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La bilancia di Maat e l’ultimo giorno dell’anno volgare

La bilancia di Maat

L’anno che finisce pesa l’anima come la bilancia di Maat: nessuna piuma è più leggera della coscienza pura.

Questa immagine antica, giunta a noi dalle sale del tribunale di Osiride, contiene un insegnamento che ogni Libero muratore riconosce nel suo stesso cammino: al termine di ogni ciclo, ciò che viene posto sul piatto del giudizio non è la materia, ma l’intenzione.

Non contano le ore trascorse né le fatiche accumulate, ma la qualità della Luce che abbiamo permesso di vivere in noi.

Nel mondo profano, il 31 dicembre scorre tra bilanci e promesse. È il tempo dei numeri, dei conti economici e delle parole gettate in cielo come coriandoli di buoni propositi. L’uomo profano pesa gli avvenimenti, misura i risultati, si rifugia in un’illusione di rinnovamento scandita da orologi e calendari.

Il Massone, invece, si ritira in un angolo di silenzio. Egli sa che la vera misurazione non appartiene al tempo ma alla coscienza:

Tempus fugit, conscientia manet.

Il tempo vola, ma la coscienza resta.

L’ultimo giorno dell’anno volgare, per chi lavora nel Tempio interiore, non è un’occasione di chiasso ma un rito segreto.

Si rientra nel proprio Oriente interiore per incontrare se stessi sotto la luce fredda di Sirio, la stella dell’iniziazione, la stessa che annuncia che ogni fine è soltanto un nuovo principio.

Come nella Tavola di Smeraldo, dove

quod est inferius est sicut quod est superius

ciò che è in basso è come ciò che è in alto

l’uomo si specchia nei moti del cosmo: il ciclo che si chiude nell’anno profano è riflesso del ciclo che si compie nell’animo dell’iniziato.

Il Massone non pesa i successi esteriori, ma cerca le ombre ancora da dissolvere. Domanda al proprio cuore se ha operato secondo la squadra e il compasso, se ha mantenuto il giusto equilibrio tra pensiero e azione, se ha onorato la Parola che risuona nel Tempio.

Il bilancio massonico non si esprime in somme o sottrazioni, ma in domande.

Ho cercato la Luce nel fratello e in me stesso?

Ho saputo tacere quando la parola avrebbe ferito?

Ho coltivato la tolleranza come forma di sapienza?

Ho reso più giusta la pietra su cui costruisco l’opera comune?

Ogni domanda è un colpo di mazzuolo che rimuove scorie.

Ogni sincerità svela un frammento di verità.

Quando il ciclo si compie, l’iniziato depone i propri errori ai piedi dell’altare simbolico. Non li rimuove con vergogna ma li contempla come maestri severi.

Il “vecchio anno” rappresenta ciò che ha compiuto la sua funzione: esperienze che hanno insegnato, dolori che hanno purificato, parole che hanno trovato finalmente il loro silenzio.

Lasciare andare non significa dimenticare, ma trasmutare.

Nella filosofia ermetica, ogni dissoluzione è preludio di una nuova coagulazione:

Solve et coagula.

Sciogli e ricomponi.

Così il Massone spegne una candela non per restare al buio, ma per accendere un lume più puro.

Il mondo profano teme la perdita; l’iniziato la benedice, sapendo che nulla di ciò che è vero può perire.

Se l’anno che muore è il simbolo della morte iniziatica, l’anno che nasce rappresenta la risurrezione dell’essere rinnovato.

Il Massone non porta con sé ciò che è concluso, ma ciò che ha compreso.

Conserva il filo dell’esperienza, come Aracne dell’anima, tessendo la trama del proprio cammino spirituale.

Porta con sé la memoria dei gesti fraterni, la forza della Parola Sacra che rende vivi i legami invisibili tra gli uomini liberi e di buoni costumi.

Egli cammina verso il nuovo tempo con la fiaccola della consapevolezza, ricordando che

Lux ex tenebris

la luce nasce soltanto dall’ombra affrontata.

Nel suo cuore risuona il monito inciso sui Templi antichi:

Nosce te ipsum.

Conosci te stesso.

Perché nessun calendario potrà aprire un’era nuova, se l’anima resta prigioniera di se stessa.

Il passaggio tra i due anni è simile a una soglia: il luogo dove l’Uomo si ferma tra ciò che è stato e ciò che deve divenire.

Il Massone vi si pone come un guardiano attento, la spada della mente rivolta verso il proprio ego.

Nel rito quotidiano della riflessione, egli cerca la Pietra Cubica dentro la propria imperfezione e, con il fuoco della volontà, la leviga ancora una volta.

Non attende miracoli esterni, perché sa che

nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Anche l’anima, se disposta al lavoro.

Il mondo che dorme nelle piazze festeggia la fine del tempo; il Massone, nel silenzio, celebra la continuità del divenire. Il suo brindisi è un atto interiore: solleva il compasso della speranza e la squadra della responsabilità, unendoli nel punto in cui si incontrano gli opposti. Lì, nel cuore, nasce il vero Capodanno: l’alba della coscienza rinnovata.

Ogni anno è un capitolo nel Grande Libro della Vita.

E, come scriveva Goethe, anche egli iniziato ai misteri:

Ciò che erediti dai padri, riconquistalo per possederlo davvero.

Così anche il Massone ricomincia, non per ripetere ma per riconquistare la Luce già vista, in una forma più alta, più chiara, più vera.

La speranza non è un conforto ma un compito. È la forza che spinge la pietra a divenire colonna, la materia a farsi spirito.

Nel momento in cui il tempo si rinnova, il Massone si ricorda che il lavoro non finisce mai: il Tempio Universale è un cantiere che vive dentro ogni cuore disposto a costruire.

La speranza è fede operante, la certezza che la Luce tornerà sempre, purché ci sia una mano pronta a riaccendere la fiamma.

Così, quando l’orologio segna la fine dell’anno volgare, il Massone non chiude il libro: ne apre un nuovo foglio e scrive in silenzio il proprio impegno rinnovato.

Tra il rumore dei fuochi profani e il canto lontano delle stelle, egli mormora parole che non appartengono al tempo:

Fiat Lux.

Allora comprende che l’anno non muore, ma si trasfigura. E che, nel punto più oscuro della notte, come nel grembo stesso della Maat, la piuma della coscienza troverà, ancora una volta, il suo perfetto equilibrio.

Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.