Dopo il precedente articolo, continuiamo a parlare di infezioni delle vie urinarie, identificandone i fattori predisponenti.
Nello specifico, sono:
- età;
- sesso: brevità dell’uretra in femmine, fimosi in maschi;
- mancata alimentazione al seno: azione protettiva del latte materno nei primi sei mesi di vita;
- igiene;
- colonizzazione fecale, periuretrale, prepuziale;
- fattori genetici: recettori uroteliali;
- svuotamento incompleto della vescica;
- anomalie genito-urinarie: vescica neurogena, RVU;
- fattori iatrogeni; antibiotici, cateterizzazione;
- immunità.
Pazienti ad alto rischio che necessitano di ricovero:
- età inferiore a tre mesi;
- sospetto di importante anomalia delle vie urinarie;
- aspetto settico;
- condizioni che impediscono un trattamento orale.
Le condizioni predisponenti sono sempre da tener presente:
- accurata anamnesi;
- abitudini igieniche;
- alimentazione/idratazione;
- schema minzionale: regolare, senza forzature;
- abitudini sessuali: traumatismi;
- utilizzo errato di detergenti intimi;
- regolamentazione dell’alvo: la stasi fecale favorisce il passaggio dei batteri intestinali nelle vie escretrici renali con comparsa di cistite.
Profilassi delle cistiti ricorrenti non complicate
L’antibiotico-profilassi è efficace nel ridurre la ricomparsa di IVU sintomatiche. Tuttavia, l’uso prolungato di antibiotici induce la comparsa di effetti collaterali e recidive alla sospensione del farmaco e favorisce l’antibiotico-resistenza, che costituisce un problema molto diffuso e attuale, in continua crescita in tutto il mondo.
Cosa fare:
- profilassi comportamentale: modificazione dei fattori di rischio, se possibile;
- profilassi non antibiotica;
- profilassi antibiotica: solo se falliti gli step precedenti.
In comunità con elevati tassi di resistenza di E.coli ai fluorchinoloni ed extended-spectrum b-lactamase, ESBL, si suggerisce l’utilizzo di terapia empirica con carbapenemi e/o aminoglucosidi fino all’arrivo dei risultati delle colture.
Il ruolo dei probiotici una volta definiti “fermenti lattici”
• Azione meccanica: inibizione competitiva dell’E. coli con rimozione del patogeno e crescita dei probiotici.
• Azione biochimica: produzione di metaboliti acidi organici (ac. lattico e ac. acetico) e perossido di idrogeno in grado di inibire l’attecchimento dell’E. Coli.
• Il termine probiotico è riservato a quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo.
• La definizione di prebiotico è riservata alle sostanze non digeribili di origine alimentare che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti insieme al prebiotico.
• Microbiota si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo. Il termine microbioma invece indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere.
Il benessere del microbiota condiziona la salute dell’individuo. Alterazioni del biofilm enterico possono portare a diversi tipi di patologie, il riequilibrio porta al ristabilimento delle condizioni di benessere intestinale che coinvolge tutto l’individuo.
Conclusioni: cosa portare a casa come messaggio
Accurata anamnesi ed attento colloquio con le pazienti per individuare la causa principale e le eventuali concause e fattori predisponenti.
Stile di vita, bere spesso e lontano dai pasti.
Non ritenere urina per lungo tempo e durante i rapporti rapporto sessuali.
Controllare la stipsi.
Norme di igiene intima.
Terapia E/P, la gravidanza e terapie progestiniche: la peristalsi.
Eseguire almeno 2 esami delle urine con urinocoltura prima di porre diagnosi.
Antibiotici: solo se necessari- Linee Guida.
Ridurre i tempi di permanenza del catetere vescicale per le ospedalizzate.
Stipulare un «protocollo» che funga da «programma di controllo» per la cura e prevenzione delle infezioni delle basse vie urinarie con auspicabile collaborazione dei MMB.
Favorire utilizzo di «integratori» che sfruttino le proprietà «naturali» antiflogistiche di acidificazione e/o allontanamento e/o ridotta adesività e/o riepitelizzazione dell’agente patogeno alla mucosa vescicale.













