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La melagrana, custode di misteri massonici

melagrana

La melagrana si staglia nel firmamento simbolico della Massoneria come archetipo pulsante: è la tensione dall’unità alla molteplicità e ritorno, dal certo dell’Ordine all’incerto della ricerca, dal silenzio alla parola che illumina.

La forma sferica allude alla perfezione pitagorica, la scorza dura è presidio della Tradizione, i chicchi rossi, numerosi e distinti, testimoniano la ricchezza irriducibile delle soggettività massoniche, unite in Loggia senza essere mai annullate.

Nel linguaggio ermetico, la relazione tra frutto e Istituzione diventa paradigma: la Loggia è la melagrana, microcosmo in cui ogni chicco è un Fratello o una Sorella, unico e necessario alla prosperità dell’insieme; l’Obbedienza è la scorza che accoglie, protegge e tiene insieme, perché l’unità non collassi in indifferenziato.

Il senso di appartenenza è cardine del cammino iniziatico:

Unus pro omnibus, omnes pro uno

postura interiore che non smorza la libertà, ma la raffina nella misura dell’impegno comune.

Ogni chicco nutre: una Loggia fiorisce quando ognuno si sente parte dell’Opera, responsabile del proprio tratto di luce. L’obbedienza, morbida e severa, non è cieca sottomissione: è ascolto vigile, disciplina consapevole, scelta di aderire a regole che ci precedono per poter, insieme, cercare la Verità.

È un’obbedienza ragionata, antitesi dell’obbedienza passiva, perché la libertà del Libero muratore risplende proprio nel consenso lucido e condiviso alle leggi dell’Officina.

Niente esprime la dinamica evolutiva della Loggia come il frutto aperto: diversità e somiglianza convivono nei chicchi che brillano e l’insieme è più della somma delle parti. La Tradizione ammonisce: la perdita di un chicco turba l’integrità. Eppure, la pianta resiste, si rinnova, mette frutti nuovi; così la Loggia, che rigenera la sua linfa anche dopo l’addio di un Fratello o una Sorella.

Omnia mutantur, nihil interit

non è distruzione, ma trasformazione.

Il solco della fratellanza resta, come restano i valori che fanno dell’Officina una casa di lavoro e di speranza.

E, a ricordare la nobiltà del dissenso, si potrebbe dire con Voltaire per bocca di Evelyn Beatrice Hall:

Je ne suis pas d’accord avec vous, mais je me battrai pour que vous puissiez le dire.

La Loggia custodisce l’integrità e, insieme, si arricchisce degli attriti fecondi tra idee sincere.

La scorza, talora amara, sempre salda, difende dall’aggressione del mondo profano senza isolare: apre varchi, filtra, educa. L’iniziazione insegna che l’amore ha molte voci: Agapê, Erôs, Philia, rispetto, passione, amicizia; come tre correnti che confluiscono nel cuore del frutto e fanno della comunità iniziatica una comunione esigente e generativa.

La donna massone è voce e seme della melagrana e ne incarna l’alchimia: potenza generativa e misura, umiltà e fermezza, accoglienza e rigore. Nella melagrana rivede la propria opera quotidiana: custodire la pluralità dei chicchi senza perdere il centro; difendere la differenza, sottraendola tanto alla dispersione quanto all’omologazione.

Nella Loggia porta un sapere di cura che non addolcisce la legge, ma la rende vivibile; un’intelligenza relazionale che non teme il conflitto, perché crede nel lavoro lento della concordia. Quando si inchina alla diversità dei chicchi, non arretra: riconosce che l’unità è una conquista, un esercizio di ascolto, una pratica di responsabilità.

La sua voce, fiammella tenace, ricorda che la Tradizione non è una teca, ma una linfa che scorre: la scorza protegge, sì, ma si apre al tempo opportuno, per nutrire il mondo. In questo gesto, dal certo della scorza all’incerto del seme, la donna massone testimonia che la libertà non è solitudine, è appartenenza scelta; che la forza non è durezza, è cura; che il rito non è abitudine, è nascita continua dell’Opera.

Così si chiude il cerchio e subito si riapre: dall’Uno alla molteplicità e ritorno, dalla parola al silenzio fecondo, dalla perdita alla rinascita. La melagrana, nel cuore della Massoneria, resta invito e monito: cercare l’Uno nella differenza, non temere la metamorfosi, vigilare perché ogni chicco, ogni Fratello, ogni Sorella, trovi posto e compito nell’Opera senza tempo. E quando un chicco si stacca, la pianta non muore: si prepara alla prossima stagione, fedele al sole della fraternità, al respiro dell’uguaglianza, al vento libero della ricerca.

Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.