La terza stagione di scavi porta alla luce monete d’oro bizantine, una rara iscrizione ebraica e i resti del palazzo – fortezza asmoneo costruito da Erode il Grande
Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo.
All’inizio dello scorso mese è iniziata la terza stagione di scavi archeologici nell’antico sito di Horvat Hyrcania, Rovine di Hyrcania’, nel nord del Deserto della Giudea.
Il progetto, di lungo periodo, unisce scavi di emergenza e ricerca accademica sotto la direzione di Oren Gutfeld e Michal Haber per conto dell’Università Ebraica di Gerusalemme, insieme ad attività di conservazione e valorizzazione del sito a cura dell’Ufficiale Responsabile per l’Archeologia di Giudea e Samaria, con l’obiettivo di aprire l’area al pubblico, mantenendo al contempo un costante vantaggio sui saccheggiatori di antichità.
La storia di Hyrcania ha inizio tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C., quando venne edificata come una delle serie di fortezze – palazzo costruite dagli Asmonei – dal sommo sacerdote Giovanni Ircano o da suo figlio Alessandro Ianneo, Yannai, – per controllare gli accessi orientali del regno.
Gran parte delle informazioni proviene da Flavio Giuseppe principale fonte scritta per il periodo tardo del Secondo Tempio. Egli riferisce che Hyrcania era una delle tre fortezze nelle quali la regina Salome Alessandra, Shlomtzion, vedova di Ianneo, custodiva i propri tesori.
Le altre erano Alexandrion a nord, Sartaba, oggi oggetto di scavi congiunti diretti da Dvir Raviv dell’Università Bar-Ilan e Haim Cohen dell’Ufficiale Responsabile per l’Archeologia, e Macheronte, oltre il Mar Morto.
Nei primi anni del dominio romano il sito fu distrutto da Gabinio, uno dei generali di Pompeo, per poi essere ricostruito e ampliato da Erode il Grande. Da un lato, Giuseppe Flavio racconta che Erode imprigionò e fece giustiziare qui molti dei suoi nemici; dall’altro, fu proprio a Hyrcania che ospitò Marco Agrippa, genero del suo patrono, l’imperatore Augusto, durante la visita in Giudea del 15 a.C., visita che consentì ad Augusto di tenere sotto controllo Erode.
Si può solo immaginare l’entità dei preparativi per un ospite di tale rango.
In una cupa conclusione del capitolo del Secondo Tempio, Erode – gravemente malato e preda della paranoia – ordinò l’esecuzione del primogenito Antipatro, che riteneva stesse complottando contro di lui. L’ordine fu eseguito e Antipatro venne sepolto a Hyrcania ‘senza cerimonie’.
Dopo la morte di Erode, nel 4 a.C., il sito perse gradualmente importanza e fu abbandonato. Cinque secoli più tardi, nel pieno del dominio cristiano bizantino e del fiorire del monachesimo nel deserto, tra le rovine venne fondato un monastero da ‘Santo Saba’, fondatore del monastero di Mar Saba, situato circa quattro chilometri a sud-ovest.
Conosciuto come ‘Castellion’, piccolo castello’ in greco, rimase attivo ben oltre la conquista islamica della regione, fino all’abbandono definitivo intorno all’800 d.C. A quel punto era probabilmente noto con il nome arabo Khirbet el-Mird, che conserva il termine siriaco marda, ‘fortezza’.
All’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, un deposito di papiri provenienti da ‘Mird’ giunse al Museo Rockefeller, nella Gerusalemme Est allora sotto controllo giordano. Roland de Vaux, lo scopritore di Qumran, li esaminò e sollecitò un collega belga ad avviare una spedizione per ‘salvare’ eventuali papiri rimasti sul posto.
Robert de Lange, dell’Università di Lovanio, trascorse un breve periodo nel sito, guidato da beduini, e recuperò decine di papiri – scritti in greco bizantino, aramaico cristiano e arabo antico – da due cisterne d’acqua di epoca asmonea/erodiana successivamente convertite in celle monastiche. Pochissimi di questi papiri sono stati pubblicati e l’operazione fu tutt’altro che uno scavo scientifico ordinato.
Alcuni anni dopo, durante la ricerca dei tesori elencati nel Rotolo di Rame di Qumran – un catalogo di 64 luoghi di occultamento dei tesori del Tempio – John Allegro dell’Università di Manchester, membro eterodosso del team di de Vaux, esaminò i resti sulla sommità e concentrò l’attenzione sul wadi sottostante, Nahal Sekhakha, menzionato cinque volte nel rotolo.
Qui scoprì le aperture di due misteriosi tunnel scavati nella roccia, immediatamente a nord di Hyrcania. Quarant’anni dopo (2000 – 2006), Gutfeld e Yakov Kalman dell’Università Ebraica scavarono integralmente entrambi i tunnel, uno dei quali scendeva oltre i 120 metri di profondità. Proposero che i tunnel fossero stati realizzati tramite lavoro forzato dai prigionieri condannati di Erode.
L’attuale spedizione è stata avviata da Gutfeld e Haber nella primavera del 2023 e rappresenta i primi scavi sistematici e accademici mai condotti nel sito.
Tra i principali risultati della terza stagione di scavi:
• Una rara iscrizione ebraica: un piccolo frammento di pietra, rinvenuto da un bambino in visita, che conserva tracce di due lettere ebraiche, shin e lamed. È la prima iscrizione ebraica scoperta nel sito.
• Una piazza monumentale a gradoni, pavimentata in pietra, che conduce a un’ala monumentale del palazzo-fortezza di epoca asmonea, successivamente riorganizzata sotto Erode. Gli ambienti presentano affreschi policromi e decorazioni in stucco note dai palazzi asmonei di Gerico e dalla ‘Città Alta’ di Gerusalemme, l’attuale Quartiere Ebraico, dove risiedevano gli abitanti più facoltosi. Un impianto termale sembra essere stato aggiunto in epoca erodiana, attualmente nelle primissime fasi di scavo.
Sotto il massiccio strato di crollo che copriva l’ala inferiore occidentale del monastero, gli archeologi hanno portato alla luce:
• Un frammento di iscrizione greca bizantina, forse un epitaffio, inciso con chiarezza da uno scriba monastico esperto. Secondo una lettura preliminare di Avner Ecker dell’Università Ebraica, il testo recita: “Cristo… Pau[lus]… Servo di Dio”.
• Due monete d’oro dell’imperatore bizantino Eraclio, coniate a Costantinopoli tra il 613 e il 641 d.C. Questi solidi, ciascuno del peso di 4,5 grammi di oro di altissima purezza, attestano la stabilità fiscale dell’impero. Eraclio è noto per aver restituito la “Vera Croce” alla Chiesa del Santo Sepolcro intorno al 630 d.C., dopo il suo sequestro da parte dei Persiani sasanidi durante la breve ma violenta conquista di Gerusalemme.
• Un piccolo anello d’oro, di misura femminile, incastonato con una pietra gialla chiara, forse citrino.
• Il coperchio di un reliquiario in pietra, simile al coperchio di un sarcofago in miniatura. I reliquiari erano piccoli contenitori utilizzati in chiese, monasteri o santuari per custodire reliquie sacre di una figura venerata. Il ritrovamento di Hyrcania potrebbe essere stato associato allo stesso Saba.
Il ricco insieme di reperti emersi nel sito – che abbracciano il periodo della dinastia asmonea e di Erode il Grande fino alle epoche bizantina e islamica primitiva – riflette il patrimonio culturale dell’antico Israele nel suo complesso e, in particolare, del Deserto di Giudea. Gutfeld e Haber sottolineano che resta ancora molto da scoprire.













