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Intervista alla danzaterapeuta Gida Altomare

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Gida Altomare

Un bagaglio esperienziale messo al servizio degli altri

Oggi, 8 marzo, è la Giornata internazionale della donna, un avvenimento che ha perso, a mio parere il suo reale valore. La donna non va “celebrata” una volta l’anno, perché ciò che le donne fanno è routine quotidiana, senza di loro mancherebbe linfa vitale alla nostra società.
Ecco perché voglio parlarvi di singole donne, impegnate socialmente, con amore e dedizione. Volti e nomi sconosciuti, che, con la loro non semplice esistenza, fanno la differenza. Quelle donne che hanno la capacità di portare fuori da sé il proprio bagaglio esperienziale per metterlo al servizio degli altri.

Gida, ci racconti un po’ di te?

Mi chiamo Gida Altomare, vivo in Brianza, nonostante le radici ben piantate nel Sud. Attualmente mi occupo di disabilità come educatore professionale in una struttura pubblica. Fino allo scorso anno ho lavorato come consulente in Danza – Movimento – Terapia, DMT, in strutture pubbliche di riabilitazione psichiatrica per gruppi di pazienti o per singole persone, laddove, dalla valutazione con l’Équipe, si fosse palesata la necessità di interventi individuali.

Queste due identità professionali sono sempre andate di pari passo, accomunate dalle parole “riabilitazione psico – sociale” e “relazione” che hanno consentito, attraverso il movimento, di rintracciare nessi in mondi interiori “congelati” ed esperienze di vita all’insegna della frammentazione.

I due percorsi professionali partono da una predisposizione personale. In particolare, per la DMT tutto è legato alla gioia che, da bambina, mi dava ballare. È banale e scontato, ma è vero.

Il mio incontro con la DMT risale agli anni 90, quando, appena trasferita in Lombardia, sono stata attratta dai corsi di Danzaterapia organizzati dalla Civica Scuola di Animazione Pedagogica e Sociale e tenuti da Maria Fux, grande danzatrice e coreografa argentina, che ha aperto la sua scuola di Buenos Aires a coloro che, altrove, non avrebbero potuto danzare, come ragazzi Down, ipovedenti, ciechi, audiolesi.

Per conoscere la figura di Maria Fux segnalo il film di Ivan Gergolet ‘Dancing with Maria‘. Il mio percorso formativo non si è concluso con i tre anni di studio con lei. Avevo capito che dovevo andare avanti. Era tanta la sete di conoscenza, si era aperto un mondo nuovo che avrebbe permesso il contatto con me stessa e una dimensione di autenticità.

Il percorso formativo, negli anni, mi ha fatto approdare alla DMT Integrata ® riconosciuta dall’APID, Associazione Professionale Italiana di DMT, cui sono iscritta.

Potresti darmi una definizione di Danza – Movimento – Terapia?

Spiegare la DMT è sempre molto difficile, si ha la sensazione di esporre concetti parziali incompleti e poco comprensibili.

Le idee si chiariscono se si ha l’occasione di partecipare ad un incontro di DMT, poiché essa è, innanzitutto, una pratica.

Lo statuto APID dà una descrizione sintetica con alcune parole chiave che possono orientarci nella comprensione:

“La DMT è una disciplina specifica orientata a promuovere l’integrazione fisica, emotiva, cognitiva e relazionale, la maturità affettiva e psicosociale e la qualità della vita della persona, facendo riferimento al linguaggio del Movimento corporeo della danza e del processo creativo, quali principali modalità di valutazione ed intervento di processi interpersonali”.

In altre parole, la DMT rappresenta uno strumento attraverso il quale ciascuno può ritrovare uno spazio ed un tempo per sé nella ricca dimensione del gruppo, dove nessuno giudica, ci si sente a casa con tutto ciò che ciascuno ha di positivo.

Uno spazio e un tempo, insomma, che possano restituirci alla realtà di tutti i giorni meno fragili e con uno spiraglio in più, fiduciosi che qualcosa potrà cambiare.

Quindi la DMT può essere applicata in molti campi a prescindere dall’età…
Non è necessario essere malati o avere problemi specifici per praticarla.

Noi due ci conosciamo da anni e ricordo bene quanta professionalità mettevi nei gruppi di lavoro con i giovani pazienti del centro di riabilitazione psichiatrico di Ossuccio, dell’ospedale Sant’Anna di Como. Ho assistito ai vostri setting e una volta ho partecipato ad uno di essi. Ne sono rimasta entusiasta ed anche meravigliata, perché la danza ed il movimento di quella mattina, mi hanno regalato una percezione completa di come vivevo il mio corpo. Cosa puoi raccontarmi della tua esperienza di conduttrice di gruppi?

La mia esperienza di DMT sia come conduttrice, sia come partecipante in gruppi di aggiornamento, ha evidenziato che la DMT può migliorare le capacità attentive e la concentrazione dei partecipanti. Il movimento spontaneo, personale ed autentico contribuisce a migliorare la postura e l’andatura.

Il setting della DMT è molto rigoroso e tutelante e, come tale, dà la possibilità di confrontarsi con il proprio mondo emotivo: quello che passa attraverso i gesti e i movimenti procura emozioni e restituisce emozioni.

Un paziente ha colto molto bene questa peculiarità tanto che, alla fine di un incontro, mentre ci si scambiavano alcune considerazioni, riferendosi alla DMT. ha detto:

“Non posso fare a meno della ginnastica perché fa bene al corpo e allieta l’anima”.

È stato lui che mi ha fatto capire cos’è l’unità psicocorporea. Lo ringrazio, così come ringrazio tutte le persone con cui ho lavorato. Ognuna di loro ha aggiunto un tassello educandomi all’ascolto.

Il processo creativo in DMT parte proprio dal saper ascoltare…

Esistono però alcune criticità: la prima, ahimè, è che la DMT dà poche possibilità lavorative.

È una disciplina poco conosciuta e poco diffusa rispetto alle altre arti terapie e vittima di un pregiudizio: è indicata solo per le donne! Invece, nella mia esperienza i partecipanti più attenti e costanti nella frequenza sono stati proprio gli uomini, che si sono fidati del lavoro corporeo affidandosi al danzamovimentoterapeuta.

La seconda criticità è costituita dai ciarlatani, sono ancora tante le persone che si improvvisano in un campo così delicato che può fare tanto bene, ma può creare seri danni soprattutto in soggetti fragili.

Grazie, Gida, per questa bella intervista e per aver condiviso con noi una parte del tuo vissuto. Abbiamo imparato qualcosa di nuovo e chissà che non si possa, un giorno, averti qui a Napoli a tenerci un corso di danzamovimentoterapia.

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Maria Filomena Cirillo
Maria Filomena Cirillo, nata a San Paolo del Brasile, vive in provincia di Napoli, dopo aver abitato per anni sul lago di Como. Il suo cammino spirituale è caratterizzato dalla ricerca continua dell'essenza di ciò che si è, attraverso lo studio della filosofia vedantica, le discipline orientali di meditazione e l'incontro con i Maestri che hanno "iniziato" il suo percorso. Tra Materia e Spirito. Master Reiki, Consulente PNF, tecniche meditative e studi di discipline orientali. Conduttrice di training autogeno e studi di autostima e ricerca interiore. Aromaterapista ed esperta di massaggio aromaterapico.