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La madre di tutti i conflitti di interessi

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Benedetto Ricasoli
Benedetto Ricasoli


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La cricca dei furbetti – affaristi – politici che si arricchì con l’unificazione

Oggi parliamo della madre di tutti i conflitti di interesse e di come una cricca di affaristi si arricchì con la complicità di Vittorio Emanuele II, avendo in concessione l’ampliamento della rete ferroviaria del Mezzogiorno. Ovviamente nessun libro scolastico ne parla.

Nel 1860 la rete ferroviaria borbonica contava meno chilometri rispetto al Regno di Sardegna, tuttavia bisogna considerare che le ferrovie borboniche erano in corso di costruzione e avevano la prerogativa di non gravare sulle casse dello Stato, poiché erano state affidate a due società private, la napoletana Bayard, per il ramo tirrenico, e la pugliese Melisurgo, per il ramo Ionico.

Con l’entrata a Napoli, Garibaldi assunse il titolo di dittatore con pieni poteri governativi e, come primo atto, tolse la concessione di espansione della rete ferrate a queste due aziende e l’affidò alla Società Italica Meridionale, costituita ad hoc da due banchieri livornesi, Pietro Adami e Adriano Lemmi, che avevano in parte sovvenzionato la spedizione dei mille.

Tuttavia Garibaldi e i suoi amichetti avevano fatto i conti senza l’oste e ignoravano che, da Torino, una banda di squali era pronta a gettarsi a capofitto su ogni tipo di affari per arricchirsi facilmente, sfruttando la loro posizione forte all’interno del governo sabaudo.

Infatti, un anno dopo, il Parlamento Italiano revocò la concessione e assegnò le concessioni ad una società, costituita tre settimane dopo la delibera del Parlamento e prese il nome di Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali.

Questa società rappresenta la madre di tutti i conflitti di interesse, poiché il Presidente altri non era che il Presidente del Consiglio dei Ministri, il fiorentino Benedetto Ricasoli, mentre Amministratore delegato era Pietro Bastogi, che ricopriva la carica di Ministro dei lavori pubblici e nel Consiglio di Amministrazione sedevano ben 12 deputati della maggioranza.

Il comitato d’affari, con a capo Ricasoli, aveva già dissanguato il Regno di Sardegna, accaparrandosi opere pubbliche e facendone lievitare il costo.

Cavour scrisse una lettera segreta, tanto segreta che fu divulgata a Vittorio Emanuele, nel quale accusava Ricasoli di essere “un pascià poiché governava pensando solo ed esclusivamente ai suoi affari”, ma il re, forse sul libro paga di Ricasoli, non la prese in considerazione.

Torniamo alla nostra società, che aveva un capitale sociale di cento milioni versato da quattro banche del nord e sfruttando i capitali dello Stato, attinti, quindi, dalle tasse versate dai cittadini, iniziò l’espansione della strada ferrata, anche se ci fu un ridimensionamento rispetto all’originale progetto di epoca borbonica e la lievitazione dei costi del 300%.

Attenzione a non cadere nell’inganno, è vero che sono stati fatti lavori infrastrutturali al Sud, ma chi ci ha guadagnato è una società del Nord e tale usanza è stata conservata fino ai giorni nostri.

Tuttavia, questa cricca di affaristi, si scontrò, strano ma vero, con la parte onesta della politica, e venne istituita una Commissione d’inchiesta, che accertò la corruzione di alcuni parlamentari della maggioranza che, dietro una somma di denaro, avevano votato per togliere la concessione alla ditta di Adami e Lemmi e affidarla alla società di Ricasoli e Bastogi.

Nonostante lo scandalo parlamentare e la confessione pubblica dei deputati corrotti, la commessa alla ditta di Ricasoli non venne revocata, mentre i parlamentari coinvolti si dimisero e Susani, che era esponente di maggioranza e membro del Consiglio di Amministrazione delle Strade Ferrate Meridionali, emigrò e, per la vergogna, non rimise più piede in Italia, morendo all’estero.

Addirittura a Livorno un comitato di cittadini chiesero che a Bastogi venisse tolta la cittadinanza livornese.

Bei tempi.

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Autore Mimmo Bafurno

Mimmo Bafurno, esperto di comunicazione e scrittore, ha collaborato con le maggiori case editrici. Ha pubblicato il volume "Datemi la Parola, Sono un Terrone". Attualmente collabora con terronitv.