In Massoneria si parla spesso di setaccio come di un filtro interno, una prova invisibile che seleziona chi ha la pazienza, la perseveranza e la forza interiore per rimanere.
È un concetto severo, ma non crudele: serve a fare emergere chi è davvero disposto a lavorare sulle proprie pietre.
Molti si avvicinano con entusiasmo: occhi lucidi, cuore acceso, mente piena di speranze e aspettative. Vorrebbero cambiare, crescere, donarsi. Ma spesso restano folgorati dall’idea romantica della Libera muratoria, “tutto luce, tutto sapienza”, e non vedono il lavoro oscuro che sta dietro.
Quando la tornata diventa faticosa, quando il simbolo richiede sforzo pratico, quando ti affidano incarichi umili e semplici, magari considerati “fuori contesto” rispetto al lavoro profano che eserciti, lì il setaccio inizia a cadere.
Ma chi resta impara che “c’è un tempo per tutto”. E la Massoneria non è un campo da saltare, ma una cava da scavare lentamente. Non tutti sanno aspettare: alcuni si scoraggiano prima che la pietra riveli la sua forma.
Qualcuno crede che basti il titolo o il grado:
Perché restare ad Apprendista o a Compagno?
Io so già tutto, voglio il 3° grado!
Questo è un passo che non si salta. I gradi non sono decorazioni da indossare, ma stazioni da attraversare con consapevolezza.
Una parte più fragile si sente inadeguata: non ha strumenti, non sa come leggere un rituale, teme di essere scoperta. Si spaventa della profondità, del silenzio, del lavoro lento e quotidiano. Così abbandona, convinta che non sia “la sua strada”.
Ma tutti, chi resta e chi se ne va, sono attraversati dallo stesso fenomeno: il setaccio.
Il setaccio non è un giudizio, è un monito. Ti dice: o resti con fatica, o te ne vai. Ti insegna che la perseveranza, lo studio, il mettersi al servizio anche con incarichi umili, l’attenzione al cammino, questi sono gli strumenti reali. Se non li possiedi, se non li coltivi, il terreno iniziatico non prende radici profonde.
Quando sei Apprendista e poi Compagno, la tua presenza al Tempio, la tua partecipazione alle tornate, la relazione con i Fratelli e le Sorelle sono vitali.
Senza frequenza, senza vita comunitaria, non puoi costruire fiducia, non puoi crescere le tue radici iniziatiche. Eppure, molti abbandonano proprio lì: per scoramento, per mancanza di affiatamento, per sentirsi “fuori posto”. Si ritirano prima di aver davvero iniziato.
A volte, il motivo è sfumato: non sai bene perché te ne vai. È un dolore che non comprendi pienamente.
Magari c’è rabbia: pensavi di valere, di avere già qualcosa da offrire, e ti senti ignorato.
Altre volte ti senti isolato: non sei mai stato incaricato, mai coinvolto, mai “mescolato” al lavorio della Loggia. Ti senti spettatore, non costruttore. Così, credi che non valga la pena restare.
Morale: la Massoneria è fatta di mattoni. Non di muri già costruiti, ma di pietre che si levano una sull’altra, con pazienza, senso del limite, costanza. Se hai lasciato, potresti non aver fallito: può darsi che il tempo non fosse ancora maturo. Ma non ha mai senso dire che è stato tempo perso, ogni passo, anche quello che fugge, fa parte della tua pietra interna.
Per aspera ad astra.
Attraverso le difficoltà verso le stelle.
E chi costruisce con pietre vere, quotidianamente, sa che il Tempio non si erige in un solo giorno.
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













