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La ribalta dell’energia rinnovabile



Il Costa Rica, piccolo paese dell’America centrale, si prepara  ad abolire i combustibili fossili nel settore dell’energia elettrica.  Da 75 giorni infatti, tutte le lampadine del paese  vengono alimentate grazie alle fonti  di energia  rinnovabili, ed in particolare  dal quella idrica. È stata  infatti la grande quantità di pioggia caduta negli ultimi tempi a  riempire gli invasi idroelettrici, gli stessi vasi che l’anno scorso  sono riusciti ad assicurare l’80% del totale dell’energia pulita, mentre la restante parte è stata fornita da energia geotermica. Il piccolo Paese americano, anche se non sono di certo solo le sue dimensioni a facilitare la realizzazione di questo processo, ha scommesso di diventare carbon neutral nel 2021 puntando sul biofuel, veicoli ibridi, fonti di energie rinnovabili diversificate e con una tassazione che scoraggi l’inquinamento. Si punta sul mantenimento e rafforzamento del patrimonio forestale e sullo sviluppo della green economy, rinunciando di fatto allo sfruttamento dei depositi petroliferi.

 Sulla stessa scia, anche se forse ancor più sorprendente è la  notizia che arriva dal Texas, da sempre considerato  uno degli  stati più ricchi  di giacimenti petroliferi. Dale Ross, sindaco di  Georgetown in Texas, ha annunciato che entro il 2017 il  100% dell’energia elettrica della città proverrà da  fonti di energia rinnovabile. La domanda a questo punto  sorge spontanea: ma perchè uno stato così ricco di petrolio  decide di diventare eco friendly? Il motivo non è però  esclusivamente  la preoccupazione verso la salute del nostro pianeta, ma al contrario è maggiormente di origine economica. Le fonti di energia  rinnovabili, ha fatto sapere il primo cittadino, costano molto di meno delle fonti fossili e daranno una maggiore stabilità energetica alla città fino al 2041. Nel corso degli anni il Texas è diventato uno dei  maggiori produttori di energia eolica: attraverso la costruzione di linee di trasmissione l’intero paese è stato collegato agli impianti eolici, in modo tale che tutti possano usufruire di energia rinnovabile. La città texana  inizierà fra qualche mese ad alimentarsi grazie al vento ed al sole, per arrivare nel 2017 al totale utilizzo di fonti eco sostenibili. Secondo le stime fatte dagli studiosi la quantità di energia prodotta sarà maggiore rispetto al fabbisogno reale delle città e questo apre la possibilità di rivendere l’energia in eccesso, andando ad accrescere le casse dello Stato. Da notare che tutto questo va in completa controtendenza a quanto accade in Italia, che con l’art. 38 dello Sblocca Italia passa il potere decisionale in materia di energia, ed in particolare su ciò che riguarda le estrazioni petrolifere, decisionale in materia di energia, ed in particolare su ciò che riguarda le estrazioni petrolifere, nelle mani di Roma  scavalcando  così Regioni e Comuni.

Questo riguarda in particolare la Sicilia, l’Emilia Romagna  e la Basilicata; qui infatti i permessi di ricerca e di estrazione che il Ministero autorizzerà andranno a coprire il 77% del territorio regionale. Ma davvero il petrolio è il futuro? La risposta data da illustri menti italiane spinge a pensare che forse stiamo percorrendo la strada sbagliata e che i nostri investimenti energetici andrebbero rivolti altrove, visto che almeno in Italia il petrolio basterà solo per altri due anni, dopo di che i pozzi presenti saranno prosciugati. Non sarebbe più utile in termini non solo ecosostenibili, di inquinamento, di salute e di migliori condizioni di vita ma anche economici, prendere come esempi il Costa Rica o il Texas??

 

Autore Monica De Lucia

Monica De Lucia, giornalista pubblicista, laureata in Scienze filosofiche presso l'Università "Federico II" di Napoli.

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