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Lei non sa chi siamo noi: Massoneria esteriore e Massoneria interiore

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Massoneria


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L’idea di «identità» è nata dalla crisi dell’appartenenza e dallo sforzo che essa ha innescato per colmare il divario tra «ciò che dovrebbe essere» e «ciò che è», ed elevare la realtà ai parametri fissati dall’idea, per rifare la realtà a somiglianza dell’idea.
Zygmunt Bauman

Fratelli, non nascondiamoci dietro a un dito. Quando ci si rappresenta al mondo pochi di noi resistono alla tentazione di sfoggiare i nomi di Fratelli famosi che si sono particolarmente distinti in campo scientifico, artistico o culturale.

Di solito i personaggi più gettonati che si sciorinano agli amici o ai detrattori della nostra Istituzione sono i soliti noti: Wolfgang Amadeus Mozart, Vittorio Alfieri, Salvator Allende, Giovanni Amendola, Ernesto Nathan, Ugo Bassi, Cavour, Carlo Collodi, Winston Churchill, Denis Diderot, Conan Doyle, Alexander Dubček, Albert Einstein, Enrico Fermi, Alexander Fleming, Henry Ford, Garibaldi, Totò, Oliver Hardy, George Gershwin, Johann Wolfgang von Goethe, Rudyard Kipling, Nat King Cole, Clark Gable, Goffredo Mameli, Giovanni Pascoli, Tito Schipa, Salvatore Quasimodo, Hugo Pratt, Franz Schubert, Jean Sibelius, Lev Tolstoj, Voltaire, John Wayne, George Washington.

L’elenco potrebbe continuare. Ma è davvero questo l’approccio giusto per fare le nostre PR? Sia chiaro, non c’è niente di male o di sbagliato nell’identificarsi con orgoglioso senso di appartenenza nei personaggi che hanno contribuito a diffondere nel mondo i nostri eterni valori.

Ma di fronte a tante celebrità, quanti oscuri Fratelli restano confinati nell’oblio?
In questo senso bene fanno i redattori di Erasmo a raccontare le storie di tanti figli di un dio minore.

Ad esempio quella di Lando Conti, ex Sindaco di Firenze, ucciso dalle BR nel 1986, di Domenico Mondelli il primo aviatore militare nel mondo con la pelle nera e per questo discriminato dalle leggi razziali del 1938, di Malachia De Cristoforis, uomo di scienze e lettere e amministratore pubblico, che nella seconda metà dell’Ottocento contribuì a rinnovare la sanità e a diffondere l’idea di welfare a Milano e nel nord.

E che dire dell’agronomo genetista Nazareno Strampelli nato nel 1866 a Crispiero, in provincia di Macerata, oggi riconosciuto come il precursore della “rivoluzione verde” del ‘900?

Come dimenticare, poi, i circa 80.000 massoni – una stima per difetto – uccisi nei lager nazisti per la loro “diversità” culturale? Ma scendiamo ancora più giù. Fino alla base viva della nostra possente Piramide. Qui incontriamo le migliaia di vite semplici di tutti i Fratelli impegnati quotidianamente nello sgrossamento della pietra e nella testimonianza coerente, in famiglia e nella società, dei valori della Libera Muratoria.

Sono loro i veri anonimi eroi della Massoneria interiore. Quella che innalza in silenzio Templi alla Virtù e scava oscure e profonde prigioni al vizio.

Ognuno è un chicco succoso, unico e irripetibile, della Grande Melagrana. Ognuno, che lo voglia o no, è ambasciatore della nostra Istituzione e contribuisce, dentro e fuori di sé, a costruire la storia universale della Massoneria. Con buona pace dei famosi e dei potenti.

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Hermes

Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.