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L’analista laico e la filosofia

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L'analista laico e la filosofia


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Quando il filosofo diventa analista

‘Il problema della psicoanalisi condotta da non medici’ è uno scritto nato da Freud per prendere le difese di un proprio allievo filosofo, Theodor Reik, che, secondo l’accusa, praticava la psicoanalisi pur non essendo medico.

Fu lo stesso Freud, perciò, a coniare il termine “analista laico” poiché riteneva che la psicoanalisi dovesse diventare una professione indipendente dalla medicina:

Una professione di curatori laici di anime, i quali non hanno bisogno di essere dottori e nemmeno sacerdoti.

Lo studio analitico della mente è appurabile nelle antiche metodiche del buddhismo tibetano e solo dopo parecchi secoli divenne materia clinica.
Freud, quindi, riteneva che si dovrebbe contemplare, come fattore medico, unicamente la psichiatria.

Dopo tutto, noi conviviamo con la nostra mente per tutta la vita e dovremmo avere tutti la capacità di analizzarla.

Disgraziatamente, però, ci sono anche individui che, solo per il fatto di aver studiato malamente in Internet, o per aver letto qualche libro o frequentato seminari di poche ore, si auto-nominano perfetti analisti, facendo, più che altro, danni a non finire.

Vi furono molti filosofi tra i primi grandi psicoanalisti che approcciarono agli insegnamenti di Freud ma la legge non è cambiata ed è per tale ragione che, nei miei corsi, mi premuro anche di dare le corrette indicazioni per operare nei termini legali senza correre il rischio di denunce penali.

Il consulente filosofico, perciò, non deve invadere la professione dell’analista, bensì limitarsi ad informare in senso generalizzato, conducendo gruppi di allievi sulle dinamiche della mente, dopo di che, aiutare individualmente a prendere coscienza delle potenziali opportunità interiori dalle quali ognuno di noi può attingere dopo averle esaminate e riconosciute.

I maggiori esperti del mondo del lavoro ritengono che l’intelligenza artificiale soppianterà l’attività di gran parte della popolazione umana ma sostengono anche che le professioni che difficilmente potranno essere soppiantate, e che invece avranno sempre più ampio margine lavorativo, saranno proprio quelle che si occuperanno di aiutare l’essere umano a vincere lo stress e gli stati d’animo debilitanti e deprimenti, che la nostra società, a sfondo sempre più tecnologico e consumistico, sta producendo.

Filosofi, psicologi, analisti e psichiatri avranno un gran daffare per prevenire o arginare gli stati nevrotici della popolazione mondiale.

Il tutto è già ben visibile fin da ora, poiché non sono poche le persone che si rivolgono a tuttologi ciarlatani per risolvere le proprie problematiche finendo, però, per aumentare gravemente afflizioni e disagi mentali anziché diminuirli.

Occorre una seria preparazione se si vuole diventare “analisti laici”; non dimentichiamoci, perciò, che Freud prese le difese di un filosofo suo allievo, non certo di uno sconsiderato studioso del fai da te di Google.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.