
Anche fuori dal Tempio accade lo stesso. Nel mondo profano si fa spesso un uso distorto dell’energia: si alimenta il conflitto perché esso attira, si esagera perché l’eccesso colpisce, si urla perché il silenzio non fa notizia.
Si consuma energia in polemiche inutili, in parole senza responsabilità, in competizioni vuote. E, a lungo andare, questa dissipazione rende le persone stanche, irritate, reattive, incapaci di ascolto.
La stessa stanchezza, se non riconosciuta e purificata, può essere portata in Loggia, contaminando un luogo che dovrebbe invece essere laboratorio di trasformazione.
Per questo il lavoro massonico è anche, profondamente, un lavoro energetico. Non nel senso banalizzato del termine, ma nel senso più serio e interiore. Significa imparare a riconoscere ciò che ci abita.
Significa domandarsi con onestà: ciò che porto oggi nel Tempio aiuta o appesantisce? La mia parola edifica o ferisce? Il mio silenzio è custodia o chiusura? Il mio intervento nasce dal desiderio di servire o dal bisogno di emergere?
Una delle grandi lezioni dell’esoterismo è che nulla si elimina davvero: tutto si trasforma. Anche l’energia negativa, se riconosciuta e rettificata, può diventare occasione di coscienza. La rabbia può progredire in forza morale. Il dolore può evolversi in comprensione. La delusione può tramutarsi in distacco maturo. L’invidia può diventare specchio di un lavoro ancora da compiere.
Ma perché questo avvenga, è necessaria una disciplina interiore. Bisogna avere il coraggio di scendere nel proprio interno.
In questo senso, il motto alchemico Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem invita proprio a visitare l’interiorità e, attraverso un’opera di rettificazione, trovare la pietra nascosta.
Questo vale anche per la vita di Loggia. Una comunità iniziatica sana non è quella in cui non esistono tensioni, ma quella in cui queste vengono accolte, comprese e trasfigurate, senza permettere che degenerino.
Una Loggia matura non è quella perfetta, ma quella capace di custodire il proprio centro. Per riuscirci, ognuno è chiamato a vigilare su se stesso. Non si può pretendere armonia collettiva senza responsabilità individuale.
Albert Einstein scrisse:
Life is like riding a bicycle. To keep your balance, you must keep moving.
La vita è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio devi continuare a muoverti.
È una frase semplice, ma profondissima.
Anche sul piano iniziatico l’equilibrio non è immobilità. È movimento consapevole. È lavoro costante. È rettificazione continua. Chi si ferma interiormente ristagna; chi ristagna accumula ombra; e l’ombra, se non viene guardata, finisce per prendere il comando.
Ecco, allora, che l’energia positiva diventa una scelta quotidiana. Non un dono riservato a pochi, ma una pratica.
Si sceglie energia positiva quando si preferisce comprendere invece di reagire. Quando si decide di non alimentare una catena di malumore. Quando si porta una parola giusta anziché una parola comoda. Quando si lavora in silenzio per il bene comune senza pretendere riconoscimento. Quando si ricorda che ogni Fratello e ogni Sorella stanno combattendo battaglie invisibili e meritano, dunque, rispetto, misura, delicatezza.
Anche il singolo ne riceve beneficio profondo. Una persona che custodisce bene la propria energia diventa più lucida, più centrata, meno esposta alle dispersioni.
Non significa non soffrire, non arrabbiarsi o non cadere. Significa imparare a non fare della propria caduta una dimora stabile. Significa risollevarsi con maggiore verità. Significa comprendere che la forza non è durezza, ma orientamento.
In fondo, tutta la nostra opera iniziatica potrebbe essere letta così: imparare a essere canali puliti. Lasciare che, attraverso di noi, passi un’energia che non ferisca, che non contamini, che non umili, ma che illumini, rinsaldi e faccia crescere.
Perché ogni Loggia, prima ancora di essere un luogo rituale, è un organismo sottile. E ogni organismo vive o si ammala anche in base alla qualità dell’energia che lo attraversa.
Forse, il punto non è chiederci quanta energia possediamo, ma quale direzione le diamo. Perché la medesima forza che può accendere una lampada può anche incendiare una casa. La stessa parola può benedire o ferire. L’identico silenzio può custodire o condannare. E, allora, il vero compito iniziatico non è accumulare potere, ma imparare a orientarlo.
La domanda, alla fine, resta una sola: l’energia che portiamo nel Tempio genera Luce… o chiede agli altri di vivere al buio?
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













