Home Rubriche Homo Googlis Il “visto” senza risposta. L’arte raffinata del ghosting parziale

Il “visto” senza risposta. L’arte raffinata del ghosting parziale

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C’è una crudeltà moderna che i nostri nonni non hanno mai conosciuto, e per la quale dovremmo, in fondo, essere loro grati per essere nati troppo presto: la spunta blu.
Prima di WhatsApp, se scrivevi una lettera e non ricevevi risposta, potevi sempre consolarti pensando che forse si era persa per strada, che il postino l’avesse smarrita, che il destinatario fosse in coma o, nella migliore delle ipotesi, morto.

Oggi no. Oggi c’è una doppia spunta blu che ti dice, con la freddezza di un referto medico, l’ora esatta in cui il tuo messaggio è stato letto. E poi, silenzio.

Non un “non ho tempo ora”. Non un “ci penso”. Niente. Solo quella spunta, lì, immobile, come una lapide digitale sopra le tue speranze.

Benvenuti nell’ultima invenzione dell’Homo Googlis: il ghosting parziale, ovvero l’arte sublime di far sapere all’altro che lo hai visto, valutato, e scartato, senza il fastidio di dirglielo a voce.

Perché va detto: ignorare qualcuno senza farglielo sapere era relativamente facile anche prima. Ma certificare la lettura e poi sparire nel nulla, questo è un capolavoro di crudeltà passivo – aggressiva reso possibile solo dalla tecnologia.

È come se qualcuno bussasse alla tua porta, tu aprissi, lo guardassi dritto negli occhi, e poi chiudessi la porta senza dire una parola.

Solo che la porta, in questo caso, resta socchiusa per sempre, perché la spunta blu non si può ritirare.

È prova legale, eterna, inappellabile:

Sì, l’ho letto. No, non mi interessa rispondere. Buona giornata.

Il bello, se di bello si può parlare, è che si è sviluppata attorno a questo fenomeno un’intera scienza interpretativa, paragonabile per complessità all’esegesi biblica.

Quanto tempo è passato dalla lettura? Due minuti senza risposta significano distrazione.

Due ore significano riflessione. Due giorni significano, con elevata probabilità statistica, che la vostra amicizia o relazione è ufficialmente in terapia intensiva, anche se nessuno ha ancora avuto il coraggio di staccare la spina.

E qui arriva la genialità perversa del sistema: la spunta blu non comunica un messaggio, comunica un silenzio. Ma un silenzio carico di significato, denso, eloquente, molto più parlante di qualsiasi risposta scritta.

Perché una risposta, anche negativa, chiude il discorso. Il silenzio dopo la spunta, invece, lo lascia aperto all’infinito, costringendo il malcapitato mittente a interpretare, rileggere il proprio messaggio dieci volte cercando un errore, un tono sbagliato, una virgola fuori posto che possa giustificare l’abbandono.

C’è chi, per sopravvivere a questa tortura raffinata, ha sviluppato contromisure degne di un negoziatore diplomatico: scrivere di notte, sperando che l’altro non controlli il telefono e quindi non veda subito; disattivare le conferme di lettura, gesto eroico ma a doppio taglio, perché poi non puoi nemmeno controllare se l’altro ha disattivato le sue; oppure, soluzione più disperata, mandare un secondo messaggio innocuo del tipo

Tutto ok?

Che in realtà significa:

Perché non mi rispondi più, cosa ho fatto? Dimmi tutto subito.

L’ironia finale, quella vera, è che l’Homo Googlis pratica il ghosting parziale con disinvoltura assoluta verso gli altri, ma lo vive come un trauma generazionale quando lo subisce lui.

Lo stesso che ignora per giorni un messaggio dell’amico d’infanzia, poi passa la serata a fissare ansiosamente lo schermo perché un suo messaggio è stato visto tre ore fa e non ha ancora ricevuto risposta.

La morale, se proprio dobbiamo trovarne una, è semplice: la doppia spunta blu non ha inventato il silenzio. Ha solo trovato il modo di renderlo visibile, cronometrabile, e dolorosamente innegabile.

I nostri nonni si scrivevano lettere e aspettavano settimane senza sapere nulla. Erano, senza saperlo, molto più felici di noi.

Autore Gianni Dell'Aiuto

Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.