Massardi: ‘Questo insetto procura enormi danni: è necessario e urgente promuovere nuove iniziative di contrasto’
Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Lombardia.
La Commissione Agricoltura, presieduta da Floriano Massardi, Lega, ha iniziato oggi una serie di audizioni con rappresentanti e operatori del settore dell’apicoltura per approfondire le problematiche legate alla diffusione in Italia della vespa velutina, insetto particolarmente dannoso per apicoltura e frutticoltura.
Il Presidente Massardi ha detto:
Abbiamo l’obiettivo di promuovere un maggior coordinamento tra istituzioni e associazioni che operano sul territorio e porre i presupposti per aggiornare i piani nazionali e regionali in materia.
Ci siamo mobilitati in quanto da qualche mese sono comparsi i primi segnali di presenza della vespa anche in Lombardia e perciò la prima esperienza che abbiamo voluto ascoltare è quella dell’apicoltore Fabrizio Zagni di Airole, comune della Liguria di Ponente dove la lotta contro le vespe velutine è in atto da anni.
Zagni e i suoi collaboratori, dopo anni e anni di tentativi, hanno individuato un sistema, detto metodo-Z, che attraverso dispositivi manuali o apparecchiature paragonabili a trappole riesce a frenare la diffusione dei nidi iniettando nelle vespe microdosi di biocida.
Il metodo-Z ha raccolto apprezzamenti a vari livelli istituzionali in Italia e anche all’estero, in primis in Germania e in Spagna, ed è stato studiato in collaborazione con il CREA, Consiglio per la ricerca in Agricoltura. Si tratta ora di sostenerne sviluppo della progettazione e produzione.
La vespa velutina o calabrone asiatico a zampe gialle è presente in Europa da circa vent’anni e proviene dall’Asia centro meridionale: Cina, India, Indocina e Indonesia.
La prima segnalazione risale al 2004 in Francia, ma ora questa specie si è diffusa in Spagna, Portogallo, Belgio, Svizzera, Germania, Gran Bretagna e in Italia inizialmente nelle regioni occidentali più vicine alla Francia.
Notevoli sono i danni che provoca al settore agricolo, in particolare all’apicoltura, le api sono una delle prede preferite, e a viticoltura e frutticoltura. Preoccupa inoltre la crescente presenza anche in ambienti urbani dei nidi, che possono raggiungere un metro di diametro e sono in grado di contenere fino a duemila insetti.
Il calabrone asiatico è stato inserito nell’elenco UE delle specie esotiche invasive che prevede l’obbligo di predisporre misure di contrasto quali il controllo numerico e interventi di eradicazione e di contenimento delle popolazioni.













