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La prevenzione mammaria

La prevenzione mammaria

Controlli regolari salvano vite

Secondo i dati del Ministero della Salute a cui farò riferimento, nel 2025 il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne: sono 925.000 le donne viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore della mammella.

Il Rapporto stima, che durante l’anno 2024 sono stati diagnosticati 53.686 nuovi casi (uomini=621; donne=53.065).

I principali fattori di rischio sono rappresentati da: età, fattori riproduttivi come l’assenza di precedenti gravidanze, fattori ormonali, fattori dietetici e metabolici, stile di vita, pregressa radioterapia a livello toracico, precedenti displasie o neoplasie mammarie, familiarità ed ereditarietà.

Nonostante i programmi di screening, negli ultimi decenni si è registrato un costante aumento di frequenza di diagnosi dovuta al miglioramento delle tecniche e delle competenze affiancate da una maggiore attenzione da parte delle pazienti, accompagnata, però, da una riduzione della mortalità.

Infatti, l’ampia diffusione della diagnosi precoce ha permesso di aumentare il numero di tumori identificati ai primi stadi di sviluppo della malattia.

Ciò ha determinato trattamenti chirurgici più spesso conservativi e terapie più efficaci con sopravvivenze a 5 anni molto elevate, 88%.

Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni.

In linea con le ultime raccomandazioni europee, in alcune Regioni l’esame viene offerto a una fascia d’età più ampia, compresa tra i 45 ed i 74 anni.

Il Sistema Sanitario Nazionale prevede l’invito attivo della donna nella fascia d’età indicata alla scadenza dei periodi stabiliti e secondo le modalità previste dal programma regionale con un invito dall’ASL di appartenenza.

La mammografia è un esame radiologico della mammella, efficace per identificare precocemente i tumori del seno, in quanto consente di individuare noduli anche di piccole dimensioni, non valutabili attraverso l’autopalpazione perché ancora piccoli.

Oggi ci avvale della mammografia digitale con tomosintesi che, grazie a un software, acquisisce immagini del seno da più angolazioni consentendo un’analisi tridimensionale “a strati” (fette di spessore millimetrico).

Questo riduce la sovrapposizione dei tessuti e aumenta l’accuratezza diagnostica di circa il 41%.

Tale esame è risultato molto vantaggioso soprattutto per seni di grandi dimensioni, in quelli sottoposti a precedente chirurgia comprese le mammelle che hanno subìto mastoplastica additiva con inserimento di protesi sia per motivi funzionale che estetici.

Gli esami di approfondimento diagnostico potrebbero prevedere l’esecuzione di un secondo esame mammografico, di un’ecografia mammaria, di un agoaspirato per esame citologico, di una biopsia per esame istologico, o altro: risonanza magnetica, galattografia…

Un discorso a parte meritano l’autopalpazione e l’ecografia mammaria.

La prima viene consigliata a tutte le donne a partire dall’età giovanile e consiste in una semplice pratica che la donna dovrebbe essere istruita a compiere davanti aduno specchio per poter notare eventuali aree sospette, deformazioni, variazioni di forma e colore.

Con la mano destra si palpa il seno controlaterale e viceversa, quindi il sinistro considerando il seno come un quadrante di orologio per non trascurarne alcun settore.

I movimenti devono essere di pressione a piatto e non a “pizzicotto” verso il torace, completando con la valutazione di eventuali tumefazioni del cavo ascellare e della zona sovra-clavicolare dove sono stipati i linfonodi che drenano da tali settori anatomici.

Meglio se l’esame venga effettuato con la mano insaponata per poter far scorrere sulla cute.

Questo esame come tutti quelli strumentali, andrebbe preferibilmente effettuato dopo la mestruazione e in fase follicolare, prima dell’ovulazione, quando il seno è meno turgido a seguito delle variazioni ormonali fisiologiche del ciclo ovarico.

L’ecografia mammaria è un esame non invasivo del seno, semplice e sicuro, ripetibile, non dannoso e praticabile in tutte le donne di qualsiasi età e anche in gravidanza e allattamento.

Viene per questo utilizzata una sonda lineare che emette ultrasuoni. Gli ultrasuoni vengono riflessi in modo diverso a seconda della densità e struttura dei tessuti che incontrano. Tali segnali sono interpretati da un apposito software, che genera un’immagine visibile sullo schermo dell’apparecchio ecografico.

Prima dell’esame la paziente viene fatta sdraiare supina su un lettino con le braccia sollevate dietro la testa, per permettere un’adeguata estensione del tronco.

Le mammelle sono poi cosparse di un sottile strato di gel che consente una migliore trasmissione degli ultrasuoni, eliminando l’aria tra la cute e la sonda.

L’ecografia mammaria non è un’alternativa alla mammografia e i due esami sono, pertanto, da considerarsi complementari, poiché analizzano il seno fornendo informazioni diverse, che possono essere integrate per una diagnosi più accurata.

Infatti, nei seni particolarmente densi come nelle giovani donne, talora l’ecografia è più dirimente soprattutto per la valutazione di formazioni a carattere cistico e, difatti, è l’esame consigliato al di sotto dei 50 anni come primo screening.

Inoltre, qualora nasca un sospetto diagnostico all’ecografia e/o alla mammografia, l’esame ecografico può consentire il prelievo bioptico guidato dalla zona sospetta per agoaspirato, FNAB.

In caso di biopsia, l’ecografia mammaria viene utilizzata per guidare l’ago nel punto in cui effettuare il prelievo di tessuto.

Il programma di screening sanitario indicato all’inizio dell’articolo, è gratuito, dalla mammografia agli esami di approfondimento fino alle cure che dovessero eventualmente rendersi necessarie.

Meritevole di approfondimento è la prevenzione del tumore della mammella che deve passare anche attraverso stili di vita corretti:

• non fumare;

• seguire una corretta alimentazione;

• praticare un’attività fisica regolare;

• ridurre il consumo di alcool.

Numerosi studi, come accennato, hanno anche dimostrato che le donne che allattano al seno hanno minori probabilità di ammalarsi di cancro alla mammella.

Il messaggio finale per le donne è quindi quello di non trascurare la prevenzione, di effettuare esami diagnostici alla comparsa di qualsiasi anomali a carico della mammella come dolorabilità, tumefazioni, secrezioni dal capezzolo.

Autore Altiero Biello

Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.