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IVU – Seconda parte

IVU - infezioni alle vie urinarie

Dopo il precedente articolo, continuiamo a parlare di infezioni delle vie urinarie, identificandone i fattori predisponenti.

Nello specifico, sono:

  • età;
  • sesso: brevità dell’uretra in femmine, fimosi in maschi;
  • mancata alimentazione al seno: azione protettiva del latte materno nei primi sei mesi di vita;
  • igiene;
  • colonizzazione fecale, periuretrale, prepuziale;
  • fattori genetici: recettori uroteliali;
  • svuotamento incompleto della vescica;
  • anomalie genito-urinarie: vescica neurogena, RVU;
  • fattori iatrogeni; antibiotici, cateterizzazione;
  • immunità.

Pazienti ad alto rischio che necessitano di ricovero:

  • età inferiore a tre mesi;
  • sospetto di importante anomalia delle vie urinarie;
  • aspetto settico;
  • condizioni che impediscono un trattamento orale.

Le condizioni predisponenti sono sempre da tener presente:

  • accurata anamnesi;
  • abitudini igieniche;
  • alimentazione/idratazione;
  • schema minzionale: regolare, senza forzature;
  • abitudini sessuali: traumatismi;
  • utilizzo errato di detergenti intimi;
  • regolamentazione dell’alvo: la stasi fecale favorisce il passaggio dei batteri intestinali nelle vie escretrici renali con comparsa di cistite.

Profilassi delle cistiti ricorrenti non complicate

L’antibiotico-profilassi è efficace nel ridurre la ricomparsa di IVU sintomatiche. Tuttavia, l’uso prolungato di antibiotici induce la comparsa di effetti collaterali e recidive alla sospensione del farmaco e favorisce l’antibiotico-resistenza, che costituisce un problema molto diffuso e attuale, in continua crescita in tutto il mondo.

Cosa fare:

  • profilassi comportamentale: modificazione dei fattori di rischio, se possibile;
  • profilassi non antibiotica;
  • profilassi antibiotica: solo se falliti gli step precedenti.

In comunità con elevati tassi di resistenza di E.coli ai fluorchinoloni ed extended-spectrum b-lactamase, ESBL, si suggerisce l’utilizzo di terapia empirica con carbapenemi e/o aminoglucosidi fino all’arrivo dei risultati delle colture.

Il ruolo dei probiotici una volta definiti “fermenti lattici”

• Azione meccanica: inibizione competitiva dell’E. coli con rimozione del patogeno e crescita dei probiotici.

• Azione biochimica: produzione di metaboliti acidi organici (ac. lattico e ac. acetico) e perossido di idrogeno in grado di inibire l’attecchimento dell’E. Coli.

• Il termine probiotico è riservato a quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo.

• La definizione di prebiotico è riservata alle sostanze non digeribili di origine alimentare che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti insieme al prebiotico.

• Microbiota si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo. Il termine microbioma invece indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere.

Il benessere del microbiota condiziona la salute dell’individuo. Alterazioni del biofilm enterico possono portare a diversi tipi di patologie, il riequilibrio porta al ristabilimento delle condizioni di benessere intestinale che coinvolge tutto l’individuo.

Conclusioni: cosa portare a casa come messaggio

Accurata anamnesi ed attento colloquio con le pazienti per individuare la causa principale e le eventuali concause e fattori predisponenti.

Stile di vita, bere spesso e lontano dai pasti.

Non ritenere urina per lungo tempo e durante i rapporti rapporto sessuali.

Controllare la stipsi.

Norme di igiene intima.

Terapia E/P, la gravidanza e terapie progestiniche: la peristalsi.

Eseguire almeno 2 esami delle urine con urinocoltura prima di porre diagnosi.

Antibiotici: solo se necessari- Linee Guida.

Ridurre i tempi di permanenza del catetere vescicale per le ospedalizzate.

Stipulare un «protocollo» che funga da «programma di controllo» per la cura e prevenzione delle infezioni delle basse vie urinarie con auspicabile collaborazione dei MMB.

Favorire utilizzo di «integratori» che sfruttino le proprietà «naturali» antiflogistiche di acidificazione e/o allontanamento e/o ridotta adesività e/o riepitelizzazione dell’agente patogeno alla mucosa vescicale.