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‘Jesus’ di Nicholas Tolosa nella collezione di Fondazione Mazzoleni

'Jesus' di Nicholas Tolosa
Simona Occioni, Presidente della Fondazione Mazzoleni, e l'artista Nicholas Tolosa

L’idropittura su tela va ad arricchire lo spazio espositivo di Alzano Lombardo (BG)

Riceviamo e pubblichiamo.

La Fondazione Mazzoleni di Alzano Lombardo (BG) è lieta di annunciare l’ingresso di un’opera dell’artista Nicholas Tolosa all’interno della propria collezione permanente.

Si tratta di un’idropittura su tela dal titolo ‘Jesus’, che misura 76x110cm.

Questa acquisizione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di valorizzazione dell’arte contemporanea perseguito dalla Fondazione, che da anni si impegna a promuovere la ricerca artistica e a sostenere autori capaci di esprimere con sensibilità e visione il proprio tempo.

Con l’opera di Tolosa, la collezione si arricchisce di un nuovo contributo di rilievo, in grado di dialogare con il patrimonio esistente e di offrire al pubblico nuove occasioni di riflessione e approfondimento.

L’opera su iuta dedicata a Gesù si impone come un frammento antico riemerso, eppure irrimediabilmente contemporaneo.

La superficie grezza della iuta, con la sua trama imperfetta, diventa terreno sacro su cui il volto del Cristo si manifesta non come immagine devota, ma come presenza sospesa, viva.

I rimandi alla pittura bizantina affiorano nelle campiture piane, l’oro non è più necessario in questo spettacolo diffuso.

Lo sguardo dello spettatore trafigge la tela, è lui, lo spettatore a essere innalzato fino ad altezze mistiche perché gli occhi sulla tela non chiedono, non interrogano, stanno.

Qui, l’icona si spoglia del suo contesto liturgico per tornare alla sua essenza: segno di un incontro. La materia assorbe e restituisce la luce in un continuo dialogo tra ciò che resiste – la fibra ruvida, il colore che vi penetra – e ciò che trascende – il simbolo, il divino.

È un’opera che vibra di un tempo senza tempo, dove l’antico linguaggio dell’arte sacra si riapre al dubbio e alla ricerca dell’uomo di oggi.

Il Cristo Pantocràtore (Χριστός Παντοκράτωρ) è maestoso, ma non è più severo, non è più giudice, è testimone non della fine dei tempi, ma del tempo stesso che è.

È lo sguardo che si posa su di Lui ha il vero piglio giudicante, privo di una consapevolezza che permetterebbe non saggezza ma almeno il dubbio e l’incertezza di una paura che spiegherebbe il coraggio dell’azione.

Invece l’espressione, che si appoggia sul Cristo benedicente, è pavida perché sente un giudizio che non è esterno ma interno.

L’onnipotenza è dietro le nostre spalle, non sulla tela, è dentro quei muscoli non si sentono più responsabili di fronte all’agire, e si chiudono nella fredda paura, muovendosi ormai solo per inerzia.

Il Cristo non deve più sapere, non ha più questo compito, rimane grave e umile, come chi lo guarda forse non potrà più.
Rossana Calbi