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Isernia, lettera aperta Preside ISIS Majorana – Fascitelli

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ISIS Maiorana - Fascitelli Isernia


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‘Non lasciamo che la paura abbia il sopravvento e che il sospetto comprometta le relazioni umane’

Riceviamo e pubblichiamo.

Carissimi,
in questa situazione di emergenza che ci costringe alla prudenza e alla cautela, imponendo una distanza fisica tra noi e gli altri, ciò di cui sentiamo maggiormente la mancanza è quel calore umano che un abbraccio fraterno, una stretta di mano, un sorriso o uno sguardo possono comunicare più di mille parole.
Torno allora a scrivervi per dar voce a sentimenti che so essere condivisi, per farvi giungere una parola amica.

La realtà nella quale siamo stati improvvisamente catapultati ricorda i peggiori scenari descritti dai grandi autori della letteratura. Inizialmente abbiamo quasi voluto credere che si trattasse di un film apocalittico che raccontava un presente distopico, qualcosa di lontano che non poteva toccarci. Ora, invece, è diventato tutto reale e anche per noi la vita è cambiata.

Guardandomi intorno vedo una scuola vuota, priva di quell’allegria e di quella gioia di vivere che i ragazzi sanno donarci con la loro sola presenza, dei sorrisi di incoraggiamento e degli sguardi preoccupati di chi sta per affrontare un compito in classe, della frenesia dei docenti che corrono da un’aula all’altra. La campanella continua a scandire le ore, ma il suo suono non è accompagnato dai soliti schiamazzi, dal rumore delle sedie, dalle risate nei corridoi. Un SILENZIO SURREALE.

Siamo però tutti consapevoli del fatto che le misure restrittive imposteci siano fondamentali per tornare quanto prima alla normalità e che il dovere di limitare al minimo la nostra vita sociale sia una forma di amore e di rispetto nei confronti di noi stessi e del prossimo; per questo accettiamo di buon grado quanto ci viene richiesto, pur soffrendo inevitabilmente per le tante limitazioni.

Questa situazione ci sta costringendo a riflettere su molti aspetti della nostra vita. Limitati nei movimenti, nello svolgimento delle nostre mansioni, nei rapporti interpersonali, iniziamo a rivalutare la bellezza delle piccole, banali abitudini di tutti i giorni, dei gesti e delle parole delle persone con le quali condividiamo la nostra vita, delle tante libertà che diamo ormai per scontate.

Forse questa è l’occasione giusta per rivedere le nostre priorità, per stilare una nuova gerarchia di valori che ci aiuti a fondare una società più autentica e solidale, così come è stata l’occasione per inventare una nuova scuola.

Per noi tutti questi non sono stati giorni di pausa; con i nostri specifici ruoli, abbiamo continuato a lavorare alacremente, in modo diverso ma con lo stesso impegno e lo stesso zelo di sempre. Abbiamo dovuto ripensare il nostro modo di intendere e fare scuola. Abbiamo dovuto immaginare nuove modalità e strategie di insegnamento. Abbiamo dovuto sperimentare nuovi canali di comunicazione.

Ma, nel giro di pochissimi giorni, siamo riusciti a far ripartire il sistema. Anche di questo sono grata al personale tutto che, ancora una volta, non si è sottratto alla sua missione educativa, mostrando il consueto senso di responsabilità.

E a ripagare tanti sforzi è la partecipazione attiva dei nostri ragazzi alle tante attività proposte, l’impegno sociale mai spento a sostegno dell’ASREM Molise, evidenziato anche dall’iniziativa condivisa con ex studenti #IORESTOATTIVOEDONODACASA. Li vediamo motivati, determinati, desiderosi di riprendere e continuare, anche se in modo nuovo e insolito, il percorso scolastico. Il desiderio di normalità di tutti noi trova soddisfazione nella condivisione di uno spazio di vita comune, anche se virtuale.

In questo triste frangente, infatti, la possibilità che le nuove tecnologie offrono di tornare a guardarsi negli occhi, ascoltarsi, lavorare insieme, azzera la distanza e la solitudine e ci dà l’illusione di essere insieme tra i banchi.

Mai come in questo momento la scuola è e vuole con determinazione essere un luogo di incontro e di socializzazione, una finestra sulle nostre vite, l’occasione per uscire dalle proprie case e ritrovarsi insieme, dialogare, confrontarsi, raccontarsi, seppur solo nelle aule virtuali del web.

La sua funzione sociale è ulteriormente amplificata e valorizzata. La sua funzione educativa diventa assolutamente indispensabile perché ispiratrice di comportamenti corretti e buone pratiche.

Ed ecco da educatori cosa vogliamo insegnare con il nostro esempio. Non lasciamo che la paura abbia il sopravvento e che il sospetto comprometta le relazioni umane; non mettiamoci alla ricerca di un colpevole da accusare; non affrontiamo questa situazione con superficialità, ma adottiamo i comportamenti corretti e siamo ligi alle regole che gli esperti ci suggeriscono; rimaniamo aggrappati ai valori dell’amicizia, della solidarietà e della comprensione e per quanto possibile, complici gli strumenti che la modernità ci offre, manteniamo viva la comunicazione perché alimenti la speranza che si possa uscire indenni da questa emergenza, uniti pur nella lontananza.

Con l’auspicio di poterci tornare ad abbracciare quanto prima!
Carmelina Di Nezza

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