In Massoneria, la parola regola non è mai neutra. Non indica soltanto una prescrizione scritta, né un’imposizione cieca a cui piegarsi senza comprendere.
È un tracciato, un limite che non soffoca, ma orienta; una linea sottile e, allo stesso tempo, robusta, che ci accompagna nel cammino iniziatico.
Senza regole, nessuna casa può essere costruita; senza proporzioni, nessun tempio può reggersi in piedi.
Lo scriveva Vitruvio, maestro di architettura e di armonia.
Allo stesso modo, senza regole, nessuna comunità massonica può vivere, crescere e progredire.
Eppure, è doveroso chiarire: in Massoneria le regole non sono obbligatorie nel senso profano del termine. Nessuno ci minaccia con la forza o con la legge esteriore. Esse non hanno il carattere coercitivo della norma civile o penale.
La loro forza è diversa, più sottile e, insieme, più profonda: è il vigore della coscienza, della disciplina interiore, della libera adesione. La regola massonica non ci incatena; ci innalza. Non ci limita; ci orienta. Non ci riduce; ci plasma.
Immaginiamo di camminare su un ponte sospeso. L’unico modo per non precipitare è affidarsi alle balaustre che lo delimitano. Esse non impediscono il nostro passo, non ci trattengono indietro; al contrario, rendono possibile l’attraversamento. Così è la regola: balaustra dell’Anima.
Senza regole, il sistema massonico si disgregherebbe in una miriade di direzioni caotiche, come sabbia dispersa al vento. Con esse, invece, il Tempio interiore e collettivo si erge saldo, armonico, capace di sfidare il tempo.
Non è un caso che il termine latino regula derivi da regere, cioè guidare, dirigere, ma anche da rex, colui che tiene la linea retta, che garantisce ordine al cosmo.
Regula est quod dirigens rectum.
Lo dicevano i giuristi romani: la regola è ciò che orienta sul cammino giusto.
Spesso si sente dire che la Massoneria sia uno spazio di libertà assoluta. È vero, ma non nel senso dell’anarchia. Libertà non significa assenza di regole, bensì possibilità di agire consapevolmente all’interno di un quadro che rende significativo l’agire stesso.
La vera libertà consiste nell’obbedienza alla legge che ci siamo dati.
Jean-Jacques Rousseau
E in loggia, le regole non ci sono imposte dall’esterno: sono il frutto di secoli di tradizione, di esperienze, di errori e conquiste. Esse rappresentano la memoria vivente dell’Ordine.
Senza di esse non vi è progresso, ma solo disordine, non vi è continuità, ma solo frammentazione. Senza regole persino i simboli perderebbero il loro senso, diventerebbero immagini mute e prive di orientamento.
Eppure, la vita massonica ci insegna che può capitare che una regola venga infranta. Non per leggerezza, non per ribellione sterile, ma perché, in quel preciso momento storico o personale, la regola stessa deve essere ripensata, reinterpretata, adattata. In quel caso, la trasgressione non è mai silenziosa né nascosta: deve essere spiegata, argomentata, condivisa.
“Omne agens agit propter finem”, ricorda San Tommaso: ogni azione si compie in vista di un fine. E se il fine resta l’armonia, la crescita, la verità, anche la rottura di una regola può diventare momento di elevazione, purché venga compresa e motivata.
Non vi è nulla di più pericoloso di un’infrazione non dichiarata, di un gesto che spezza il patto comune senza chiarimento. In Massoneria la trasparenza è parte stessa della regola: si agisce e si spiega; si sbaglia e si condivide; si devia, ma sempre per ritrovare un cammino più giusto.
La tensione fra regola e libertà è antica quanto l’uomo.
La misura è la migliore delle cose.
Esiodo
Platone parlava, invece, di kosmos, di ordine, come condizione di ogni bellezza. La Massoneria, nella sua sapienza secolare, non annulla questa tensione: la custodisce, la coltiva, la rende feconda.
Essere liberi senza regole significa essere prigionieri dell’arbitrio. Essere vincolati da regole senza libertà significa essere schiavi della lettera. La via massonica, invece, è quella del giusto mezzo: regole vissute come strumenti di libertà, libertà esercitata nel rispetto delle regole.
In questo senso, la regola è davvero il nostro compasso interiore: non ci obbliga, ma ci indica un cerchio; non ci costringe, ma ci guida.
Le antiche Costituzioni di Anderson del 1723 ricordano:
Un Massone è obbligato, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale; e se ben comprende l’Arte, non sarà mai uno stupido ateo né un libertino irreligioso.
Qui la parola “obbligato” non indica sottomissione servile, ma riconoscimento di una verità più alta, che si esprime attraverso regole condivise.
E San Benedetto, nel Prologo della sua Regula Monachorum, affermava:
Nulla aspera nobis videatur pro Christo.
Nulla deve sembrarci duro, se vissuto in nome di un fine superiore. Così anche in Massoneria: la regola, se guardata con gli occhi dello spirito, non è peso ma sollievo, non è catena ma sostegno.
Oggi, in un mondo sempre più liquido e frammentato, parlare di regole può sembrare impopolare, ma, proprio per questo, la Libera muratoria ha il dovere di ribadire il loro valore. Le regole sono la colonna che regge l’arco, sono il filo a piombo che mantiene eretta la costruzione, sono la bussola che impedisce alla nave di perdersi nel mare in tempesta.
Fiat lux: che sia fatta luce e la luce brilla attraverso la regola.
Chi abbraccia la Massoneria non rinuncia alla libertà; al contrario, la ritrova nella sua forma più autentica: quella che nasce dal rispetto delle regole condivise, dalla disciplina del cuore, dall’ascolto della Tradizione.
Perché senza regole non si costruisce alcun Tempio, né di pietra né di spirito. Con esse, invece, possiamo innalzare quella Cattedrale interiore che è la vera meta del nostro viaggio.
E allora, Sorelle e Fratelli, custodiamo le nostre regole. Ammettiamole, amiamole, spieghiamole quando necessario. Esse sono le nostre balaustre, la nostra guida, la nostra forza silenziosa. Senza di esse, nessun cammino è possibile. Con esse, ogni cammino diventa luce.
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













