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Il problema del male in Massoneria

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Alchimia


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Si entra con i piedi di piombo per trasformare il vile metallo in oro

Lo scopo del nostro Ordine iniziatico è quello di “edificare Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al Vizio e lavorare al Bene ed al progresso dell’umanità”.

Il vizio al quale si riferisce il rituale non è certo, o meglio non è solo, il vizio inteso come “difetto” della personalità, egoismo, eccentricità, timidezza, accondiscendenza, scontrosità, aggressività, presuntuosità o come le piccole – grandi dipendenze o perversioni personali, vizio del fumo, del gioco, esibizionismo, etc. Tutto ciò fa parte della morale e dei metalli, del background karmico familiare e sociale, da purificare secondo il metodo del VITRIOL.

Ciò a cui a mio avviso si riferisce il rituale è il vizio con la V maiuscola, inteso come “incapacità del bene e abitudine e pratica del male”, che si incarnano nella concessione non tanto o non solo alle tendenze viziose in senso morale o psicologico, ma ad una pericolosa e complice apertura nei confronti delle pulsioni più oscure e tenebrose dell’Ego, “il Principe di questo mondo”, come è stato definito da grandi iniziati, che attinge energia da campi di forza archetipici dove giacciono energie infra-umane cieche, infernali, distruttive, senza empatia che non bisogna mai liberare.

È per questo che occorre sigillare “ermeticamente” tali campi non umani in oscure prigioni, non aprire per alcuna ragione certe porte e controllare che non si formino delle fenditure da dove possano risalire dal basso le orde di Gog e Magog.

Gog e Magog sono nomi attribuiti dalla Bibbia (Esodo) a cruenti e devastanti popoli del male che vivono sotto terra e che usciranno poco prima della fine dei tempi per devastare tutto il mondo. Rappresentano evidentemente le forze infere che tenteranno di insinuarsi nelle fenditure delle Grande Muraglia. Nella tradizione indù si parla dei demoni Koka e Vikoka, i cui nomi sono simili.

Al contrario, come antidoto, bisogna impegnarsi in una continua opera di ascesi per edificare templi alla Virtù. Fuori dal Tempio lo possiamo e lo dobbiamo fare certo nel continuo cammino di perfezionamento personale.

Ma come è possibile fare lo stesso quando, nel corso di tornate di Loggia, il campo in cui lavoriamo (per definizione legato alla dimensione della natura e della psiche dei “Piccoli Misteri”) è attraversato da forze divisive, da rigurgiti egoici che richiamano energie dal basso che, se non ben controllate, tendono inevitabilmente a creare reazioni a catena di causa-effetto?

L’ego parla all’ego dell’altro, non all’anima e l’ego di ognuno rischia per reazione di rispondere a leggi primitive di causa – effetto, a sua volta contrapponendosi in modo divisivo innescando così una faida senza fine.

Non è facile cambiare ma anche la personalità più irriducibile e tracotante può farlo. In gioco c’è il rischio concreto di perdere la persona più cara che abbiamo: il nostro “Sé”. Certo, è dura vedersi per ciò che si è, senza gli occhiali deformanti di titoli e “gradi” esterni di copertura. Con tutti i propri vizi e le proprie umane miserie. È dura affrontare la fatica, l’insicurezza e la solitudine di una crescita senza la garanzia di un “happy end”. Ma non c’è altra possibilità. Occorre fermarsi finché si è in tempo, salire di livello e abbracciare la nostra Anima, il “cavallo alato”  che può guidarci nel nostro cammino terreno e ultraterreno verso lo Spirito.

L’Officina è un sistema vivente dotato di un metabolismo sottile che viene alimentato dall’impegno instancabile dei propri membri che si impegnano a trasformare nell’Atanor interiore le proprie parti metalliche in qualcosa di più nobile, per dare il meglio a se stessi e all’Umanità.

Forse un tuffo nell’antica Massoneria operativa ci può aiutare a capire con evidenza la necessità assoluta del coordinamento operativo e dell’armonia, oltreché della giusta consapevolezza di pensiero quando si parla di costruire del Tempio della virtù.

Senza citare esoteristi, grandi iniziati o autori cari a noi Massoni, basterebbe semplicemente riflettere su quanto ha scritto Arnold Hauser, nella sua Storia sociale dell’arte, a proposito delle qualità da mettere in campo nei lunghi lavori di cantiere necessari per costruire Cattedrali gotiche:

Si mirava ad attuare senza attriti la divisione e l’integrazione del lavoro, la massima specializzazione e il perfetto accordo delle attività singole. Ma per ciò era necessario un orientamento veramente comune. Soltanto la volontaria subordinazione delle tendenze personali all’intento dell’architetto, con un costante ed intimo contatto tra direttore artistico e ciascuno dei suoi collaboratori, era possibile ottenere il desiderato livellamento delle differenze individuali senza distruggere la qualità delle singole prestazioni.

A queste riflessioni di uno storico non Massone, un autore di oggi iniziato alla Massoneria come Michele Leone risponde:

Non è facile accettare di rinunciare a quella parte del nostro ego che ci vorrebbe sempre protagonisti. Per il lavoro nel cantiere o nella Loggia questa rinuncia, restrizione è indispensabile. In alcuni casi è il lavoro del gruppo che conta e non quello dell’individuo.
È difficile nell’epoca dell’individualismo più esasperato comprendere come non sia mortificante ma gratificante lavorare con altri ad un obiettivo comune.

Per capire questo concetto basti pensare ad una squadra di un qualunque sport dove quello che conta è l’obiettivo comune e non l’esibizionismo di un membro della stessa.

Per ottenere questo era ed è necessario un orientamento veramente comune. Questo orientamento per essere vivificato necessita dell’uscita del soggetto dallo schema mio/tuo per giungere al nostro.

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Hermes

Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.