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La Massoneria come baluardo dei valori in un’epoca smarrita

massoneria

Per un’anima libera, responsabile e silenziosamente in rivolta.

Viviamo in un tempo che si crede sofisticato. Non lo è. È frettoloso, distratto, e se si scava appena, un po’ disperato.

Le parole rimbombano, ma non pesano. Le notizie si moltiplicano senza maturare. Ci indigniamo al mattino, ci indigniamo di nuovo a mezzogiorno, e alla sera non ricordiamo più per cosa.

Il like ha soppiantato il giudizio, il trend ha sostituito la riflessione, e la velocità, quella velocità senza direzione, è diventata l’unico valore condiviso.

In questo clima, chi sceglie la lentezza sembra strano. Chi si ferma a pensare prima di parlare sembra lento. Chi non grida sembra non esistere.

Eppure, è proprio qui, in questo frastuono, che la Massoneria ha qualcosa da dire. Non come risposta confezionata, non come rifugio per chi vuole chiamarsi fuori dal mondo. Ma come scelta concreta di come stare nel mondo: con misura, con responsabilità, con la lentezza di chi ha qualcosa da costruire davvero.

La nostra società funziona come una fabbrica di emozioni istantanee. Produce indignazione su commissione, simpatia a scadenza, entusiasmi che durano il tempo di uno scroll.

Fast life, fast news, fast anger. Tutto corre, tranne la comprensione.

Il Tempio funziona al contrario. Non è un luogo che accelera: è un luogo che frena, e nel frenare insegna.

Tempus rerum imperator.

Il tempo è il dominatore di tutte le cose.

Il lavoro iniziatico non è una corsa con un traguardo. È un’andatura ritmata, sostenuta, che richiede di tornare sugli stessi gradini più volte, con occhi diversi.

Il silenzio programmato del Tempio non è assenza: è la condizione perché la parola, quando arriva, abbia davvero un peso. Lì si impara qualcosa di raro, a non parlare per riempire il vuoto, ma a scegliere il momento in cui rompere il silenzio perché ne vale la pena.

Reagire alla frenesia del mondo non significa semplicemente “non partecipare”. Significa qualcosa di più preciso: scegliere come stare nel tempo che ti è dato.

Con l’urgenza del branco o con la pazienza di chi costruisce? Con il riflesso del mi piace o con lo sforzo silenzioso del rifletto?

Bilancia, scacchi, martello: simboli che camminano…

I simboli del Tempio non sono decorazioni. Se restano appesi a una parete senza tradursi in atteggiamento, sono solo oggetti. Il loro valore sta nel momento in cui entrano nel modo di guardare le cose, di decidere, di agire.

La Bilancia, per esempio, è un’obiezione costante all’impulsività. Non un freno alla passione, ma un invito a non lasciare che la sola emozione governi il giudizio.

Scientia, Veritas, Iustitia.

Conoscenza, verità, giustizia, non possono camminare senza equilibrio. In un’epoca che premia la radicalità come segno di coraggio, la Bilancia è un rimprovero gentile a chi scambia l’odio per fermezza.

Il pavimento a scacchi parla di qualcosa di più scomodo: che la vita è fatta di luce e di ombra che convivono, non si annullano.

Lux lucet in tenebris.

La luce splende nelle tenebre, non le cancella.

Accettare che l’altro, anche chi ti contraddice, anche chi ti irrita, contenga qualcosa di vero richiede umiltà. Ma è un’umiltà robusta, non quella dell’arrendevolezza. È la difficoltà di chi non si accontenta di una risposta facile.

Il martello e lo scalpello dicono un’altra cosa ancora: che si lavora. Ogni giorno, su se stessi, con pazienza.

Labor omnia vincit.

Non nel senso produttivista moderno, non si tratta di ottimizzare o di rendere di più. Si tratta di scolpire: togliere il superfluo, levigare ciò che stride, fare i conti con le parti di sé che non si vorrebbero guardare.

In un mondo che vuole tutto già rifinito, il Massone è colui che accetta di essere “opera in corso” e, , stranamente, trova in questo una forma di libertà.

La polarizzazione ha trasformato il confronto in guerra. Le opinioni non si discutono: si espugnano. Chi non è con te è contro di te e contro di lui si costruisce un caso, si raccoglie un pubblico, si organizza una disfatta pubblica.

Il Massone non è chiamato all’arrendevolezza davanti a questo. È chiamato a qualcosa di più difficile: alla mediazione. La virtù sta nel mezzo, non perché il mezzo sia sempre giusto, ma perché cercare la misura richiede più coraggio che schierarsi per partito preso.

L’odio online è il rito rovesciato: dove il Tempio insegna ad ascoltare prima di parlare, la rete insegna a gridare prima ancora di aver capito. Si sbeffeggia, si seppellisce, si distrugge la reputazione di qualcuno come se fosse un passatempo.

Il Massone, e qui il contrasto è netto, impara che la parola è un potere, non un vento.

Custos silete, ille loquitur.

Il silenzio custodisce, chi parla si rivela. Ascoltare prima di giudicare, anche quando si ascolta chi è nemico delle proprie idee, è un atto che pochi si concedono. Non perché manchi il tempo, ma perché richiede qualcosa che il tempo da solo non dà.

Il consumismo, infine, è la versione laica di questa stessa deriva: tutto si compra, si usa, si getta. Il valore sta nell’acquisizione, non nell’uso; nell’avere, non nel diventare.

Il lavoro iniziatico va esattamente nella direzione opposta, insegna che la vera ricchezza non si compra, si costruisce nel tempo, nel lavoro personale, nell’onestà verso se stessi.

Non è una morale austera: è una scoperta pratica, che chi ha fatto un percorso iniziatico conosce per esperienza propria.

Essere Massone, oggi, non è una fuga. Non è neanche un privilegio, almeno non nel senso in cui si usa normalmente la parola.

È una responsabilità. L’impegno concreto a non lasciarsi sedurre dall’effimero, a non cedere alla pressione di chi grida più forte, a non confondere la velocità con il progresso.

Nel Tempio si impara a parlare con gli altri; fuori dal Tempio si impara quando vale la pena aprire bocca e quando, invece, vale la pena tacere e lasciare che siano i fatti a parlare.

La Massoneria come baluardo dei valori in un’epoca smarrita

non è uno slogan se la si vive davvero.

Significa che davanti alla confusione, alla paura, all’odio diffuso come aria viziata, il massone non si arrende e non fugge: sceglie la lentezza, la misura e si prende la responsabilità di quella scelta.

Ogni sera, una sola domanda:

Ho reagito con l’impulso del mio tempo, o con il criterio del mio Tempio?

Non serve che la risposta sia sempre

con il criterio del Tempio.

Basta che la domanda venga posta, onestamente, senza sconti. Perché il Massone insegna con l’esempio più che con le parole e l’esempio più difficile è quello che si dà a se stessi, nell’ombra, senza pubblico.

La morale che rimane, alla fine, è semplice:

Non smarrire se stesso, né nel rumore, né nella facilità, né nella paura di dire ‘no’.

Questa è l’arma silenziosa di chi non ha fretta, ma sa che il Tempo, alla fine, è giusto con chi ha scelto di camminare con misura, con luce, con responsabilità.

Lux et Veritas.

Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.