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La Papessa – Parte 2

La Papessa

Entrare nel Tempio

Varcare la soglia del Tempio rappresentato nell’Arcano su cui stiamo meditando, non vuol dire solo andare alla ricerca di chi siamo, ma vuol dire farlo anche rispetto alla posizione che occupiamo in esso e che questo stesso spazio sacro occupa in noi.

Nelle antiche arti marziali giapponesi il concetto di posizione occupata nello spazio ha una parola ben precisa: kamae. Essa è usata per descrivere la posizione di una fortezza, di un esercito sul campo di battaglia e, infine, del singolo individuo, sempre e solo in relazione al contesto.

Per edificare una fortezza, muovere un esercito e occupare uno spazio vantaggioso nel combattimento, devo ragionare sulla relazione che hanno le cose e le persone che prendono posto in quello stesso spazio trasformantesi in un mio alleato.

La prima cosa è orientarsi. Comprendere che questo quadrilungo che si espande da Ovest a Est segue delle leggi ben precise, che influenzano la nostra energia, il nostro stato d’animo, la qualità dei nostri pensieri, allo stesso modo di un rituale ben eseguito.

In Osteopatia si dice che la Struttura governi la funzione. Se così non fosse, non esisterebbero forse le Piramidi, le Cattedrali Gotiche, i Labirinti. Tutte testimonianze silenziose dei nostri predecessori.

Cosa rende quei luoghi così esoterici? I Simboli che mettono a dura prova la nostra comprensione? La storia misteriosa che spesso nascondono? I segreti che in maniera più o meno celata lasciano intuirsi?

Certamente sì, ma non soltanto. È la posizione che occupano nello spazio. Un luogo sacro è spesso scelto anzitutto per delle caratteristiche geologiche, astronomiche, materiche ben precise.

Talvolta sono i nostri gesti, i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni a renderlo Sacro, ma la Natura ha sempre fornito all’essere umano luoghi perfetti di adorazione e ricerca del Divino, di contemplazione del Sacro, di quiete intensa della mente e dello spirito.

La prima domanda che, a questo punto, dobbiamo porci è: dove sto collocando il mio Tempio? In quale luogo del mondo profano e di quello spirituale sto ponendo le fondamenta di ciò che diverrà il mio edificio visibile e invisibile?

Quell’amicizia che da tempo l’intuito mi dice di allontanare o avvicinare può apportare un’influenza benefica a quest’ardita costruzione? Verso quale asse sto orientando il mio altare? Che materiale di scarto sto producendo su questo piano e su quelli sottili e che inquinamento subisce ciò che mi circonda?

Questo Tempio, poi, si espande da Nord a Sud e in tali luoghi senza tempo e senza spazio troviamo sedute anime affini, impastate d’ombre e di luci secondo un ordine e una logica che si perdono nelle nebbie del passato, lasciandoci con molte domande.

La pietra scartata dai costruttori, è divenuta pietra d’angolo.
Salmo 118:22

Da chi viene disprezzato il navigatore dell’ignoto interiore, che osa bussare alle porte del Tempio presieduto da questa figura silenziosa e maestosa?

Chi penetra dentro questa sala senza tempo e senza spazio è colui che non condivide la visione e gli ideali dell’uomo comune.

In un mondo dove la Lealtà è merce rara noi siamo alla ricerca delle circonferenze spirituali, dove ciò rappresenta la norma. In una società dove l’individualismo ha distrutto ogni punto di riferimento personale, noi siamo alla ricerca di individui che vogliano costruire una comunità basata su amore e rispetto.

In contesti in cui vige sovrana la legge del più forte che schiaccia il più debole, del più furbo che approfitta della deriva della Società e delle Istituzioni per primeggiare senza competenze e cognizione, noi cerchiamo l’elevazione del nostro intelletto e del nostro spirito per tramutare noi stessi nel silenzioso faro rappresentato dalla Papessa.

Il sistema di valori dei “cercatori d’oro spirituale” non può e non deve essere sovrapponibile a quello dei “cercatori di oro vile”, per questo si viene prima isolati, poi scartati e, infine, ignorati. Da ciò scaturirà la domanda essenziale e principale: “Io chi sono?”

Avere una risposta a questa domanda ci permette anche di comprendere la nostra posizione intesa come postura e come posto da occupare sia all’interno di questa catena spirituale, sia dentro noi stessi.

Il momento in cui sorge la domanda su chi siamo, segna la nascita di un punto all’interno di uno spazio che non è ancora definito, poiché non è stato ancora misurato. Adesso questo punto va individuato nello spazio e, per farlo, abbiamo bisogno di un sistema di assi di riferimento.

A donarci il primo asse è una figura ben precisa, con la sua Livella, che ha uno sviluppo orizzontale. Il secondo asse ci viene donato da un’altra figura che con il suo filo a piombo rappresenta la verticalità e l’axis mundi, di antidiluviana memoria. Infine, chi occupa la posizione a Oriente ci fornisce la direzione da seguire e di conseguenza il terzo dei tre assi.

Adesso abbiamo un centro, adesso siamo il centro. Ognuno di noi è centro del suo microcosmo, ma, allo stesso tempo, questo centro essenziale per ciascuno diviene solo un punto tra gli infiniti della circonferenza creata da tutti gli esseri viventi e non, uniti dal Sacro Vincolo dei Giuramenti che si sono pronunciati.

Riconoscere e mantenere il nostro centro, pur entrando in relazione con i centri altrui è uno dei molteplici significati che, a mio parere, possiede la catena d’uomini di buona volontà o “uomini di desiderio” secondo la visione di qualcuno. Se si osservano le posizioni occupate e assunte dal nostro corpo, ci si renderà conto che si riprodurrà con esso la medesima forma di certi simboli, proprio per far sì che, attraverso il nostro corpo e la nostra postura, quel significato venga incarnato dalla nostra totalità, allo stesso modo in cui il kamae orientale diviene interazione profonda con il mondo visibile ed invisibile. Questo è un segreto che la scolarizzazione ci ha fatto dimenticare.

Noi impariamo con il fare, impariamo con il corpo. Prendere una posizione ci permette simbolicamente di assimilare le proprietà di quel simbolo, di attingere da certe energie siano esse celesti o telluriche, stesso principio delle asana nello yoga o, appunto, dei kamae citati all’inizio di questa riflessione.

La medesima cosa avviene per le posizioni meditative o di ascolto attivo assunte dentro ai nostri Templi, in cui cerchiamo il nostro centro e la stabilità di quest’ultimo. Postura e respiro hanno per noi esseri umani un vincolo indissolubile, quindi interroghiamoci su come si dovrebbe respirare nelle posizioni che assumiamo, qualunque sia il cammino in cui ci adoperiamo.

E, mentre lo facciamo, durante la nostra progressiva immersione nella pratica o nel rituale, cerchiamo di comprendere come il nostro centro e la nostra postura reagiscono sottilmente alla posizione che occupiamo esteriormente e interiormente.

Cambia qualcosa se siedo a Nord? E cosa cambia a Sud? Quando svolgo un ruolo specifico, riesco a percepire la differente qualità energetica della posizione che occupo? Quale dei parallelismi possibili è responsabile del farmi comprendere meglio ciò che sono chiamato a svolgere.

E se quel ruolo rappresentasse, invece, un elemento o una fase agente durante la Grande Opera che avviene nel nostro Athanor dove ci si sigilla tutti volontariamente?

O, forse, ogni ruolo è traccia delle istanze psicologiche che ci attraversano consciamente ed inconsciamente in ogni attimo della veglia e del sonno?

Il centro della nostra postura deve essere raggiunto e deve essere reso stabile, poiché quando esso vacilla, vacillerà con lui tutto il nostro Mondo Interiore e le fondamenta di questo Tempio. Io non devo darvi risposte, ma aggiungere domande.

Ognuno conosce la misura del suo centro,
ognuno conosce la mistura del suo centro,
ognuno conosce il mistero del suo centro.

Dentro a un mondo che si oscura sempre più, decidere di divenire candela ci rende un punto, un centro di Luce che, unito a tutti coloro i quali perseguono una Via con Determinazione, Perseveranza e Coraggio, ci permetterà di trasmutare l’ego e renderci conto che siamo parte di un tutto che si regge su un’unica trama di cui scorgiamo alcuni frammenti e, su questi riflessi, basiamo intuizioni, meditazioni, ideali, certezze e fondamenta, purché si abbia cura che non diventino le basi di castelli di carta e fortezze di sabbia.

Noi siamo l’ultimo baluardo del Libero Pensiero in un mondo senza centro e fondamento. Costruirlo per noi, costruirlo in noi, significa ricostruirlo per il resto del mondo, poiché ogni centro è unico e irripetibile, ma è anche parte di un tutto dove l’ego deve naufragare per riconoscersi nella risposta alla domanda iniziale: “io chi sono”? Qui dentro, linee invisibili tracciano Alberi della Vita, Sigilli e molto altro, ma se non abbiamo occhi per vedere questi invisibili progetti energetici, quella domanda diverrà un dubbio sempre più assillante, che non lascerà spazio all’apertura della nostra mente ma a una forsennata ricerca di centri mutevoli e instabili al di fuori da noi stessi.

Sarà quello il momento in cui la nostra attenzione cadrà sulla relazione, facendo divenire l’altro il nostro centro. Ma l’altro ci tradirà e il nostro edificio crollerà. Allora, cercheremo il centro nella famiglia, ma anche lì avremo quel parente che ci guarderà negli occhi come se fossimo il suo peggiore nemico e ci dirà che siamo la peggiore rappresentazione dell’umano presente sulla terra. E il nostro edificio cadrà ancora una volta.

Ci rivolgeremo al lavoro, agli amici e quando tutto sarà tramutato in sabbia ancora e ancora e avremo perso la nostra postura, il nostro centro, per l’ennesima volta le strade che si apriranno saranno tre. La prima è quella in cui inizieremo a capire che il centro è in noi. La seconda è dove seguiteremo a vagare instabili alla ricerca di un centro che si allontanerà sempre più dalla nostra portata, così come le nostre aspirazioni sempre più irraggiungibili, sempre più incontrollabili e, se avremo la “fortuna” di raggiungere le vette di questo mondo materiale, ci renderemo conto che dentro noi il vuoto sarà talmente vasto e profondo da divenire incontenibile.

ABYSSUS ABYSSUM INVOCAT.

In ultimo potremmo trovarci nella condizione di voler spegnere la nostra coscienza e il nostro ardore spirituale soffocandolo con vizi che, lasciandoci intontiti, ci permetterebbero temporaneamente di dimenticare ma, quando la coscienza si risveglierà dal torpore, farà così male che avremo bisogno di un’altra dose.

Noi abbiamo scelto di percorrere la Via dell’Arte Reale. E questo significa che la strada è una sola. Non ve ne sono altre, così come non devono esserci dubbi. Quella domanda su chi siamo deve divenire un faro che ci guida, un centro stabile di consapevolezza da cui inondare di Luce un mondo preda di tenebre sempre più fitte. Operiamo in gran segreto perché arriverà il tempo in cui, ancora una volta, verremo schedati, processati… messi a tacere. È

accaduto alle nostre amiche Streghe, ai nostri cugini Filosofi, ai nostri fratelli Templari, ai nostri Maestri Passati, è accaduto a Ipazia, a Giordano Bruno e accade ancora adesso a tutti coloro che cercano di spostare il centro e ricostruire le fondamenta del mondo, ripristinando la Libertà vera, l’Uguaglianza pura, la Fratellanza senza confini.

Ricordate tutti quale è il simbolo che in Alchimia rappresenta l’Oro? Un cerchio con un punto al centro. È quello il centro di cui sto parlando. Trasmutare il piombo in Oro significa raggiungere quel centro al centro della circonferenza, divenendo un sole che emana i suoi raggi senza porsi il problema di chi raggiungeranno, poiché quella è la sua Natura.

Nella Iatromatematica il sole corrisponde a un organo ben preciso, al cuore, centro anatomico della nostra vita materiale e sottile. Centro nascosto della nostra postura spirituale. Cuore rosso, cervello bianco. Sole rosso, legato al cuore. Luna bianca, legata all’encefalo. Del resto, la mente riflette come la luna. Rosa rossa, giglio bianco; ricordate la carta del Mago? Zolfo rosso, mercurio bianco. Mantello rosso, tonaca bianca. Devo aggiungere altro?

Bisogna lavorare sul cuore, con il cuore; del resto, fra i simboli cristiani, uno dei più importanti non è forse il Sacro Cuore di Gesù? Cuore che, lungo i sentieri dell’Albero della Vita occupa il posto della sesta sephira, Tipheret, la Bellezza.

Ed è qui che i collegamenti tra astrologia e kabbalah pongono, guarda caso, anche il sole. Così come i tre assi cartesiani hanno una loro associazione con le tre lettere madri dell’alfabeto ebraico.

Tipheret è il centro,
il cuore è il nostro centro,
il sole è il centro del nostro sistema astronomico.

La via dell’Arte Reale è anche la Via del Cuore. Più chiaro di così? Ancora una volta, ciò che ci distingue da chi non cammina sul nostro stesso sentiero è solo la consapevolezza, in questo caso la consapevolezza del fatto che non stiamo parlando del cuore in termini profani ma come centro della nostra attività spirituale ed esoterica.

René Guénon ha scritto molto circa la simbologia di questo organo, legandolo al simbolismo della coppa, del Graal, che vi ricordo essere, secondo alcune fonti, LAPIS EXILLIS. Lapis, pietra.

La stessa pietra che troviamo grazie al VITRIOL, che poniamo a Nord Est, che lavoriamo fino a scoprire ciò che nasconde: il nostro centro spirituale.

Centrum In Trigono Centri

Solo così la Papessa aprirà il suo libro e scosterà il velo alle sue spalle. Sta cercando chi ha la sua stessa postura nel Tempio.

Autore Ercole H. Fiandro

Ercole H. Fiandro, esoterista, pittore, poeta.