Per anni ai ragazzi è stato ripetuto di studiare per trovare un lavoro sicuro.
Ma il problema di oggi è che molti dei lavori considerati sicuri stanno cambiando e alcuni stanno persino scomparendo.
Basta entrare in un supermercato. Dove una volta c’erano più casse tradizionali, oggi compaiono casse automatiche, sistemi self-service, pagamenti digitali e processi sempre più automatizzati.
La figura della cassiera, che per decenni è stata una presenza normale nella vita quotidiana, inizia lentamente a ridursi.
È scomparso anche l’impiegato allo sportello della banca.
Nello stesso momento, però, compaiono professioni che fino a pochi anni fa non esistevano: social media manager, creator, analisti dei dati, esperti di cybersecurity, specialisti in intelligenza artificiale, digital marketer, consulenti per la reputazione online.
Un tempo il figlio diceva ai genitori:
Farò il geometra, il ragioniere, il commesso.
Oggi può dire:
Gestirò la comunicazione digitale di un’azienda.
E, spesso, i genitori stessi non sanno bene cosa significhi.
Questo cambiamento pone una domanda scomoda: stiamo preparando i giovani ai lavori del passato o a quelli del futuro?
La scuola continua giustamente a insegnare storia, matematica, grammatica e cultura generale.
Ma accanto a queste materie iniziano a diventare fondamentali altre competenze: uso consapevole della tecnologia, gestione dei dati, comunicazione, capacità di adattamento, pensiero critico.
Perché il rischio non è soltanto che alcune professioni spariscano. Il rischio è che spariscano le competenze richieste per entrarvi.
Molti giovani inseguono lavori digitali pensando che basti aprire un profilo social o pubblicare contenuti. Ma dietro le nuove professioni esistono studio, tecnica, analisi, marketing, psicologia, diritto, dati e organizzazione.
Il “nuovo lavoro” spesso richiede più preparazione del vecchio.
C’è poi un altro elemento che riguarda gli studi. Per anni abbiamo diviso il mondo tra lavori manuali e lavori intellettuali.
Oggi questa distinzione è meno netta. Un artigiano usa software, un agricoltore analizza dati, un avvocato deve conoscere tecnologia, un commerciante lavora con piattaforme e recensioni online.
Il risultato è che il titolo di studio resta importante, ma da solo non basta più. Conta la capacità di aggiornarsi.
Forse, la vera competenza del futuro sarà imparare a reimparare.
Perché il ragazzo che oggi studia potrebbe svolgere domani un lavoro che ancora non esiste. E, forse, questa è la più grande differenza rispetto alle generazioni precedenti.
Due riflessioni finali.
La prima: il problema non è che i lavori cambiano; è fingere che non stiano cambiando.
La seconda: non dobbiamo chiedere ai giovani cosa vogliono fare da grandi, ma se sono pronti a cambiare più volte durante la vita.
Autore Gianni Dell'Aiuto
Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.













