Negli anni 90 vi vendevano box auto mai costruiti, multiproprietà ai Caraibi che esistevano solo nei cataloghi e appartamenti in alta montagna che non avevano neanche la strada per arrivarci.
C’era chi ci cascava e chi rideva.
E poi c’era Vanna Marchi, che urlava in TV finché qualcuno comprava il sale magico. Non erano tempi semplici, ma avevano un pregio: almeno la truffa bisognava sudarsela.
Oggi no. Oggi basta un SMS.
Clicca qui per il rimborso.
La gente clicca come se il Governo avesse improvvisamente deciso di regalargli soldi. E quando scopre che i soldi li ha regalati, sì, ma al truffatore, si stupisce pure. Come se l’avidità fosse una virtù civica.
Il problema non sono le truffe. Non è nemmeno Internet. Il problema siete voi che volete essere truffati.
Sì, perché c’è un momento, un istante preciso, in cui la vittima sceglie la fantasia invece della realtà. E in quell’istante decide che preferisce essere presa in giro. È più comodo. Costa meno fatica. E soprattutto non obbliga a pensare.
Vogliamo parlarne? Arriva un messaggio da una banca che non avete. E invece di chiedervi “Quale banca?” correte a cliccare “per sicurezza”. Per sicurezza vostra o del truffatore?
Arriva la mail del “corriere” che vi chiede due euro per sbloccare un pacco. Non avete ordinato nulla, ma due euro non si negano a nessuno. E via: nome, cognome, carta di credito, tutto consegnato con la disponibilità di un cameriere al brunch.
La truffa romantica è un altro gioiello dell’idiozia contemporanea.
Sono un generale americano in missione segreta e ti amo.
E voi ci credete. Che non vi abbia mai incontrate non conta. Che scriva in un italiano che neanche Google Traduttore accetterebbe come suo è irrilevante. È “gentile”. Non vi capita spesso. Basta e avanza. E quando il generale chiede soldi per “tornare da te”, glieli mandate. Si vede che ne avevate troppi.
Il capolavoro, però, resta sempre il premio.
Hai vinto un iPhone.
Non avete partecipato a nulla, ma questo non importa: la vita finalmente vi sorride. E voi non vi fate pregare: cliccate, compilate, pagate, perdete tutto. E l’iPhone? Non arriva. E allora vi arrabbiate col destino, non con la vostra ingenuità.
Io vi dico la verità e poi arrangiatevi: la prima difesa contro le truffe è accettare che nessuno vi regala niente. Non lo fa il vicino, non lo fa il Governo, non lo fa l’America, non lo fa Internet. Se qualcuno vi offre un miracolo, è perché siete voi il miracolo. Quello che gli manda i soldi.
Volete un consiglio pratico? Eccolo: quando una cosa sembra troppo bella per essere vera, non è vera. Quando sembra urgentissima, è falsa. Quando vi smuove l’avidità o la vanità, preparatevi a tirar fuori il portafoglio. Perché lo state già aprendo nella vostra testa.
Ai tempi di Vanna Marchi almeno c’era un microfono, una scenografia e un po’ di sudore. Oggi non serve neanche quello. Siete voi che fate tutto da soli. E il truffatore, da qualche parte del mondo, vi ringrazia con la stessa cortesia con cui voi cliccate.
La verità è che le truffe sopravvivono non perché esistono i truffatori, ma perché esistono le vittime entusiaste. Se non volete entrare nel club, spegnete la fantasia e accendete il cervello. Non fa miracoli, ma evita bonifici inutili.
O davvero credete sia in vendita la fontana di Trevi.
Ma mi faccia il piacere!
avrebbe risposto il grande Totò.
Autore Gianni Dell'Aiuto
Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.













