Gli inositoli, (IN), sono polioli carbociclici presenti in natura sotto forma di 9 isomeri.
La forma più rappresentata è il Myoinositolo, MYO, che costituisce il 90% del pool intracellulare.
Segue il D-chiro-inositolo, DCI, che deriva dal MYO grazie a un’epimerasi NAD/NADH insulino-dipendente.
Il tasso di conversione da MYO a DCI è tra 7 e 9%.
– Assorbimento intestinale e catabolismo renale.
– Definiti impropriamente Vit B7.
– Assunti con la dieta: frutta, verdura, fagioli e noci.
– Produzione endogena: il MYO deriva dal G6P attraverso un’isomerizzazione e defosforilazione, nel rene (4 g/die), cervello, testicoli, fegato.
Ruolo biologico
In forma coniugata di inositol-fosfatoglicani, IPG, sono elementi delle membrane cellulari, contribuendo alla loro integrità, al citoscheletro e hanno un ruolo chiave nel signaling intracellulare.
Partecipano a:
– controllo metabolismo di grassi e zuccheri;
– controllo potenziali di membrana, trasporto e regolazione delle concentrazioni di calcio;
– osteogenesi;
– funzionalità nervose, modulazione di segnali nel sistema nervoso e regolazione dei livelli di serotonina;
– crescita capelli;
– regolazione di alcuni meccanismi di espressione genica;
– riproduzione umana.
Fisiologicamente
MYO e DCI influenzano i processi metabolici intracellulari lavorando sinergicamente e attivando reazioni enzimatiche di tipo ossidativo e non a carico del glucosio.
MYO e DCI svolgono la funzione di secondi messaggeri dell’insulina, regolando, però, processi insulino-dipendenti diversi:
1) MYO è responsabile dell’uptake del glucosio;
2) DCI interviene nella via di signaling dell’insulina e nella stimolazione di diversi enzimi coinvolti nella regolazione del metabolismo del glucosio e della sintesi del glicogeno, svolgendo, in forma coniugata, un ruolo rilevante nella secrezione di insulina direttamente da parte delle cellule beta del pancreas.
Le persone di tale costituzione non possono essere prolifiche. Nel caso delle donne, l’adipe e la mollezza sono da biasimare. Il ventre è incapace di ricevere il seme, e mestruano di rado e poco.
L’accesso al ventre è ristretto dal grasso, e non permette l’inseminazione
Ippocrate di Kos: «Dell’aere, dell’acqua e de’ luoghi» – 425 a.C.
PCOS
Complessa sindrome a etiopatogenesi multifattoriale, attualmente non del tutto chiarita, caratterizzata da alterazioni morfologiche delle ovaie e da un quadro clinico con variabilità di espressione fenotipica in cui si sommano alterazioni endocrine e metaboliche, con risvolti di notevole impatto sulla salute della donna dal punto di vista riproduttivo, metabolico, estetico e psicologico.
Colpisce il 5 – 10% della popolazione caucasica con esordio spesso in adolescenza (Asuncion et al.2000; El Hayek et al. 2016).
Causa più comune di sterilità anovulatoria e infertilità, 25%, e dei quadri di iperandrogenismo, 90%.
(Royal College, December 2007)
Quadro clinico
1) oligomenorrea;
2) iperandogenismo;
3) irregolarità mestruali;
4) insulinoresistenza;
5) microcisti ovariche tra 2 e 9 mm su una o entrambe le ovaie;
6) volume ovarico maggiore di 10 ml (Rotterdam ESHRE/ASRM consensus 2004);
7) anovulatorietà/sterilità/infertilità;
8) manifestazioni endocrino-metaboliche;
9) disagi estetici e di immagine.
I fenotipi della PCOS, cioè come si presenta con il suo aspetto la paziente
Attualmente sono identificati 4 tipi o fenotipi di PCOS. Questa categorizzazione avviene sulla base delle 3 manifestazioni principali per la diagnosi della sindrome: si tratta dei cosiddetti Criteri di Rotterdam.
Affinché una donna riceva una diagnosi di PCOS è necessario che manifesti 2 sintomi su 3:
• iperandrogenismo e irsutismo, aumentato livello di ormoni sessuali maschili;
• oligo/anovulazione, ovulazione sporadica o assente;
• presenza di ovaio policistico alla ecografia.
A seconda della presenza/assenza dei sintomi in esame, una donna PCOS può rientrare in uno dei 4 gruppi: A, B, C e D.
Gruppo o Fenotipo A: PCOS ‘classica’
Le donne che rientrano in questo gruppo presentano quella che potremmo definire la PCOS ‘classica’. Si tratta di donne che manifestano tutti e 3 i sintomi della sindrome: oligo/anovulazione, disturbi del ciclo mestruale, iperandrogenismo e cisti ovariche.
Questo è anche il tipo di PCOS più diffuso e quello associato con maggiori rischi per la salute anche perché, in questo gruppo, hanno maggiori probabilità di avere anche insulino-resistenza e sovrappeso o obesità, con particolare presenza del grasso viscerale, cioè quello non visibile all’esterno.
Gruppo o Fenotipo B
Rientrano in questo gruppo le donne che manifestano disturbi del ciclo, segni di iperandrogenismo, ma non hanno un ovaio policistico.
Gruppo o Fenotipo C
Del terzo gruppo fanno parte le PCOS che presentano ovaio policistico e segni di iperandrogenismo, ma normali cicli ovulatori. Le donne con PCOS ‘ovulatoria’ presentano generalmente livelli intermedi di androgeni, di insulina, di grassi cattivi e sindrome metabolica.
Gruppo o Fenotipo D: PCOS ‘non-iperandrogenica’
Infine, il quarto gruppo è quello che descrive il Fenotipo D in base alla presenza di disturbi ovulatori e ovaio policistico, ma in cui i segni di irsutismo e iperandrogenismo sono assenti.
Conclusioni
In conclusione, in base alle attuali classificazioni, esistono 4 tipi diversi di PCOS. I dati suggeriscono che le donne con PCOS ‘classica’ di tipo A e B rappresentano il 75% dei casi e presentano maggiormente disturbi legati al ciclo mestruale, aumentati livelli di insulina, una percentuale maggiore di insulino-resistenza e un più alto rischio di sindrome metabolica. In questi due gruppi sembra esserci anche una maggiore incidenza di obesità e sovrappeso.
Autore Altiero Biello
Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.













