Non c’è cammino iniziatico senza attrazione verso un centro.
Non c’è Massoneria senza ricerca di un luogo sacro dove tutto si riunisce, si riconcilia, si trasmuta.
Quel luogo non è su una mappa, non ha muri né confini, eppure ogni vero Fratello e ogni autentica Sorella lo ha cercato e, talvolta, intravisto. È il punto di incontro.
Non uno spazio fisico, ma una . Un punto che sta dentro ogni cerimonia, ogni gesto rituale, ogni parola pronunciata in silenzio.
È l’umbilicus mundi, il centro simbolico da cui tutto emana e a cui tutto ritorna. È la luce nella camera oscura. Il seme che tiene in sé la memoria dell’albero.
La Massoneria ha sempre attribuito al concetto di equilibrio e centralità un valore inestimabile.
Non a caso, in molte logge si evoca il simbolismo del punto all’interno del cerchio: immagine perfetta dell’uomo che, posto al centro del proprio universo, si confronta con i limiti, le direzioni e i confini che lo circondano.
In medio stat virtus.
La virtù risiede nel mezzo.
ammonivano già i latini.
E quel mezzo non è mediocrità, ma l’arte sottile di sapersi mantenere saldi nel cuore delle polarità.
Eliphas Lévi, maestro dell’occultismo ottocentesco, scrisse:
Il punto è il principio. Senza punto, non c’è linea; senza linea, non c’è superficie; senza superficie, non c’è corpo. Così il punto è l’origine di tutta la creazione.
Qui si intuisce il legame tra microcosmo e macrocosmo: ogni individuo, come punto, racchiude in sé l’infinita potenzialità del Tutto.
Ritrovare il punto di incontro, allora, significa ritrovare la propria natura più autentica, il legame segreto che ci unisce al cosmo.
Nel mondo massonico, il punto di incontro è la risposta a una frattura originaria. L’Uomo è scisso, separato: da sé, dagli altri, dal divino. Il rito esiste per sanare quella frattura. Non per cancellarla, ma per illuminarla.
Reconciliatio oppositorum.
Riconciliare gli opposti.
È l’opera dell’Iniziato.
Fuoco e acqua, Sole e Luna, parola e silenzio. Ed è solo nel punto mediano, nel cuore pulsante del Tempio, che ciò è possibile.
Nel pavimento a scacchi, che accoglie sia il bianco che il nero, si cela la più potente delle verità iniziatiche: il centro non giudica, il centro integra.
Eppure, non si raggiunge il centro restando immobili. Bisogna camminare, inciampare, crollare e solo allora, ricomporsi. Non basta dire “io voglio incontrare”: bisogna essere disposti a farsi incontrare, a lasciarsi trasformare.
Il punto di incontro, nella sua essenza massonica, è il luogo della trasmutazione. Non è mediazione, ma fusione. Non compromesso, ma elevazione.
È la fiamma azzurra che scaturisce solo quando due polarità opposte smettono di combattersi e scelgono di riconoscersi.
Jung parlava di individuazione: il processo attraverso cui si diventa se stessi includendo ciò che si era respinto.
Quod in aliis videmus, in nobis agnoscimus
Ciò che vediamo negli altri, è ciò che ancora dobbiamo riconoscere in noi stessi.
In Massoneria questo avviene ogni volta che una Loggia si apre, ogni volta che le Luci vengono accese, ogni volta che le mani si stringono in catena.
Si tratta di molto più che ritualità formale. È una liturgia della coscienza.
Quando i Fratelli brindano
Ai poveri e afflitti sparsi per terra e per mare
stanno pronunciando un’antica formula alchemica:
Vedo nell’altro il frammento di me che ho dimenticato.
Anche il banchetto, l’Agape, non è solo convivialità. È epifania del punto di incontro. La tavola, disposta a ferro di cavallo o in semicerchio, orientata secondo i moti celesti, diventa il luogo in cui lo spazio sacro e il tempo mitico si intrecciano.
I cibi non nutrono solo il corpo, ma evocano memorie archetipiche: l’uovo, la rinascita; il pane la condivisione; il vino, il sacrificio e la gioia. Ogni gesto a tavola è un’eco di antichi Misteri. E il silenzio che intervalla i brindisi è forse il più potente degli incontri.
Nel Corpus Hermeticum si legge:
Ciò che è in alto è come ciò che è in basso.
Il punto di incontro è l’unico luogo dove questa verità si rivela pienamente. È l’istante in cui ciò che sembrava lontano, il cielo, il senso, l’altro, diventa vicino, interno, palpabile. È il centro in cui il Divino si lascia sfiorare.
Ecco perché il Massone non cerca la verità fuori: la costruisce in mezzo, nel cuore del Tempio e nel cuore del Fratello. Il centro non è mai un punto d’arrivo. È un invito eterno. Un magnetismo che ci tiene vivi, inquieti, vigilanti.
Il punto di incontro è, infine, una promessa. Che, nonostante le rotture del mondo, possiamo ancora trovare un luogo dove essere interi. Dove le parole non separano, ma uniscono. Dove il silenzio è presenza e non assenza. Dove la Luce non acceca, ma guida.
E forse, Fratello, Sorella, noi siamo quel punto. Ogni volta che scegliamo la via difficile dell’Ascolto. Ogni volta che spezziamo un pane e non un giudizio. Ogni volta che costruiamo ponti e non confini. In quei momenti, anche solo per un istante, il mondo si ricompone. E il centro splende, che unisce tutto.
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













