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Il Sacro Volo di Trasmutazione della Colomba e il Mistero Pasquale

Il Sacro Volo di Trasmutazione della Colomba e il Mistero Pasquale

A Natale con i tuoi, a Pasqua con chi vuoi.

Una locuzione della saggezza popolare che esprime una tradizione culturale molto radicata di festività, meno centrata sullo stare insieme come famiglia nucleare e più invece su occasioni di riflessione personale e libertà.

Quanto il Natale è solstiziale segnando la festa dell’Occulto Inverno, tanto la Pasqua equinoziale, seguendo le fasi della luna, è la festa della primavera.

Nella ruota dell’anno, questa festività si incastonava fra le celebrazioni dell’antico capodanno con ancestrali riti propiziatori legati al ciclo naturale e alla vita rurale, dove antiche culture festeggiavano ogni anno la morte e resurrezione di un dio della vegetazione nato da una vergine, che simboleggiava il ciclo stagionale del clima e delle piante e l’esistenza che si muoveva nuovamente verso la sua pienezza.

Le prime carezze del sole cominciano a intiepidire l’aria, scortato dal chiacchierio degli uccelli e dalla fragranza di fiori appena sbocciati, come gioielli colorano la natura. Spedite nuvole formose, messaggere di intermittenti burrasche, ridestano la terra dal sonno, dalle cime maestose al profondo del mare; in lotta di fermento di vita, la Primavera ne esce vittoriosa per annunciare la resurrezione.

Fin dall’equinozio di primavera, che riprende il termine dalla dea del focolare Vesta, cerco di indagare il fatto che l’equilibrio cosmico porta energie di risveglio della Natura e in aggiunta al momento celeste, come un lievito divino dalle profondità della Terra ridà linfa, anche alla nostra vita, perché la primavera è momento per riprendere consapevolezza di sé stessi e ripartire, consacrando la felicità e l’amore.

Il futuro entra in noi molto prima che accada.
Simone Weil

Abbiamo visto nella ricetta esoterica del precedente articolo che la Pastiera Napoletana è legata al mito di Partenope e quindi di Persefone, che nel momento della primavera tornava per visitare la madre, Demetra, che per la felicità riempiva la terra di frutti e fiori fino al periodo autunnale, momento in cui la figlia ritornava da dove era venuta.

Come Freya nella mitologia nordica, Ostara dea sassone della fertilità, era simboleggiata da lepri, uova e farfalle. E da Ostara, Eostre e Oestara sono derivati analogamente i termini di Pasqua in inglese e in tedesco, rispettivamente Easter e Oster.

Dee, alle quali si offrivano uova dipinte, che assicuravano il ritorno della primavera. All’uovo è attribuita simbolicamente la correlazione con la creazione del mondo che si colorasse per mano divina in questo periodo.

Ancora oggi i simboli antichi non scompaiono e mangiamo infatti anche uova e conigli di cioccolato – leporide lagomorfo più docile, socievole e prolifico dell’antica rappresentante e selvaggia lepre.

Ancora una volta, come abbiamo già presentato in diversi articoli precedenti, si dimostra come il Cristianesimo abbia fatto suoi tanti paganesimi primitivi. Infatti, probabilmente, l’equivalente era la dea Ishtar-Inanna divinità mesopotamica dell’amore, adorata prima dai sumeri e poi dagli assiro-babilonesi, a consacrare l’unione tra le divinità Sole e Terra e la nuova vita conseguente, la resurrezione della Natura, quella del seme seppellito e ben presto risbocciato.

La rinascita di Cristo, cade appunto la prima domenica dopo l’equinozio, o quella seguente se è di luna piena; proprio per questo la Pasqua non può mai ricorrere prima del 21 marzo e le celebrazioni risultano impostate sul modello del Pèsach ebraico, la cena rituale della notte fra il 14 e il 15 del mese di Nisan, impostato sui conteggi descritti nel Levitico 23: 15-16 della misura israelita dell’orzo da offrire al tempio.

Ecco allora che il periodo dell’anno si associa al rinnovamento, alla crescita e al vigore. La resurrezione segna la fine di rigide restrizioni e privazioni e l’inizio dei festeggiamenti, per cui si associa al sentimento di felicità.

È l’ora di squarciare le catene. È tempo di far fiorire le anime.
Katherine Lee Bates

L’altro animale rappresentante il momento della Pasqua è la colomba, simbolo universalmente associato a vari concetti: femminilità, gentilezza, purezza, innocenza, dolcezza, speranza, ascensione e pace.

Così come avvisò Noè, chiuso nell’arca, che il diluvio era terminato, annuncia ai cristiani la Pasqua, la rinascita del Cristo, che si assimila al paganesimo al rinnovarsi della natura dopo il sonno-morte invernale.

La colomba ha origini pagane antiche: Cibele prima e Rea, la madre degli Dei poi; Regina dei Cieli rappresentante dello spirito vitale, il passaggio da uno stato ad un altro, portatrice nel becco di un ramo d’olivo simbolo di rinnovamento della vita.

Nell’antica Grecia era considerata l’uccello sacro di Afrodite, e quindi rappresentava anche le gioie dell’amore e della fedeltà.

Nella tradizione gnostica Sophia – la Saggezza Sacra di Dio – era rappresentata dalla colomba, portatrice in terra della luce lunare che porta vita e amore, saggezza e ispirazione. Aspetto della natura femminile capace di concepimento e di portare armonia riunendo lo spirito e la coscienza.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.
Bibbia – Matteo 3,16

Sophia è racchiusa in tutti noi sotto forma di Scintilla Divina, pneuma o gnosi, e Cristo fu sulla terra per riaccenderla nell’uomo.

Da Sophia a Spirito Santo. Da femminile a maschile: I Cristiani avendo avversione nei confronti delle divinità femminili fecero sì che il termine latino maschile Spiritus inclinasse l’idea in potere generativo su una divinità maschile, generato dal Padre.

La presenza di una colomba si nota anche in molte raffigurazioni della Vergine Maria – ad esempio nei dipinti dell’Annunciazione – a volte è mostrata con la testa vicino al suo orecchio ad annunciarle il futuro destino.

Quando in tua domo nigri corvi parturient albas columbas tunc vocaberis sapiens.

Quando nella tua casa i neri corvi partoriranno bianche colombe allora sarai chiamato sapiente.

In alchimia i volatili bianchi rappresentano l’Albedo alchemico, che consegue nel processo la Nigredo, il corvo.

È un atto di volontà lasciar morire e putrefare tutto il bagaglio di convinzioni rapprese in abitudine e riconosciute come verità, liberando la coscienza dalle convenzioni influenzate e personalizzate.

Ne consegue una volatizzazione e purificazione dello spirito. Si realizzano così le condizioni necessarie al ‘tuffo di luce’ e alla ‘resurrezione del profondo’. Lì sotto giace intatta la Verità sepolta dagli inganni e dalle illusioni.

E dopo il solve, ci dovrebbe essere il coagula: la fissazione per la chiusura del cerchio e da lì partire per finalizzare l’intensificazione in oro da quel piombo di partenza.
Dico a me stesso: Non è detto che ci si riesca, ma almeno proviamoci seriamente!

Solo quando il nero diventa bianco e gli elementi sapientemente mescolati sortiranno la magica, rudebo, la “trasmutazione alchemica”, sarà compiuta e nascerà “l’Oro del primo mattino”.
Fulcanelli

La colomba, il dolce di fine pasto, ha profonde radici ma è innegabile che sia un dolce lombardo.

In contrapposizione alla Pastiera Napoletana descritta esotericamente, con la ricetta, nel precedente articolo.

Una leggenda narra del tempo di Re Alboino, longobardo disceso in Italia col suo esercito e dell’assedio alla città di Pavia alla vigilia della Pasqua del 572 d.C. e che prima di incendiare la città e mietere le vite degli abitanti, un vecchio artigiano chiese di essere accolto al cospetto del sovrano per donargli i suoi pani dolci a forma di colomba, dicendo:

Sire, ti porgo queste colombe quale tributo di pace nel giorno di Pasqua.

Risultarono talmente graditi che spinsero Re Alboino alla seguente promessa: “In onore di queste colombe, rispetterò la città e i suoi abitanti”.

Un’altra, invece, collega il dolce alla battaglia di Legnano, 29 maggio 1176, vinta dalla Lega dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa; merito della protezione divina, narra la leggenda, di 3 uccelli bianchi andati a posarsi sulle insegne lombarde. Un condottiero del Carroccio in seguito ebbe l’idea di celebrare la vittoria facendo realizzare dei pani dolci a forma di colomba.

Racconti in merito all’invenzione della Colomba pasquale ce ne sono altri e scomodano anche San Colombano, ma il fatto che sia diventato il simbolo dell’odierna festa pasquale è dato dall’inventiva di un pubblicitario, Dino Villani, che nel 1930 per una nota azienda dolciaria milanese lanciò sul mercato un nuovo dolce per la Pasqua.

La convenienza era l’utilizzo degli stessi macchinari e il medesimo impasto dei famosi panettoni milanesi di Natale con piccole differenze di caratterizzazioni finali ed estetiche come all’inizio la glassa all’amaretto e le mandorle.

Non è difficile immaginare che il grande successo commerciale eguagliò da allora quello natalizio del Panettone Milanese.

L’evoluzione dell’inventiva e artigianalità italiana ha fatto il resto negli anni per rendere sempre più originale il gusto di questo dolce con innumerevoli quantità di varianti e, nato già in industria, ha avuto il suo sviluppo in quel modo e con una diffusione molto capillare e veloce.

È Pasqua ogni volta che muori a te stesso e rinasci avvolto di nuova luce.
Anna Maria D’Alò

La luce rappresenta per l’essere umano non solo il motore vitale della prosecuzione della prosperità terrena in una prospettiva di benessere da condividere, ma la Luce è pure dimensione simbolica divina che ha rappresentato nella storia la ricerca della Verità, di Conoscenza e di Comprensione, nonché l’obiettivo finale del percorso iniziatico, il punto d’Unità, la Reintegrazione.

Luce che nel dualismo pratico illumina il nostro lato buio nascosto a noi stessi e che finisce a divenire sommo simbolo di Saggezza e Compiutezza.

Insomma, il significato esoterico della Pasqua è il punto di passaggio e superamento della materia per l’illuminazione ed evoluzione della Coscienza, l’elevazione dello Spirito e l’acquisizione di una più alta Conoscenza.

Transizione volitiva e coraggiosa dal caos e dall’ignoranza, da accettare, fino a trascendere all’ordine e alla Coscienza. Per l’equilibrio di unione di Luce e Ombra da condividere come bene prezioso.

Un messaggio di speranza a nuovo inizio, a vita nuova e quindi salvezza, redenzione e amore che trionfa sulla morte dell’inverno. La colomba che vola leggera nel cielo simboleggia la liberazione del corpo dalla sofferenza, la purezza dell’anima.

La colomba diviene simbolo del Sacro Graal e di quel sangue del Golgota versato come atto supremo, sacrificio culmine d’amore senza limiti, che dona la vita affinché gli altri possano vivere.

Sangue che è il ‘prezzo’ della redenzione e il segno visibile della misericordia divina, simbolo tangibile di trasformazione della vita che supera la morte e in quell’amore che è collante tra anima e corpo.

La colomba messaggera di Dio è l’uccello/anima, l’energia di continuità che in noi è il divino messaggio dell’anima mundi, del Principio Unico, del Tutto cosmico.

Pasqua ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con quell’immenso soffio che unisce incessantemente l’istante e l’eterno, il visibile e l’invisibile, la nostra povertà e la ricchezza di Dio.
Ermes Ronchi

Vi auguro di essere pieni di luce e felici come una Pasqua!

Il percorso dove ci porterà?

Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati

Autore Investigatore Culinario

Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.