Campi Flegrei: scosse violente. Automobili schiacciate sotto le macerie. Sirene. Grida.
Volti che cercano il viso dei propri cari tra la polvere.
Poi, prima ancora di assistere a tutto questo, siamo costretti a guardare due o tre pubblicità.
Una musica rassicurante. Una famiglia perfetta. Un profumo che promette felicità. Un hamburger che promette piacere. Un’automobile che promette libertà.
Non è la pubblicità il problema.
Il problema è ciò che questa sequenza produce dentro di noi.
Nel giro di pochi secondi il nostro cervello è costretto a passare dalla tragedia al desiderio, dalla compassione al consumo, dalla morte al marketing. Ripetuto migliaia di volte, questo meccanismo non può lasciare la coscienza immutata.
Ci stiamo abituando a tutto.
Ed è proprio quando ci si abitua a tutto che si smette di vedere davvero.
I grandi testi della tradizione indù descrivono questo tempo con un nome preciso: Kali Yuga, l’ultima età del ciclo cosmico, l’epoca della confusione e dell’inversione dei valori.
Nel Bhāgavata Purāṇa si legge:
La ricchezza sarà l’unico criterio della nascita, della condotta e delle qualità di un uomo.
Non conta più ciò che si è, ma ciò che si possiede. Non la verità, ma la sua commerciabilità.
Poco dopo il testo aggiunge:
La forza sarà considerata giustizia.
È un’affermazione che non parla soltanto della forza fisica.
Parla del potere economico, mediatico e culturale: di chi ha la capacità di imporre il proprio racconto fino a renderlo normale.
E, forse, il segno più inquietante del Kali Yuga non sono le guerre, i terremoti o le crisi.
Quelle sono sempre esistite.
La vera novità è che il dolore non interrompe più il mercato.
È il mercato che interrompe il dolore.
Una tragedia diventa il contenuto tra uno spot e l’altro. Le macerie diventano un passaggio obbligato prima di tornare a comprare, desiderare, consumare.
La nostra attenzione viene frantumata. La nostra empatia compressa. La coscienza anestetizzata. E poi definitivamente dissociata.
I Purāṇa descrivono anche il progressivo indebolimento del Dharma, il principio che sostiene l’ordine morale del mondo. Nell’età di Kali, la rettitudine rimane in equilibrio su un solo sostegno, mentre gli altri crollano uno dopo l’altro.
Forse è questa l’immagine più fedele del nostro tempo.
Non solo edifici che cedono.
Ma uomini e donne che rischiano di non accorgersi più del cedimento interiore.
Quando una civiltà riesce a passare dalle macerie alla pubblicità di un profumo senza percepire alcuna frattura, il problema non è soltanto ciò che accade fuori.
È ciò che si è spezzato dentro.
Forse il Kali Yuga non è soltanto un’epoca descritta dagli antichi.
Forse è ogni istante in cui l’essere umano smette di distinguere ciò che ha un prezzo da ciò che ha un valore.
Autore Raffaele Mazzei
Sono Raffaele Mazzei, MAZZEI.3. Scrivo canzoni che la gente canta e brand che la gente sceglie. Capire cosa vale la pena dire, e perché devi dirlo tu e non un algoritmo: questo non è un mestiere per macchine. Se vuoi che il tuo brand vibri, cercami qui. www.raffaelemazzei.it
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