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Intervista al poeta e scrittore Michele Ciardelli



Grande sensibilità per i temi sociali, in particolare legati ai disagi dei bambini disabili, contraddistingue il poeta e romanziere pisano Michele Ciardelli, che ha già pubblicato diversi romanzi e racconti con i quali aiuta diverse associazioni per il sostegno ai bambini disagiati e alle loro famiglie. 

Come nasce la passione per la letteratura e la poesia?

Partiamo con una precisazione: scrivo poesie solo come allenamento della mente, per cui non amo definirmi un poeta. La passione nasce con la vita stessa. Scrivo perché sento l’esigenza di far respirare l’anima, di farla volare. Ho bisogno di “parlare” con i personaggi che invento e con me stesso. Per me scrivere è una terapia dell’anima.

Cosa rappresenta per te la poesia?

La poesia può essere un momento di puro svago, durante il quale le parole al vento diventano un tornado e riportano la mia anima dentro di me, affinché possano essere espresse in una pagina. Stimo tantissimo i poeti perché riescono in poche parole ad esprime un’emozione, un concetto, un “affresco” del mondo.Sei autore di numerose poesie e vari romanzi, i cui proventi sono stati spesso devoluti ad associazioni.

Ho scritto molti racconti e libri, ma solo quattro libri sono stati editati. Con il giallo “16 rose arancioni”, edito con la SBD Communications (2008) e successivamente con la GDS Edizioni (2013), e la fiaba “Michele e il soldatino”, edito da Edizioni Stravagario (2013), aiuto l’Associazione Domenico Marco Verdigi, che opera a favore dei bambini disagiati; i proventi del fantasy storico “Il calice della bellezza”, edito da Edizioni Stravagario (2014), vanno all’ANPANA, un’associazione per la tutela dell’ambiente e la salvaguardia degli animali. Insomma, cerco di aiutare i più indifesi: i bambini e gli animali. Perché questa scelta? Semplice. Non ho figli, ma due cani e un gatto. Grazie alla letteratura, così, unisco due esigenze: avere un pubblico con cui “parlare” dei miei racconti e aiutare persone bisognose.

Hai scritto anche dei gialli. Qual è il tuo modello?

Non ho un preciso modello. Amo leggere tutto, prevalentemente romanzi rosa.
Non appena la mia mente partorisce una storia, subito metto nero su bianco. Il giallo mi permette di portare il lettore nel bosco della mia mente, dove i rumori, le paure e le incertezze, tipiche in un giallo, terranno alta la tensione.

Arriviamo così al tuo ultimo lavoro, “Il calice della bellezza”, i cui protagonisti sono semi-divinità.

Il libro racconta le vicende dei semidei Greta e Mosè collocate in un reale contesto storico, quello dell’assedio degli aquilani da parte del mercenario Braccio da Montone, avvenuto tra il 1423 e il 1424. Il Destino ha imposto alla semidea Greta un piccolo difetto che la rende più affasciante, senza, però, alimentare la competizione con la madre Afrodite. Il Destino si innamora a tal punto di questa imperfezione da ingrandirla ogni qual volta Greta si specchia e la nota.

Qual è il messaggio più profondo del tuo romanzo?

Uno dei temi principali del mio romanzo è l’autostima. Se non riusciamo ad accettare le nostre imperfezioni, considerando che persino quelli che sembrano difetti talvolta possono costituire una risorsa, si va poco avanti. Allo stesso modo non bisogna eccede con l’autostima, altrimenti si cade nel problema opposto. Come ho scritto nella fiaba “Michele e il soldatino”, nella vita bisogna usare equilibrio.

Salutiamo Michele Ciardelli augurandogli un grande successo per il suo ultimo romanzo e proponiamo ai lettori di expartibus.it la sua lirica “Si è sparsa la tua anima”, componimento ricco di intense immagini legate alla natura. 

 

 

Quando…

la sua lunga lama d’amore

ha reciso il tuo fiore

in milioni di petali

si è sparsa

la tua anima.

Mentre le tue lacrime di sangue

scorrono ad accarezzare l’erba,

l’uomo felice si ricompone orgoglioso

per aver colto quella perfezione

non ancora sbocciata.

Sei sola

ad asciugar le pesanti gocce

per ricomporre

il tuo cuore

dilaniato da un attimo di dolore.

I sogni di bambina

son diventati

incubi di donna

che la solitudine

farà sempre affiorare

finché il tuo mento fiero

riuscirà a sollevare.

Attraversi il bosco…

con un piede scalzo,

un pezzo di stoffa in una mano

e nell’altra

la tua dignità calpestata.

Il passo incerto del disprezzo

che adesso provi per te stessa

per gli altri, per il mondo,

ti fanno pensare

cosa avrai fatto di male

per aver dovuto sentire

così tanto dolore.

Nel silenzio della tua camera

guardi le tue amate bambole,

che vivono di felicità eterna,

quando a te non rimane

che l’ansimare

e la saliva dell’uomo

che scorrono sul tuo corpo.

Il dolore ha lacerato lo specchio

che impietoso riflette un’anima distrutta,

finché nella luce di un nuovo giorno

non sarai rinata.

Nel corpo non porti più alcun segno,

e nell’anima hai una sensazione nuova…

quella per un uomo che pazientemente

ha saputo aspettare

che il fiore abbia ritrovato

l’antico splendore.

Carmelo Cutolo

Autore Carmelo Cutolo

Carmelo Cutolo, giornalista pubblicista, dottore di ricerca in Filologia classica, docente di lettere nelle scuole di secondo grado, appassionato di poesia, di ciclismo e di calcio.

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