Una gattina di otto mesi. Una colonia di quartiere. Roma, Tor Tre Teste. 23 marzo 2026.
Trovata agonizzante. Corpo devastato. Seviziata.
O violentata.
Si chiama Rosi.
Ho letto la notizia di mattina. L’ho riletta. Ho chiuso il telefono. L’ho riaperto. Come si fa quando una cosa è troppo tremendamente vera per essere vera.
Poi ho pensato alla mia Loggia. Alla mia via.
A.G.D.G.A.D.U. non è solo un’abbreviazione rituale.
Per la Massoneria la formula Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo rappresenta tutto ciò che concerne la natura e le sue leggi – ogni suo aspetto, dalle cose infinitamente piccole a quelle infinitamente grandi.
Ogni cosa. Non ogni uomo. Ogni cosa.
Rosi era parte di quella natura. Era una pietra – piccola, viva, pulsante – di quell’edificio cosmico che noi Liberi Muratori siamo chiamati a custodire, non solo a costruire su noi stessi.
Chi l’ha violentata ha compiuto un atto contro il G.A.D.U.. Che lo sappia o no. Che creda o non creda. La violenza su un essere vivente è sempre un atto contro il Principio Creativo. Sempre.
La fratellanza ha un’estensione.
Siamo abituati a parlare di Fratellanza Universale come di una tensione verso l’umanità intera. Ed è giusto. La Tradizione massonica ci insegna la ricerca della Verità, il costante lavoro su se stessi e la Fratellanza universale – un punto di arrivo al quale si deve tendere, un punto veramente lontano.
Lontano. Certo. Ma in quale direzione?
Solo orizzontale? Solo tra uomini?
In quest’epoca travagliata da una relazione oltremodo insana tra l’umanità e il resto della manifestazione – nell’epoca definita Antropocene – la questione si impone: possiamo trascurare di verificare se l’iniziato includa nel suo orizzonte intellettuale la sensibilità verso le altre forme manifestate?
Senza una sostenibilità tra i cicli di vita di tutte le forme della manifestazione, non esiste nessuna possibilità di edificare alcunché, né a livello personale né, tantomeno, collettivo.
Non è un’opinione progressista. È una conseguenza logica della dottrina massonica stessa.
Il Tempio non si costruisce su macerie viventi.
La creazione è centrifuga. Il percorso iniziatico è centripeto.
Guardiamo il mondo fuori dalla Loggia. Tutto sembra esploso. Frammentato. La violenza si moltiplica, si specializza, trova nuove forme ogni giorno. Dagli esseri umani agli animali. Dagli adulti ai bambini. Dal reale al digitale. Una centrifuga. Tutto si allontana dal Centro.
Il percorso iniziatico è esattamente l’opposto. È un ritorno.
Lo scopo del cammino iniziatico, come ci ricorda René Guénon, è quello di «sviluppare pienamente le possibilità propriamente inerenti allo stato umano» – un ritorno verso quel Centro non alterabile e primordiale, preesistente alla manifestazione e immutabile, raggiunto il quale ogni individuo partecipa all’Onniscienza del Principio spirituale immanente e trascendente.
Il Centro non è un concetto astratto. È ciò che tiene insieme ogni cosa. Uomini, animali, pietre, stelle. Il Centro è l’Uno da cui tutto emana e a cui tutto tende.
Chi si allontana dal Centro – chi spezza quel filo, chi infligge dolore a una creatura indifesa – non si allontana solo dalla morale. Si allontana dall’Essere.
C’è un vecchio principio che conosciamo bene.
V.I.T.R.I.O.L.
Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultam Lapidem.
Scendi nelle profondità della Terra e, rettificando, troverai la Pietra nascosta.
Quella Pietra non è solo in noi. È in ogni forma che il G.A.D.U. ha scelto di abitare. L’uomo la cerca in se stesso. Ma la Pietra è anche nell’animale che non ha voce, nel gatto che cammina nella notte, nel corpo di Rosi su quel marciapiede di via Tovaglieri.
Rettificando. La parola chiave è quella. Rettificare vuol dire correggere la traiettoria. Vuol dire riportare al Centro ciò che se ne è allontanato.
La zooerastia o le sevizie contro gli animali sono configurate dalla giurisprudenza come maltrattamento aggravato.
E chi commette atrocità sugli animali, prima o poi le compie anche sull’uomo, sui bambini, sugli anziani, sulle donne.
La criminologia lo documenta da decenni. Non è un’ipotesi. È una traiettoria.
Il Libero Muratore lo sa per un’altra ragione: perché comprende che la violenza è indivisibile. Non esiste una violenza “minore” su un essere vivente. Esiste la violenza. Punto. E ogni volta che la si esercita su chi non può difendersi, si sgretola un pezzo del Tempio.
Non del Tempio dell’umanità. Del Tempio dell’Universo.
Cosa rimane a un massone qualsiasi, di fronte a tutto questo?
Il pensiero massonico ci invita a riflettere su come il nostro pensiero si leghi e vibri con la Mente del Grande Architetto per ri-formare l’UNO.
Non basta indignarsi. Non basta condividere un post. Non basta aspettare che i carabinieri trovino il responsabile.
Bisogna rettificare. Nel senso più profondo.
Bisogna riportare la sensibilità verso il creato – verso ogni forma del creato – al centro della propria vita iniziatica. Non come ornamento filosofico. Come pratica quotidiana. Come misura del proprio grado di avanzamento lungo la Via.
Un massone che dovesse maltrattare un animale – e ci auguriamo che non sia mai successo – non è un massone che ha peccato. È un massone che non ha ancora capito per prima cosa il senso della propria iniziazione.
Rosi combatte. Giorno dopo giorno, con tutta la forza che ha.
Noi, nel frattempo, possiamo fare almeno questo: ricordare che la Fratellanza non ha specie. Che il G.A.D.U. non ha preferenze. Che ogni creatura che soffre è una pietra del Tempio che cade.
E che un Libero Muratore non può rimanere a guardare.
Autore Hermes
Sono un iniziato qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.













