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La lotteria di zia Tita

La lotteria di zia Tita - illustrazione Umberto rgk bogard
La lotteria di zia Tita - illustrazione Umberto rgk bogard

Ninuccia era collassata proprio nel caldo del mercatino, che si trova lungo le traverse accanto a casa mia.

Mentre si districava tra un’accurata scelta di pomodori giganti di Sorrento e un’offertona riguardante il piennolo risparmiato dal Natale: era finita stesa lunga lunga a terra. Come si dice dalle mie parti. E si dice pure di quelli molto bassi, ma di certo non era il caso di Ninuccia.

Il verdummaro, con fare comprensivo l’aveva soccorsa, con qualche bicchiere di acqua fresca che ne aveva ammosciato la permanente e contestualmente arripigliato Ninuccia, ma era stato categorico: non avrebbe lasciato la sua bancarella incustodita per nessuna Ninuccia al mondo.

Nemmeno se bonissima e cliente fissa. E la Ninuccia in questione non era né fissa né bona.

Per cui, facendo leva sull’istinto di infermiera delle signore presenti, ha intimato fosse accompagnata dalla parente o dall’amica più prossima. Sono solo la zia di sua cognata… ma ho vinto il premio, primo estratto sulla ruota di Napoli.

Quindi, adesso, abbandonata dalle indaffaratissime signore clienti del mercatino, nella sua pachidermica forma trentennale, si sta riprendendo a suon di lamentele sulla sedia della mia cucina, che comincia a dare seri segni di cedimento. Come me.

Le ho offerto acqua fresca e caffè, mentre io sorseggio a piccolissime dosi, acqua ghiacciata dal bicchiere che tengo sempre pronto in freezer. Lo stesso che mi porto ogni sera a letto, poggiato sul comodino, accanto ad un romanzo ed al numero nuovo della Settimana Enigmistica. E che mi consola la gola arsa, un sorsetto per volta.

– Tita ma tu giochi mai a lotto?

Mi chiede adesso Ninuccia, con la sua voce stridula e a tono altissimo, credo che sia un soprano andato a male.

– Beh no, per la verità.

– E dovresti perché, lo sai, si parla sempre della fortuna del principiante.

– Ma lo sai era Umberto, mio fratello, quello appassionato delle schedine… ci sono entrata in un centro scommesse, ma è tutto cambiato. Mi sento come un pesce fuor d’acqua.

– Noooo! Ma qui si tratta di andare dal tabaccaio, niente centri strani con uomini di dubbia fama. Guarda che oggi sono numeri facili con me: ‘a caduta, ‘o mercato e ‘a folla.

Non mi addentro in delucidazioni, so che i giocatori compulsivi come Ninuccia ne inventano di ogni, pur di andare a giocare i numeri. E intravedo la possibilità di essere restituita alla tranquillità della mia giornata di sole, se accetto di giocare in società con lei un qualunque biglietto della lotteria.

Il gatto dei vicini sta facendo una passeggiata sul mio terrazzino ed io mi diverto a guardarlo mentre tenta assalti alle frange del mio tappettino nuovo. Fa capriole e salti e salto anch’io… allo squillo impazzito del mio citofono.

Se è qualche amico demente di mio nipote, accompagnato da lui che ridacchia, li faccio a frange come il tappetino.

Una voce inconfondibile mi raggiunge dal microfono incastrato nella parete e i miei capelli si alzano di qualche centimetro, per il vento che viene fuori dalla cornetta:

– Abbiamooo vintooo!

Costernata apro portoncino e porta, esco sull’uscio il tempo di osservare ammirata Ninuccia che sale le scale dimenticando i suoi settant’anni e novanta chili, per trovarmela ad un centimetro dal naso.

– Ah cara, come sono felice di vederti così esuberante!

Ma lei, invasata, continua a ballare sul pianerottolo al ritmo di abbiamo vinto abbiamo vinto.

Non ho i mezzi per accompagnarla al Pronto Soccorso e quindi la invito ad entrare in casa, calmarsi e bere l’acqua. Mi sembra lo stesso incubo di una settimana prima.

– Tita ti sono grata. Hai realizzato il mio sogno.

– Che bello e quanto abbiamo vinto?

– Tu capisci che dopo anni di perdite, piccole e grandi, finalmente ho raggiunto il mio traguardo.

– Ma dai. E quanto abbiamo vinto, allora?

– Ho dovuto rigiocare i numeri le classiche tre volte, è ovvio. Perché lo sai che vanno giocati tre volte?

– No, non lo sapevo.

Non ho insistito oltre perché ho già intuito che gatta ci cova.

– Eh sì, ma stavolta la tenacia della sottoscritta ha fatto la differenza.

La mia aria distratta a guardare ancora fuori dalla finestra, interessata alle evoluzioni del gatto, più che alla narrazione delle paturnie del giocatore, l’hanno convinta a non tirarla ancora troppo per le lunghe.

– Abbiamo vinto trenta euro a testa! Cioè considerato che ho tolto i dieci che mi hai dato da investire.

– Ah! Ma che bella notizia dai! Così staremo a posto per un po’.

– Ma come? Vuoi buttare al vento un periodo fortunato? E quando ci ricapita!

– Senti Nina, io ho questa filosofia. Gioco per scherzo, vinco o perdo, ma in ogni caso non rigioco, MAI.

Seguita una mezz’ora di sincope e di invocazioni, alle quali ho reagito con irremovibile diniego, sostenuta dalla certezza che se avessi ceduto anche stavolta pur di avere di nuovo il mio tempo di vita a disposizione, mai più mi sarei liberata da Ninuccia e il gioco del lotto.

Ho quindi preteso e incassato la mai vincita, senza regalare nemmeno due euro, come investimento, per la prossima quaterna. Stavo quasi per farcela e liberarmi di lei per sempre, quando ha suonato alla porta il postino.

– Chi è?

– Zia Tita, sono Quintino!

Al solo sentirne il nome, Ninuccia è saltata dalla sedia.

– Fallo entrare subito! Con questo nome, la vincita è assicurata.

Cattiva come non mai, ho approfittato biecamente della situazione, con solo un briciolo di scrupolo per il poveretto.

Rivolta alla porta:

– Un attimoooo, arrivo!

E poi guardando Ninuccia negli occhi con intenzione.

– Allora Nina, sentimi bene. Questa è una famiglia di giocatori incalliti. Pensa che i primi due figli la mamma li ha chiamati Ambo e Terno, e la femmina Quaterna.

– Ma tu che dici!

– Esatto! Ma sai come sono i giocatori che vincono sempre. Gelosi. Gelosi delle loro strategie. Adesso io ti presento come una mia amica e gli chiedo di accompagnarti alla fermata dell’autobus. Tu devi concentrarti moltissimo per carpirgli i segreti della numerologia. Capito? Ma senza fartene accorgere!

Ninuccia fa sì con la testa, completamente ipnotizzata dal mio tono fluido. Solo a questo punto raggiungo la porta e apro a Quintino- che mi consegna cinque riviste imballate di Domenica Quiz, che mi ero persa all’edicola.

Con gentilezza acconsente ad accompagnare Ninuccia, ma noi signore ci renderemo conto che può farlo solo DOPO il giro di consegne dei due parchi. Sì, ci rendiamo conto.

Ninuccia mi stringe forte il braccio per ringraziarmi, mentre segue felice il malcapitato Quintino nel giro di settantacinque abitazioni, sparpagliate nei due condominii.

Lo so, come direbbe Davide: Sono una brutta persona.

D’altra parte, portare così incautamente il nome Quintino a Napoli, è una responsabilità che non sento di dover addossare alla mia sfrenata fantasia e tantomeno alla credulità di chiunque spenda tempo e denaro a giocarsi, quando non la vita stessa, intere giornate dietro all’estrazione improbabile di una felicità duratura.

Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Per la narrativa pubblica ‘Zaro. Avventure di un visionauta’ (2003), ‘Il mercante di favole su misura’ (2007), ‘Allora sono cretina’ (2013), ‘Pazienti inGattiviti’ (2016) ‘Le metamorfosi di Nanni’ (2019). Il libro ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ ed ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.